giovedì, maggio 14, 2009
Creatività applicata alle organizzazioni
L'eventoè stata l'occasione per i presenti per porre delle domande a Jaoui sulla creatività applicata alle organizzazioni e per conoscere il suo nuovo libro, scritto con Isabella dell'Aquila, intitolato "Intelligenza creativa".
Il libro è un vero e proprio manuale sulla creatività, ad uso di insegnanti ed educatori, una guida che accompagna i lettori attraverso le pietre miliari del pensiero creativo, attraverso una serie di tecniche semplici da applicare e allo stesso tempo molto utili.
vi invito a leggerlo direttamente su Caos Management cliccando qui>>
martedì, maggio 12, 2009
Bill Gates: «La crisi? Il capitalismo diventerà più creativo»
Come reagire a queste problematiche, come rinnovare ed integrare le strutture politiche ed economiche?
Bill Gates, dalla sua posizione ormai defilata dagli impegni operativi in Microsoft, dedicatosi a tempo pieno all'organizzazione filantropica che porta il suo nome e quello della moglie Melinda, invita ad un "Capitalismo creativo", capace di superare le profonde ingiustizie sociali del sistema attuale, con la finalità di estendere i benefici ricevuti dai due terzi della popolazione mondiale anche all'ultimo terzo, a quei 2 miliardi di persone finora escluse. Questo è il succo del discorso tenuto all'inizio del 2009 a Davos al World Economic Forum e ribadito in una lettera aperta pubblicata dalla Gates Foundation, come ci ricorda Giancarlo Radice in un articolo apparso oggi sul Corriere della Sera, seguito dall'intervista che riporto, tratta dallo stesso articolo di Radice:
Mister Gates, crede che qualcosa sia cambiato da quando ha lanciato il suo «manifesto politico»?
«Assolutamente sì. Molte grandi aziende multinazionali stanno lavorando oggi con la fondazione Gates su progetti specifici in Paesi meno sviluppati, mettendoci denaro, competenze, prodotti. Parlo di imprese alimentari come Nestlé o Unilever, che stanno sviluppando nuovi prodotti basati su materie prime locali e metodi innovativi di distribuirli. Ma parlo anche di imprese di telecomunicazioni mobili, di chimica, farmaceutica, biotecnologie, il cui contributo è decisivo per le popolazioni di aree dove sono estremamente diffuse malattie recenti come l'Aids o antiche come malaria, poliomelite, dissenteria».
E i governi? Dove sono finite le promesse dei leader del G8 e G20?
«Per certi aspetti i programmi economici di aiuto allo sviluppo stanno portando a notevoli risultati, come nel caso della lotta alle malattie o nell'aumento della produzione agricola. Ci sono governi di paesi come Germania e Gran Bretagna che hanno sensibilmente aumentato il loro impegno verso il mondo più povero. Ci sono poi nazioni che hanno una lunga tradizione di grande generosità, dalla Norvegia alla Svezia. dall'Olanda alla Danimarca. Ma ci sono purtroppo anche paesi da biasimare. Mi dispiace dire che il comportamento dell'Italia è molto deludente».
Si riferisce alla Finanziaria che indica una riduzione degli aiuti allo sviluppo ad appena lo 0,1% del prodotto interno lordo?
«Si tratta di un taglio della metà rispetto al livello precedente, che già era esiguo. Spero che qualcosa cambi».
In questi giorni ha incontrato il ministro Giulio Tremonti: gliene ha parlato?
«Mi rendo conto delle difficoltà di bilancio dovute alla crisi mondiale. E so che il ministro Tremonti è molto sensibile ai problemi delle aree del mondo meno sviluppate. Ha già dimostrato il suo impegno, per esempio, nei progetti per i vaccini anti malaria. Gli ho detto che non è giusto tagliare i fondi. Spero ci ripensi».
Qualche settimana fa lei ha dichiarato che gli effetti dell'attuale crisi si faranno sentire ancora per anni. Ma, una volta superata, pensa che tutto tornerà come prima? Stesso modello di capitalismo, stesso livello di consumi, stessi squilibri economici e finanziari?
«Questa fase di difficoltà può rappresentare in realtà un'occasione di ripensamento. Per le persone è il loro stile di vita. E per i governi, che dovrebbero orientarsi verso politiche più efficaci e sostenibili, per esempio in tema energetico».
Le tecnologie avranno sempre un ruolo trainante?
«Lo hanno sempre avuto. Da qui in avanti, basta pensare per esempio che cosa potrà rappresentare Internet per l'educazione scolastica. O a che cosa ci potremo permettere quando, fra una decina d'anni, saranno i robot a svolgere i nostri lavori di casa».
Negli Usa, ma anche in Europa, si discute sul ruolo e sui compensi di top manager che in certi casi hanno portato le aziende al disastro.
«C'è senza dubbio bisogno di modifiche nella governance delle imprese. Questo vale soprattutto per gli Stati Uniti, meno per l'Europa. Le remunerazioni dovrebbero essere legate più a risultati di lungo corso che non a performance a breve».
Solo pochi mesi fa nessuno avrebbe immaginato che l’italiana Fiat potesse lanciare operazioni come quelle con Chrysler in America e Opel. Questa crisi cambierà l'intera mappa dell' industria mondiale?
«Non sono certo un analista del settore, ma il dinamismo mostrato da Fiat su scala mondiale mi ha davvero impressionato. Ma altri elementi porteranno ancora maggiori cambiamenti, anche se ci vorrà più tempo. Penso a motori a minor consumo energetico, a tecnologie per auto a impatto ambientale zero».
Il suo amico Warren Buffett ha osservato che la filantropia è «un gioco molto più difficile che non fare soldi con un'azienda».
«Warren è un tale genio che non mi permetterei mai di essere in disaccordo con lui. La differenza è che quando gestisci un'azienda capisci subito cosa stai facendo di giusto o sbagliato dalla risposta dei consumatori. Il lavoro in una fondazione produce invece risultati in tempi più lunghi. Ed è difficile capire prima di allora se si sta andando nella giusta direzione».
Lotta alla povertà e alle malattie nel mondo meno sviluppato, miglioramento dell'istruzione scolastica di base negli Usa: quest'anno la Gates Foundation investirà 3,6 miliardi di dollari, con progetti sempre più ambiziosi. Troppo?
«Lavoriamo in una serie di Paesi con malattie molto diffuse fra la popolazione. Altri in cui diamo incentivi in campo educativo. Qualche programma ha funzionato bene, altri meno. Il punto è capire perché e correggere il tiro per evitare sprechi».
Mister Gates, lei si è posto l'obiettivo di sradicare la poliomielite nel mondo, di dimezzare le morti per malaria entro il 2015, di dimezzare complessivamente entro il 2020 il numero di bambini che muoiono per le malattie più diffuse nei Paesi poveri, portandoli a non più di 5 milioni l'anno. Mete raggiungibili?
«Per la polio, siamo sulla buona strada per eliminarla. Certo, ci sono Paesi come India, Nigeria, Pakistan, Afghanistan dove la sfida è particolarmente difficile. Ma, con la collaborazione fra governi e la Fondazione, resto fiducioso».
venerdì, aprile 17, 2009
I 4 passi per la visualizzazione creativa
uno degli esempi più chiari della creatività applicata degli ultimi anni in TV: i Simpson, ci aiutano a comprendere come utilizzare, semplicemente, la visualizzazione creativa per raggiungere obiettivi
De Bono, uno dei massimi esperti mondiali sul pensiero creativo
Questo è l'anno europeo della Creatività e dell'innovazione. De Bono è uno degli ambasciatori come uno dei massimi esperti mondiali sul pensiero creativo.
buona vision
lunedì, marzo 16, 2009
Le sorprese fanno imparare in fretta
Sono i risultati inattesi quelli che ci rimangono più impressi: un nuovo studio americano dimostra che le sorprese ci stimolano a imparare più velocemente. Infatti sembra che i neuroni coinvolti nel processo di apprendimento si attivino solo quando la conseguenza di un’azione è diversa da quella che ci si aspettava.
IL SISTEMA DELLA RICOMPENSA - Gli scienziati dell’Università della Pennsylvania hanno monitorato l’attività neuronale di una particolare regione cerebrale mentre i pazienti erano impegnati in un test studiato per stimolare i meccanismi di apprendimento. La zona del cervello presa in considerazione è detta substantia nigra, situata tra mesencefalo e diencefalo, ed è quella che può venire interessata dal morbo di Parkinson, che consiste proprio in una degenerazione dei neuroni che producono dopamina e ci aiutano a ricordare. Ai soggetti sottoposti al test è stato chiesto di scegliere delle carte pescandole da due mazzi diversi: le carte potevano essere associate a delle ricompense in denaro, anche se uno dei due mazzi dava più probabilità di vincere rispetto all’altro. In questo modo i ricercatori hanno potuto studiare la reazione dei neuroni all’ottenimento della ricompensa attesa o alla delusione di un risultato diverso. Secondo Gordon Baltuch, direttore del Centro Penn di neurochirurgia funzionale e ricostruttiva, «questo nuovo sistema di misurare l’attività dei neuroni dopaminergici ci ha aiutato a ottenere una conoscenza molto più approfondita dell’attività cognitiva fondamentale».
VINCENDO S’IMPARA - In precedenza erano stati già condotti studi che dimostravano la reazione dei nostri neuroni in risposta a stimoli inattesi: la loro attivazione in presenza di una ricompensa e la diminuzione dell’attività interneuronale quando non si ottiene alcun premio. Come fanno notare gli scienziati, si tratta di un meccanismo simile a ciò che si verifica in borsa: i mercati finanziari rispondono solo a eventi inaspettati, mentre quelli previsti non hanno nessun effetto, nè positivo nè negativo. «Il sistema dopaminergico del cervello umano sembra funzionare in un modo simile: è pronto all’apprendimento quando succede qualcosa di inatteso, ma non quando le cose sono prevedibili», spiega Michael J. Kahana, professore di psicologia alla Scuola di arte e scienza di Penn
mercoledì, febbraio 25, 2009
Serata sul pensiero creativo: un aperi-creativo a san lorenzo
Leggi la locandina cliccando qui>>
TRASFORMIAMO I PROBLEMI IN OPPORTUNITA'
in questo momento così critico,il pensiero creativo può darci una mano!
I COLORI DEL PENSIERO CREATIVO
sabato, febbraio 07, 2009
Il processo creativo e l'influenza dei colori
Il processo creativo e, in generale,i processi cognitivi sono influenzati dai colori, dalla loro frequenza ed intensità, così afferma una ricerca pubblicata sull'ultimo numero della rivista Science.

In questo blog abbiamo parlato più volte della rilevanza dei colori nel processo e nelle tecniche del pensiero creativo, come la "6 cappelli per pensare" di De Bono, basti pensare al fondamento di questa celebre tecnica del pensiero laterale e creativo è cioè che ogni colore suggerisce stati d'animo e posizioni percettive differenti, utili ad analizzare un progetto o a produrre un'idea osservandola da diversi punti di vista ed angolazioni.
"Il colore è un aspetto fondamentale della percezione umana e i suoi effetti su cognizione e comportamenti hanno affascinato generazioni di ricercatori", scrivono gli autori dello studio nel loro articolo, "ebbene molte ricerche siano state eseguite in questo ambito, i processi psicologici attraverso cui i colori operano non sono stati esplorati completamente, così noi abbiamo voluto incentrare l'attenzione sugli effetti dei colori sulle nostre performance cognitive".
Queste sono alcune delle parole con cui Ravi Mehta e Rui(Juliet)Zhu, dell'Università di British Columbia a Vancouver in Canada, hanno commentato il risultato dei loro studi sulle influenze dei colori sui processi creativi e sui processi di cognitivi e di apprendimento. Per contattare gli autori: juliet.zhu@sauder.ubc.ca
"Le ricerche esistenti", riporta l'abrstract dell'articolo, "non hanno trovato elementi consistenti riguardo gli effetti dei colori sui processi cognitivi. Alcune ricerche suggeriscono che il blu e il verde conducono a migliori prestazione rispetto al rosso; mentre altri studi affermano il contrario".
Il lavoro dei due ricercatori ha unificato queste discrepanze, dimostrando che "il rosso migliora le prestazioni si attività ben dettagliate e specifiche, mentre il blu produce dei miglioramenti nelle attività creative. Inoltre, abbiamo riprodotto tali risultati nell'ambito della progettazione del design di alcuni prodotti o della valutazione della capacità di persuasione di una serie di messaggi, dimostrando come tali effetti si producano al di fuori della consapevolezza individuale.
Abbiamo prodotto" aggiungono Ravi Mehta e Rui(Juliet)Zhu, "delle evidenze che dimostrano come l'attivazione di motivazioni alternative, media l'effetto generato dai colori durante i processi cognitivi".
"Già in passato", afferma un articolo apparso sul sito dell'Ansa, "il rosso è stato segnalato come un colore importante per noi: uno studio apparso sulla rivista Nature dimostra che il rosso vince nelle competizioni sportive; il contendente vestito di rosso ha spesso la meglio sull'altro in gare di varie discipline. e sempre al rosso è stato riconosciuto sull'uomo un 'effetto afrodisiaco', in quanto accresce l'attrazione e il desiderio nei confronti di una donna, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology".
Il rosso, aggiunge l'articolo dell'Ansa, induce ad evitare il più possibile le novità e le fonti di rischio; per questa ragione aumenta la capacità di vigilanza e l'attenzione ai dettagli, probabilmente perché sin da piccoli l'esperienza ci porta ad associare il rosso col pericolo e l'errore. Il blu invece "da sempre associato a un ambiente benigno", scrivono gli autori, "induce all'apertura, all'avvicinamento al nuovo e fa comportare le persone in un modo più esplorativo e rischioso, cosa che aumenta l'originalità e la creatività".
"I nostri risultati", concludono gli autori, come riporta il sito web dell'Ansa , "offrono un ampio range di implicazioni per la vita quotidiana: di quale colore dipingere le pareti delle aule scolastiche? Quale colore usare per far leva sui consumatori? Quale invece per aumentare la creatività nella progettazione di nuovi prodotti? I nostri risultati suggeriscono che, a seconda della natura del compito, diversi colori potrebbero risultare di aiuto".
lunedì, febbraio 02, 2009
Recensione del libro sul Coaching Creativo
Navigando sulle pagine che trattano del processo creativo e del coaching mi sono imbattuto nella recensione al libro che ho scritto con Maria Rita Parsi e con Massimo Del Monte, Il Coaching Creativo, tecniche per la crescita, l'innovazione, il cambiamento personale ed aziendale, per la casa editrice Franco Angeli.
La recensione è stata scritta da Anna Fata, che ringrazio per l'attenzione e per e parole di apprezzamento: "Assai ben illustrato, con numerosi schemi esplicativi, che lo rendono più facilmente comprensibile e memorizzabile.
Consigliabile per coach professionisti, psicologi e tutti coloro che si occupano della crescita e dell’evoluzione dell’individuo...continua>>
Il sito web Armoniabenessere e gli strumenti che propone costituiscono un'esperienza che "nasce", secondo le parole degli autori, "da una esperienza professionale, che è andata e continua a procedere di pari passo con quella personale. Difficile, credo", aggiungono i creatori di ArmoniaBenessere, "poter trasmettere qualcosa che non si sente propria in prima persona. Si tratta di un approccio frutto di una pratica professionale concreta e come tale viene trasmesso rendendo immediatamente operativo il lettore. continua>>
domenica, febbraio 01, 2009
Processo creativo, serendipidy e scienza

Nel post precedente ho iniziato ad introdurre il processo creativo e le sue fasi, ma prima di continuare ci tengo a dire che non sempre la creatività e il suo potenziale si sprigionano secondo un metodo; nella maggior parte dei casi le idee, le scoperte, le soluzioni sorgono spontanee, come se affiorassero dal mare dei nostri pensieri.
Tutti noi abbiamo sperimentato come un'idea che cercavamo disperatamente o un nome che tentavamo di ricordare, possa riaffiorare proprio quando meno ce lo aspettiamo, magari mentre stiamo facendo una passeggiata, un po' di sport o prima di addormentarci, quando, in uno stato di dormiveglia, i filtri della nostra razionalità sono più sottili.
Conoscere un metodo e sperimentarlo è molto utile quanto tutto ciò non avviene, quando la vena creativa si interrompe, ma abbiamo un problema da risolvere, rapidamente, quando il nome che abbiamo dimenticato ci serve perché dobbiamo chiamarlo al telefono per un lavoro importante, quando abbiamo poco tempo per trovare un'idea ed è importante farlo.
Disporre di un metodo, in questi casi, semplifica la vita, conoscere le fasi del processo creativo ed averle sperimentate è profondamente utile perché ci permette di rivivere le tappe che il nostro cervello attraversa abitualmente quando trova un'idea, rivivendo tutte le fasi in sequenza evitiamo di saltare alcune procedure e questo riduce le possibilità che il nostro processo creativo si blocchi o perlomeno rende più facile la nostra attività.
Spesso le grandi idee e le scoperte nascono senza che il processo avvenga in forma cosciente e razionale, basti pensare ai grandi artisti che vivono i loro stati creativi quasi in stato di trance oppure agli scienziati che raggiungono risultati inaspettati, in modo casuale.
Serendipidy, vi racconto alcuni esempi, tratti da sito www.cosediscienza.it di Antonio Vecchia, dicente del Liceo Scientifico "Duca degli Abruzzi" di Gorizia,:
Molte scoperte e invenzioni sono avvenute assolutamente per caso ma, come diceva anche il biologo francese Louis Pasteur, “il caso favorisce solo le menti più preparate”. Talvolta, anche attraverso le menti più eccelse passa, inatteso, un avvenimento di portata universale e resta, tuttavia, inosservato. E’ questo il caso della scoperta del neutrone, la particella che assieme al protone costituisce il nucleo dell’atomo.
Era il gennaio del 1932 quando i coniugi Frédéric e Irène Joliot-Curie (figlia quest’ultima di Pierre e Marie Curie premi Nobel per la fisica nel 1903 (link ad un sito dedicato alle donne vincitrici del Premio Nobel) che, quando si sposò, per trasmettere ai figli il nome di genitori tanto famosi, unì, a quello del marito, il proprio cognome) stavano sperimentando le proprietà di una particolare radiazione ottenuta bombardando, con particelle a (nuclei di elio) molto veloci, campioni di boro e di berillio . A quel tempo protone ed elettrone erano già stati scoperti; il primo, di carica positiva, come costituente fondamentale del nucleo atomico e il secondo come particella di carica negativa che gira intorno al nucleo al pari di un pianeta che gira intorno al Sole. Si presumeva però che oltre ai protoni, nei nuclei atomici più complessi, vi dovessero essere altre particelle dotate di massa ma non di carica. Queste supposte particelle neutre non erano facili da osservare proprio perché prive di carica, mentre i sistemi di rilevazione in uso a quei tempi erano tarati solo per individuare le particelle provviste di carica.

La radiazione molto intensa proveniente dal boro e dal berillio (colpiti dalle particelle a) veniva diretta su un blocco di paraffina dal quale usciva un gran numero di protoni. Sennonché, in base ai calcoli, l’energia della radiazione che emergeva dai due metalli e il numero dei protoni che uscivano dal blocco di paraffina erano quantitativamente molto maggiori di quelli previsti teoricamente e ciò sembrava violare alcune leggi fisiche fondamentali. Il primo a trovare la soluzione dell’enigma fu Ettore Majorana (un giovane collaboratore di Fermi, scomparso misteriosamente durante un viaggio su di una nave) il quale, quando seppe dell’esperimento, sbottò: “Che stupidi, hanno visto passare sotto il naso il neutrone e non se ne sono accorti!”. Majorana tuttavia non pubblicò la sua ipotesi e l’onore di quella scoperta spettò a James Chadwick (1891-1974), allievo e collaboratore di Rhuterford, che per questo successo ottenne il premio Nobel nel 1935.
martedì, gennaio 27, 2009
Processo creativo, le fasi e gli autori principali
dopo aver parlato di un buon numero di tecniche per lo sviluppo ed il potenziamento del pensiero creativo(.. ma non abbiamo certo finito...), vorrei soffermarmi per qualche giorno sulle fasi del processo creativo, iniziando da J. Wallace, autore del volume "The Art of Thought".

Wallace identifica quattro fasi del processo creativo:
1) Preparazione e cioè definizione dell'obiettivo e delle criticità, osservazione estudio del problema;
2) incubazione, lasciando il problema per un po' di tempo, evitando di pensarci troppo e di fossilizzarsi sulla questione, cosa che nella maggior parte dei casi è d'impaccio all'elaborazione dell'idea e della soluzione;
3) illuminazione, il momento in cui l'idea emerge dalle profondità del nostro pensiero e della nostra mente, proprio quando sembrava che la soluzione fosse lontana, sopraggiunge l'insight, l'eureka degli inventori;
4) verifica, in quanto occorre monitorare e misurare i risultati pratici dell'idea, affinché la creatività non si trasformi in meraimmaginazione, ma sia davvaero di beneficio e vantaggio per chi apporta l'innovazione.
Riporto un brano di un articolo di Daniele Brambilla, visto che ho letto ed apprezzato il sito web di cui è editore, nume.it, nel brano che segue, oltre a specificare le quattro fasi del processo creativo secondo Wallas, sono riportati alcuni estratti del volume di Wallas stesso.
- La fase di preparazione si configura come un momento preliminare, durante il quale l'individuo raccoglie dati, pensa in modo libero, cerca e ascolta suggerimenti, vaga con la mente.
- Il secondo momento, "lo stadio dell'incubazione è deducibile dal fatto che tra il periodo della preparazione e quello dell'illuminazione trascorre un certo periodo di tempo, che può andare da pochi minuti a mesi o anni"[2]. Quindi dopo la preparazione il materiale raccolto non è semplicemente introiettato, ma procede in un periodo di elaborazione, delle cui modalità il creativo ha scarsa oppure nessuna consapevolezza: "l'inventore cova le sue idee in germe come la gallina cova le sue uova o come l'organismo cova i suoi microbi prima dello scoppio della febbre".
- Lo scoppio della febbre fulminante e dirompente è il terzo momento, quello dell'illuminazione: dove poco prima vigeva la confusione e l'oscurità, ora le soluzioni e le idee appaiono e affluiscono con chiarezza, può essere "un'intuizione improvvisa, o una visione chiara, o una sensazione, qualcosa tra un'impressione e una soluzione, altre volte invece è il risultato di uno sforzo prolungato".
- La verifica chiude questa sequenza; essa è necessaria affinché la soluzione possa superare la valutazione critica dell'innovatore, o anche di un pubblico.Sarebbe interessante capire meglio ciò che caratterizza queste fasi, ma sfortunatamente i testi reperibili rivelano tutti una certa superficialità nel descrivere tale processo.
alla prossima con le fasi del processo creativo secondo altir autori, a presto
sabato, gennaio 24, 2009
venerdì, gennaio 23, 2009
pensiero creativo e pensiero scientifico: teletrasporto più vicino
La serie televisiva Star Trek è stata una delle più seguite nella storia della TV; convention, gadget, hanno reso questi telefilm un vero e proprio culto per tante persone, a cavallo di varie generazioni. Oggi, uno degli aspetti che hanno maggiormente eccitato la fantasia degli spettatori, ha compiuto un passo verso la sua realizzazione: il teletrasporto.
Quanto volte i personaggio di Star Trek sono stati salvati da un intervento "miracoloso" dalla navicella che ha trasportato il capitano Kirk

o il tenente Sulu

proprio nel momento in cui sembravano spacciati...?
Un articolo del Corriere della Sera, a firma di Giovanni Caprara ha diffuso i risultati di un esperimento condotto da due gruppi di ricerca delle Università americane del Maryland e del Michigan che "per la prima volta sono riusciti a teletrasportare le caratteristiche di un atomo A ad un altro atomo B distante un metro. Così si è svolto, in modo semplificato, l'esperimento".
L'atomo A, ha spiegato Caprara nell'articolo, "è stato portato in una condizione quantica bombardandolo con un impulso di microonde". Entrambi gli atomi sono stati irradiati con impulso laser provocando l'emissione da parte di ciascuno di un fotone. Il fotone A provenendo da un atomo in condizione quantica aveva una certa informazione diversa da quella di B non trattato. È stato in questa fase che gli scienziati esaminando i fotoni hanno scoperto che grazie al fenomeno dell'«entanglement» l'atomo B aveva assunto le caratteristiche di A".
Christopher Monroe, uno degli scienziati autori del progetto, ha commentato l'esperimento affermando che "in passato si erano ottenuti fenomeni di teletrasporto fra fotoni, fra fotoni e atomi e fra atomi, ma sempre con l'azione intermediaria di un terzo elemento esterno. Questa volta il teletrasporto è assolutamente pulito e realizzato direttamente fra due atomi senza alcun aiuto".
Monroe ha quindi aggiunto che "il sistema ha la possibilità di formare la base per un ripetitore quantico di grande scala che può costituire una rete di memorie quantiche su distanze molto elevate. Inoltre, può essere utilizzato per effettuare operazione quantiche creando il componente di base di cui ha bisogno il futuro computer quantico".
Ancora un articolo interessante apparso sul Corriere della Sera apre le porte alla divulgazione del pensiero scientifico e dei suoi risultati, ottenuti grazie alle capacità di ricerca e al potenziale creativo degli studiosi
mercoledì, gennaio 21, 2009
Il pensiero creativo e il pensiero scientifico: la risonanza magnetica funzionale

Pensiero creativo e pensiero scientifico corrono su binari paralleli e quando si incontrano producono degli avanzamenti fondamentali per la vita delle persone.
Proprio il pensiero scientifico ci fa comprendere come la creatività non sia una qualità per così dire "magica", che fa nascere le idee dal nulla, quanto la capacità di combinare informazioni, idee, spunti, intuizioni di persone diverse, attraverso epoche diverse.
Su questo argomento stavo leggendo un articolo di G. Lucignani e S. J. Mather, il primo dell'Istituto di Radiologia dell'Università di Milano, il secondo del Dipartimento di Medicina nucleare dell'Ospedale S. Bartolomeo di Londra, dal titolo "Immagini molecolari e terapia: sulla creatività, la ricerca e lo spirito visionario"
(Molecular imaging and targeted therapy: on creativity, research and visionary spirits)

In questo articolo gli autori, che ripercorrono le tappe, creative, nell'invenzione della risonanza magnetica funzionale, ricordano come spesso le scoperte scientifiche nascano perchè superano i limiti abituali, quelli culturali, metodologici, concettuali e tali limiti vengono abbattuti dalla condivisione delle idee e dalla loro applicazione in nuove aree da parte dei ricercatori.
allo stesso modo, lo spirito visionario che conduce al progresso nella scienza e nella tecnologia è dato dalla capacità creativa e dall'interdisciplinarietà, quindi dall'abilità nel lavoro di squadra e nel combinare le idee tra le persone che lavorano nello stesso campo o in differenti settori, così da portare nuovo impulso e potenziale creativo alle attività consuete.
Questo approccio creativo nei gruppi di lavoro permette andare oltre il normale scetticismo con il quale vengono viste abitualmente le nuove idee e le innovazioni profonde.
Lucignani e Mather affermano che il risultato delle ricerche oltre a sviluppare l'innovazione in se stessa, "è espressione di una visione che produce nuove attività, nuove professionalità e professioni, nuovi orizzonti culturali".
gli autori aggiungono che "dato che la creatività è la forza vitale, dietro la ricerca, un concetto complesso più familiari nelle arti che nella scienza e la tecnologia, essa merita di essere riesaminata", anche alla luce di un articolo della "Harvard Business Review", nel quale Richard Florida esaminava la capacità creativa in relazione con il benessere dei Paesi. Secondo Florida, il numero di persone creative continua a crescere ed è stimato che negli ultimi venti anni la percentuale delle persone con capacità creative significative sia aumentato negli Stati Uniti del 20% circa, soprattutto negli strati più avanzati dei lavoratori.
"Dal momento che la creatività è una risorsa illimitata", aggiungono gli autori, può svilupparsi in ogni Paese nel quale persone di talento trovano un supporto, anche finanziario, e le condizioni per sviluppare liberamente le proprie intuizioni"
"E' stato ampiamente provato", inoltre, " che il benessere di una società è il risultato tanto dell'investimento sul potenziale creativo delle persone, quanto della disponibilità e dell'utilizzo delle risorse naturali e dell'efficienza della produzione".
Gli autori, nell'articolo, continuano ricostruendo le tappe dell'invenzione della risonanza magnetica funzionale, dai primi studi sulla risonanza magnetica del nucleo dell'atomo, condotti cinquant'anni fa da Felix Block e Edward Mills Purcell, e quelli realizzati vent'anni dopo da Paul Lauterbur, che ottene immagini bi-dimensionali degli organi interni dell'uomo, fino al premio Nobel conseguito nel 2003 da Paul Lauterbur e Sir Peter Mansfield.
Questa rappresenta una degli aspetti del valore del pensiero creativo nella società, per l'incremento del benessere e della qualità della vita delle persone, e ciò è vero sia per quanto riguarda episodi rilevanti come l'invenzione a cui abbiamo fatto riferimento, sia per le questioni di tutti i giorni, nel lavoro, come nella vita personale, quando il pensiero creativo aiuta a risolvere i problemi, a vedere nuove soluzioni ed opportunità e, in generale, a migliorare la nostra vita e quella delle persone che abbiamo vicino
sabato, gennaio 17, 2009
nel 2003 lavoravo in una società di consulenza di direzione nella quale ho imparato molto, la Gemini Europa. Era stata fondata dall'ing. Monti, un profondo conoscitore dei modelli di organizzazione del lavoro e di ristrutturazione aziendale, che ha sempre basato il suo metodo di gestione e valorizzazione delle persone sulla comunicazione, la capacità di innovare costantemente ed essere creativo.
Dal 2004 insieme a lui e a Barbara Herreros ho collaborato a sviluppare la loro newsletter, che andava avanti già da qualche anno come ottimo strumento di comunicazione verso clienti, partner e prospect, in una vera e propria rivista elettronica, che ho diretto per un paio d'anni.

Oggi sono tornato a collaborare stabilmente con questa rivista per la quale presenterò le tecniche di pensiero creativo; in questo numero, l'argomento principale è stato quello dell'applicazione del pensiero creativo all'attuale crisi economica, vista come momento per la ristrutturazione e la trasformazione, anche radicale, delle modalità di organizzazione del lavoro, dei servizi, dei prodotti e dei processi sui quali si basa la nostra economia.
ecco qui le prime righe dell'articolo con il link all'articolo>>
"Il momento difficile della nostra economia e di quella globale è sotto gli occhi di tutti; non c’è bisogno di essere degli esperti o degli analisti per comprendere che siamo di fronte ad un momento cruciale, di svolta, tra un sistema economico e politico che ha raggiunto dei limiti evidenti ed un nuovo modello da progettare, ancora lontano dal vedersi.
Il pensiero creativo può risultare utile in un’epoca nella quale occorre progettare, innovare, ripensare, secondo schemi non consueti; anche per questo motivo ho deciso di occuparmi di questa disciplina del mondo della formazione e su questa materia inizierò una nuova collaborazione con Caos Management...." continua a leggere>>
nell'articolo si descrive una delle criticità più rilevanti nelle organizazione e cioè la gestione delle riunioni, partendo da una considerazione basilare e cioè il modo in cui disporsi quando si lavora in una gruppo per la risoluzione di un problema, la discussione di un argomento, la produzione di idee ecc..
buona lettura e a presto con Coaching e Creatività: la formazione al pensiero creativo
mercoledì, gennaio 14, 2009
Pensiero creativo e Brainstorming, ancora una variante: Imaginary Brainstorming
Vi propongo ancora una variante del brainstorming. Ancora uno spunto per ideare, creare, trovare soluzioni, risolvere problemi, con una tecnica che può essere utile a livello personale e sul lavoro, proprio come la maggior parte di questo tipo di tecniche.
Il pensiero creativo è un modo di vivere perché permette di osservare la realtà da punti di vista inesplorati, di viaggiare verso nuove possibilità, di lavorare in gruppo in modo costruittivo, evitando quegli sterili conflitti che abbiamo sperimentato tutti... ma non voglio fare troppa pubblicità, tanto non vi sto vendendo niente.. quindi bando alle ciance e vi descrivo la tecnica.

L’Imaginary Brainstorming è una variante molto prossima al Brainstorming classico.
Il principio e le regole sono pressoché le stesse per entrambe le tecniche.
La differenza consiste nel fatto che nell’Imaginery Brainstorming, per trovare delle soluzioni ad un problema, i partecipanti creano un contesto e dei protagonisti di fantasia sostituendo, per analogia, quelli reali.
Imaginary Brainstorming” consiste nel riformulare il problema che si sta tentando di risolvere utilizzando l’immaginazione e la fantasia per creare un contesto diverso, sostituendo, i protagonisti del problema, l’azione o l’oggetto con personaggi o attività alternative (possono essere più o meno fantasiosi o legati più direttamente al contesto che si sta affrontando). Soltanto una parte del problema, quella più rilevante e critica, rimane la stessa per mantenere concretezza ed aderenza alla realtà..
Per esempio scegliamo la frase "noi vogliamo terminare il progetto nella metà del tempo abituale".
tra questi tre elementi della frase ne scegliamo uno che è particolarmente critico nell’obiettivo che ci poniamo; in questo caso sarà “nella metà del tempo abituale” a rivestire il ruolo determinante e sarà mantenuto immutato nella creazione del contesto di fantasia
le giovani marmotte
vogliono costruire una nuova casa sull’albero
nella metà del tempo abituale
oppure:
i manager dell’azienda di trasporti pubblici
si riuniscono per trovare come ridurre i tempi di attesa alle fermate
della metà del tempo abituale
Questo tipo di trasformazione del problema aiuta i partecipanti al brainstorming, che si immedesimano in un nuovo ambiente e con personaggi scelti a piacere tra fantasia e realtà, a trarre nuove ispirazioni e magari riflettere su cosa farebbero i protagonisti della vicenda immaginata. In questo modo, inoltre, è possibile ridurre il carico emotivo ed i condizionamenti limitanti che i protagonisti del brainstorming potrebbero avere rispetto al problema affrontato, influendo negativamente sul processo creativo.
Lasciare una pare del problema immutata rispetto alla realtà da al gruppo una direzione chiara da seguire, per questo la fase iniziale, nella quale si decide proprio quali elementi del problema modificare, è molto importante e richiede grande attenzione.
Obiettivi
- Liberare il processo creativo da limiti emotivi e da convinzioni limitanti;
- Allargare la visione del problema guardandolo con “gli occhi” di un’altra persona;
- Ottenere ispirazione e nuove risorse dalla trasformazione del contesto;
- Mantenere concretezza all’interno di un processo creativo
- orientare la discussione su una parte precisa e ritenuta più importante del problema discusso.
I passi da seguire
Definire gli elementi essenziali del problema e identificare quale elemento tra il soggetto, l’azione e l’oggetto del problema siano più legati alla soluzione e vincolanti per la soluzione del problema.
Per gli altri elementi si provvede a sostituirli con alternative di fantasia;
Successivamente, ridefinire il problema sulla base delle modifiche realizzate e alle alternative di fantasia che sono state inserite.
Realizzare un brainstorming classico per risolvere il “nuovo” problema.
Applicare le idee individuate per il “nuovo” problema a quello “reale” e quindi analizzare tutte le idee nate in questo processo, sia in riferimento agli elementi di fantasia, sia a quelli reali.
e... come sempre un saluto ed un ringraziamento al dott. Massimo Del Monte, che è un supporto costante e fondamentale per questo blog e per il mio lavoro sul pensiero creativo
ciao, scusate l'assenza ma sono partito per un viaggio lungo e piacevole. tornerò nelle prossime ore con una nuova tecnica
a presto e un grande 2009 a tutti!!!!!
lunedì, novembre 24, 2008
Pensiero, creatività e memoria
Sul Corriere della Sera è apparso un articolo interessante, a firma di Ketty Areddia, che riprende le conclusioni di una ricerca condotta dall’Istituto Max Planck di Martinsried, in Germania, e dall’University College di Londra e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature.

in questa ricerca è stato dimostrato come alcuni processi di apprendimento, anche se interrotti da un fattore esterno, non debbano essere appresi di nuovo, in quanto rimangono nel "serbatoio" della nostra memoria; l'articolo parla dell'andare in bicicletta come uno di tali processi e specifica come tali attività mentali siano, ad esempio, "l’esercizio di equilibrio e di coordinamento, o la percezione visiva".
Il nostro cervello è caratterizzato da una capacità plastica che lo rende adattabile a nuove condizioni e apprendimenti; qualche tempo fa è emersa una ricerca che dimostrava come tale "plasticità strutturale" fosse una caratteristica esistente anche nelle persone in età avanzata o perlomeno smentivano che anche dopo gli "anta" non si formassero più cellule nervose. Buona parte dell'efficacia, della plasticità e della capacità di adattamento del nostro cervello dipende dall'allenamento a cui è sottoposto, dal fatto che si continui a svolgere attività creative, a pensare a soluzioni, alla risolvere problemi.
Tornando alla recente ricerca pubblicata da Nature, "il cervello non dimentica. Anche se è un organo che si adatta alle circostanze, cambiando alcuni «connotati», lo fa fino a un certo punto. Questa capacità si chiama «plasticità strutturale» ed è caratterizzata da cambiamenti nella struttura delle sinapsi, dei neuroni e della rete di comunicazione fra questi"
Nell'articolo, Ketty Areddia riporta che esiste "una considerevole differenza tra il numero di nuovi collegamenti fra le cellule, a seconda che un’informazione che arriva al cervello sia nuova o ripresa per la seconda volta", come del resto avevano dimostrato gli studi del celebre psichiatrca Lurija, ripresi e approfonditi da Elkonon Goldberg; al riguardo consiglio un volume di divulgazione molto chiaro: "L'anima del cervello", edito da Utet.
La ricerca è stata svolta osservando alcuni topi e monitorandone l'attività celebrale: ijnzialmente è stato impedito loro di vedere da un occhio e questo ha prodotto un flusso di connessioni nella loro corteccia visiva, tanto che dopo soli 5 giorni, i topi erano capaci di elaborare le informazioni provenienti da un solo occhio, dimostrando un'elevata capacità di adattamento e plasticità.
In seguito, recuperando la visione bioculare, i topi sono stati capaci di riprendere la loro funzionalità originale, senza che i nuovi collegamenti influissero negativamente sulla memoria.
"Quello che ci ha sorpreso di più, monitorando il cervello attraverso strumenti di imaging", ha precisato Mark Hübener, capo del team che ha condotto la ricerca, "è stato capire che la maggior parte delle appendici sviluppate con un solo occhio a disposizione, rimanevano tali, anche se la visione tornava completa. Ciò significa che il cervello dimentica ciò che ha appreso, ma è pronto a riprendere tutte le informazioni e le connessioni dimenticate, una volta che si ristabiliscono le stesse condizioni esterne. Inoltre, con l’andare del tempo acquisisce velocità nell’adattarsi a una o all’altra situazione".
domenica, novembre 16, 2008
Trigger Method, una tecnica per il pensiero creativo
ecco un'altra per rafforzare ed arricchire il pensiero creativo, per trovare un'idea in un gruppo di lavoro, per svolgere il brainstorming con una modalità differente.

Come indicato nella tecnica precedente, trigger vuol dire grilletto o innesco e descrive in modo efficace il principio del brainstorming in generale e di questa variante in particolare. Si basa sul principio che un’idea costituisce l’innesco per le altre, quasi automaticamente e a prescindere da ogni possibile ordine gerarchico tra le soluzioni individuate. Con il Trigger Method, infatti, si scelgono casualmente alcune idee dopo un rapido brainstorming classico e queste daranno automaticamente il via a tante altre possibilità.
Questa tecnica mira a lasciare molto libera la riflessione, senza valutare o misurare l’efficacia di un’idea o la sua rilevanza rispetto al problema. Una volta definita la questione, infatti, e mantenendo questa come centro della discussione, ogni idea può apportare dei miglioramenti anche se inizialmente può sembrare scollegata dal problema: l’importante è la prospettiva con cui si vede la questione da affrontare e mantenerla sempre orientata al problema.
Obiettivi
-Lasciare libera l’immaginazione, pur mantenendo la concentrazione sul problema;
- Sospendere il giudizio sulle idee e lasciare al caso la scelta di ogni “trigger”;
I passi da seguire
Definire accuratamente il problema ed elencare gli elementi di cui si compone;
realizzare una sessione di brainstoming classico per individuare una serie di idee attorno al problema, nel maggior numero possibile;
scegliere casualmente alcune idee, 5-10, scriverle su un foglio e metterlo di fronte ai partecipanti;
lasciare che queste idee ispirino nuove soluzioni, senza preoccuparsi del loro grado di attinenza al problema.
sabato, novembre 15, 2008
La creatività e la crisi economica
Sono giorni cupi per ben altre ragioni, la crisi economica spaventa persone, famiglie ed aziende. Tanti licenziamenti, aziende che chiudono o riducono drasticamente gli investimenti, pignoramenti, mutui non pagati, persone indebitate, diminuzione del livello e degli stili di vita: un quadro spaventoso.
allora mi chiedo e vi chiedo: ma sarà un fatto soltanto negativo o in questa crisi si può intravedere anche qualche opportunità?
il fatto che oltre agli effetti di questa crisi stiamo assistendo anche ad un ripensamento del sistema finanziario e della sua quasi completa deregolamentazione,
oppure che si consideri l'economia del petrolio quasi finita, come ci suggerisce Bill Emmott nel dossier del Corriere della sera,
oppure che il sistema degli accordi internazionali sia in fase di ristrutturazione.
e ancora che il modo di lavorare debba essere modificato,
le persone tornano a pensare al miglioramento delle proprie condizioni di vita e a difendere dei diritti acquisiti,
e così via, attraverso tutti i cambiamenti di cui si parla in queste settimane
può essere il segno che dopo anni e anni in cui ognuno pensava soltanto al proprio orticello stia cambiando qualcosa? ci stiamo avvicinando ad un ripensamento complessivo della società?
il fatto che finora si sia parlato di economia della conoscenza, di lavoro di gruppo, di condivisione degli obiettivi e delle informazioni soltanto a parole, può darci la spinta e realizzare un nuovo sistema del lavoro per davvero?
martedì, ottobre 28, 2008
AC/DC Rock N Roll Train - ASCII music video in Excel
Pensiero creativo a musica creativa: il nuovo video Ascii degli AC/DC
Pensiero creativo all'opera, il nuovo video degli AC/DC
Gli AC/DC, storica rock band, hanno utilizzato excel in un modo totalmente innovativo, hanno capovolto il normale uso razionale elogico di excle e lo hanno trasformato in uno strumento di creatività massima.
Gli AC/DC hanno realizzato il primo video musicale su foglio di calcolo.... che spettacolo..
la creatività non ha mai fine e come si dice a proposito di questo tipo di pensiero, creatività vuol dire capovolgere e rivoluzionare i normali modi di agire e pensare, vuol dire vedere nuovi nessi tra le cose, vuol dire utilizzare un oggetto in modo non convenzionale, inventare un nuovo uso per un oggetto sotto gli occhi di tutti e sviluppare un'innovazione radicale. Creatività vuol dire combinare cose, elementi, idee in modo libero e coraggioso.
lunedì, ottobre 27, 2008
Trigger session una nuova tecnica per la formazione al pensiero creativo
Trigger Session
Trigger è un termine inglese che in italiano vuol dire “grilletto”, “innesco”, e nel contesto di un processo creativo rappresenta l’elemento che ispira e da il via al meccanismo di produzione di idee.
Questa tecnica è una modalità alternativa del Rawlinson Brainstorming, in quanto è destinata alle stesse tipologie di gruppo e cioè senza particolari competenze comunicative o con l’argomento affrontato. E’ importante ricordare, infatti, che per realizzare un brainstorming nella forma classica che sia efficace e produttivo, le persone impegnate dovranno avere un profondo rispetto per le idee altrui, avere capacità di ascolto, di attendere il proprio turno, di far proprie le intuizioni degli altri e magari migliorarle.
Quando non si è certi che il gruppo rispetterà i tempi e i modi di espressione di tutti i suoi membri, si possono realizzare delle variazioni, come quelle che presenta la “Trigger session”. In questo caso, infatti, i turni tra i partecipanti sono stabiliti e si ha un tempo limitato per produrre ed esprimere le proprie idee. Questo procedimento crea senza dubbio maggior ordine nel processo creativo, diminuendo la possibile influenza negativa di alcuni degli elementi del gruppo oppure facilitando la gestione del gruppo per chi ancora non avesse ancora un’ampia esperienza.
Obiettivi
-dare ordine ed un’organizzazione precisa al processo creativo;
-facilitare il processo creativo scrivendo le nostre idee e le ispirazioni che ci forniscono gli altri;
-lasciare ad ognuno il tempo per esprimere le proprie idee.
I passi da seguire
Il moderatore illustra e definisce il problema;
Ogni partecipante scrive le sue idee sinteticamente elencandole in due minuti di tempo;
Ognuno legge la lista delle proprie idee e contemporaneamente elabora una seconda lista con le idee ispirate dagli altri;
Quando l’ultimo arriva a leggere le proprie idee, esporrà anche la seconda lista e così faranno gli altri in ordine inverso;
Per esempio, se i partecipanti saranno 6 l’ordine sarà: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 5, 4, 3, 2, 1, 2, 3, 4, 5, 6…);
Infine, tutte le idee esposte vengono unite in un’unica lista.
ecco la seconda variante del brainstorming, ne esploreremo ancora altre:
Trigger method
Immaginary
Role Storming
Negative
Help Hinder
Bullet Proofing
Visual
Osborne's Checklist
Mitsubishi
a presto con le nuove tecniche del pensiero creativo
domenica, ottobre 26, 2008
Formazione al pensiero libero
normalmente questo blog pubblica post riguardanti la formazione al pensiero creativo,
oggi, però, visti i tempi e l'evidente deriva che sta prendendo non solo il nostor Paese, ma il mondo tutto,
parleremo di
formazione al pensiero LIBERO
non lo farò soltanto con parole mie, ma con quellle di chi ha già affrontato queste battaglie e le ha vinte: Piero Calamandrei,
politico, giurista, giornalista e docente universitario,
dle quale riporto le parole pronunciate al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950:

vi ricordano qualcosa....???
"Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.
Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"
che ne pensate?
martedì, ottobre 21, 2008
il pensiero creativo per l'orientamento: una bussola in un mare agitato
Ciao,
oggi ho ricevuto un messaggio da Infocity, un portale che ho frequentato molto quando mi occupavo della comunicazione per una società di consulenza, la Gemini Europa. In quesgli anni, dal 2002 al 2005 ho realizzato una rivista che va ancora alla grande, Caos Management, ed uno degli strumenti con i quali presentavo gli articoli principali era proprio infocity; con loro potrebbe iniziare una collaborazione per diffondere le tecniche sul pensiero creativo e visto che il pubblico di quel sito è prevalentemente formato da giovani potrebbe essere utile utilizzare le tecniche per l'orientamento al lavoro.

Il momento di crisi attuale sembrerebbe spingerci verso qualsiasi lavoro, purché sia in grado di darci un po' di sicurezza, tranquillità e qualche soldo: questo però rischia di andare a scapito delle nostre capacità più vere, dei nostri sogni, del lavoro per cui abbiamo studiato, sofferto, lottato. Ricordiamoci che si lavora per 8-10-12 ore al giorno e che la qualità della nostra vita dipende molto profondamente dal tipo di lavoro che facciamo. Per questo anche se "bisogna pur guadagnare" non perdiamo il contatto con noi stessi e con i nostri obiettivi, anche in un momento complesso come questo: sarà un po' più difficile a breve termine, ma alla lunga ci porterà benefici inaspettati.
per questo invito ad utilizzare le tecniche per l'arricchimento della Mente Creative per la finalità dell'orientamento al lavoro, così da trovare una bussola in un mare in tempesta come quello di questi giorni.
giovedì, ottobre 16, 2008
Rawlinson Brainstorming
ciao a tutti,
l'ultima volta abbiamo iniziato a parlare del brainstorming, una tecnica molto nota sia in ambito aziendale che per la crescita e lo sviluppo personale. Ne esistono moltissime varianti, che esporrò nelle prossime settimane su questo blog, inziaziando dal Rawlinson Brainstorming e continuando con:
Trigger session
Trigger method
Immaginary
Role Storming
Negative
Help Hinder
Bullet Proofing
Visual
Osborne's Checklist
Mitsubishi
ed ancora Brainwriting con 10 varianti....
Rawlinson Brainstorming
Il “Rawlinson Brainstorming” prende il nome dal suo ideatore, J. Geoffrey Rawlinson, è utilizzato per gruppi ai quali non è richiesto di interagire o a quelli che non hanno caratteristiche tali da permettere una comunicazione aperta, senza filtri e giudizi.
In questa variante del Brainstorming, il meccanismo ruota attorno al moderatore che dirige il gruppo e riceve direttamente tutte le proposte, dopo aver descritto la questione da risolvere, la sua esperienza e le aspettative.
Questa tecnica presuppone una struttura gerarchica del gruppo, infatti, molto spesso sono il proprietario di un’azienda, un manager o il direttore di un reparto a impostare questo tipo di sessione di brainstorming.

Obiettivi
- Realizzare un processo creativo indirizzato da qualcuno che ha competenze, esperienza e autorità maggiore rispetto al gruppo di lavoro;
- Ridurre i tempi nel processo di creazione dell’idea e sintetizzare in una sola fase le due tipiche del brainstorming classico;
- Individuare delle idee originali in un contesto in cui la comunicazione interpersonale è particolarmente difficile oppure in cui regni una certa ostilità o competizione che minerebbe la sintonia nel gruppo.
I passi da seguire
Il moderatore introduce la questione da analizzare, informando il gruppo di lavoro di ciò che è stato già realizzato per risolverla.
Il moderatore in questo caso dispone di maggiori informazioni rispetto al gruppo e gode di carisma e leadership rispetto agli altri.
I partecipanti espongono le loro idee, creativamente, ma senza interagire direttamente con quelle degli altri; al contrario di un brainstorming classico, nel quale le idee costituiscono i semi per farne germogliare di nuove, nel Rawlinson Brainstorming si punta di più sull'apporto individuale e meno sul lavoro di gruppo.
Può essere utile quando occorre instaurare un clima competitivo o sapere chi può essere maggiormente utile al progetto che si intende sviluppare.
Alcune volte è possibile che questo tipo di brainstorming possa essere svolto a distanza, magari con uno scambio di email o attraverso una rete intranet aziendale, o ancora tramite un forum.
Il moderatore concentra la discussione sulle proposte che ritiene più utili alla soluzione e che gli forniscono un maggior numero di spunti di riflessione.
venerdì, ottobre 03, 2008
La mente dei musicisti è diversa
un articolo apparso sul corriere della sera, a firma di Alessandra Carboni, testimonia
l'utilizzo da parte dei musicisti di una forma di pensiero particolarmente efficace: il pensiero divergente.
nel post precedente parlavamo appunto di Brainstorming e cioè di quella tecnica, utile per produrre nuove idee, che utilizza alternativa due momenti tipici dell'attività celebrale: il pensiero divergente e quello convergente.
Suonare uno strumento costituisce una delle forme più antiche e rilevanti nell'allenamento mentale e il perfezionamento delle proprie capacità, per questo le ricerche dei neuroscienziati si sono rivolte spesso a monitorare tale attività, come testimonia la ricerca a cui fa riferimento l'articolo
ringraziamo Alessandra Cerboni per il http://www.corriere.it/salute/08_ottobre_03/musicisti_cervello_due_emisferi_8c380248-914e-11dd-9f28-00144f02aabc.shtml
mercoledì, ottobre 01, 2008
Brainstorming

Il brainstorming o "tempesta di cervelli" è una metodologia per la produzione di idee, sviluppata negli anni Trenta da Alex Osborn, fondatore dell'Agenzia Pubblicitaria Batten, Barten, Durstine e Osborn, ed è ancora oggi uno degli strumenti più utilizzati in ambito aziendale nell’ambito dei processi creativi. La traduzione in italiano, "tempesta di cervelli" fornisce un’immagine piuttosto chiara di come si svolge questo processo.
Il Brainstorming si realizza in gruppo, intorno ad una questione specifica, e si basa sul principio che, lasciando le persone libere di esprimere le immagini e i sentimenti che nascono sul momento, senza giudizi e condizionamenti, si innesca un circolo virtuoso che porta ognuno ad ascoltare e migliorare le idee degli altri.
Durante la sessione di Brainstorming, ogni persona è stimolata a produrre più idee possibili, a sviluppare quelle degli altri e solo in una seconda fase si provvede a vagliarle e criticarle.
Obiettivi
trovare il maggior numero possibile di soluzioni ad un problema prima della valutazione;
- allenare il cervello nella ricerca di soluzioni innovative e creative;
- liberare il gruppo di lavoro dai nomali condizionamenti, dalle abitudini e dagli schemi mentali consolidati;
- abbinare nella ricerca delle soluzioni più appropriate, la creatività ad un’analisi critica sulla realizzabilità e i vantaggi possibili;
- favorire lo spirito di gruppo e la comunicazione interpersonale.
Descrizione:
Le fasi del brainstorming classico sono essenzialmente due, nelle quali si attua un procedimento di elaborazione mentale opposto: divergente e convergente.
Nella prima, divergente, dopo aver identificato con precisione la questione da affrontare, i partecipanti producono le idee senza alcun limite e vincolo, associando le proprie intuizioni a quelle degli altri.
In questa fase il ruolo di chi guida è teso a creare un clima di estrema collaborazione e sintonia nel gruppo, incoraggiando la condivisione delle idee e la costruzione collettiva di un progetto e la massima libertà di pensiero.
Nella seconda fase, convergente, di solito il gruppo è composto da persone diverse e si provvede a selezionare e valutare le idee per arrivare a scegliere quelle più vantaggiose e realizzabili. E’ un momento in cui predomina la prospettiva analitica e critica, dove l’esperienza e le conoscenze tecniche sul problema assumono il ruolo principale.
Il brainstorming è una tecnica utilizzata per trovare nuova idee e non per scegliere la migliore quando si hanno già in testa numerose alternative o per prendere decisioni.
La dimensione del gruppo a cui sottoporre una sessione di brainstorming varia da 4 a 30 persone; più persone partecipano e maggiori saranno le opportunità e le intuizioni che si potranno sviluppare, allo stesso tempo però un gruppo ampio potrebbe limitare il tempo a disposizione di ognuno per esprimersi liberamente.
La disposizione ideale per i partecipanti ad un brainstorming è quella circolare (per i gruppi meno numerosi), altrimenti ad U (per i gruppi più numerosi), in modo da predisporre la “psicogeografia” più adatta alla collaborazione e alla condivisione.
È utile predisporre una lavagna magnetica per il moderatore e tanti fogli e penne per i partecipanti
Quando Osborne mise a punto questa tecnica, partì dall’esigenza di esaltare al massimo la spinta creativa all’interno dei gruppi di lavoro, dal momento che il suo settore professionale, quello pubblicitario, richiedeva costantemente l’apporto di idee originali ed efficaci allo stesso tempo.
Sulla base di questa esigenza elaborò quattro regole per rendere efficaci i processi creativi:
1. essere ospitali con le idee degli altri ed accoglierle come se fossero le proprie. Il rispetto delle idee altrui è una prospettiva necessaria per realizzare un brainstorming ed è importante percepire l’arricchimento che genera ospitare con riguardo le idee degli altri, valutandone i lati e le intenzioni positive.
2. generare il maggior numero di idee possibili, senza porsi alcun limite e allentando al massimo i condizionamenti che ci provengono da esperienze passate, abitudini e convenzioni.
3. premiare ed elogiare le idee più inconsuete, fantasiose, dense di immaginazione.
4. migliorare le idee degli altri ed essere lieti dei miglioramenti apportati alle proprie. Per fare questo è importante ascoltare con attenzione e partecipazione ciò che dicono gli altri, evitando di giudicare e lasciando le idee confluire insieme e dar vita alla soluzione.
I campi di applicazione del brainstorming sono numerosi, soprattutto perché uno degli obiettivi che questa tecnica aiuta a raggiungere con maggior efficacia è quello del miglioramento della sintonia e dell’affiatamento in un gruppo di lavoro, oltre che quello classico della produzione di idee originali.
Il brainstorming viene usato principalmente dalle agenzie pubblicitarie, dalle società di consulenza, per le indagini di mercato, il lancio di una campagna di comunicazione o di un nuovo prodotto, l’individuazione di soluzioni soddisfacenti in una negoziazione.
I passi da seguire
Per prima cosa di fissa con precisione l’argomento della discussione, perché è molto importante ai fini di una buona riuscita del brainstorming che tutti i partecipanti partano da una prospettiva comune e siano motivati a raggiungere il medesimo obiettivo.
Chi conduce il brainstorming, nel caso si preferisca una versione guidata del brainstorming, elenca le regole classiche che abbiamo riportato nella descrizione della tecnica ed invita i partecipanti a lasciare da parte ogni critica e giudizio nei confronti delle idee altrui e di accoglierle con la massima apertura.
L’ordine degli interventi non è fisso e non viene determinato a priori; ogni partecipante, nell’educazione e nel rispetto per gli altri, espone le sue idee liberamente, e propone le sue associazioni con quelle degli altri.
Può essere utile che il moderatore, prima di iniziare la sessione, induca nei partecipanti uno stato di rilassamento, di esaltazione della fantasia e dei sogni.
Le fasi del brainstorming sono due e si basano su un processo ad “imbuto” nel quale alla fase iniziale di pensiero divergente, dove si invitano i partecipanti a lasciare andare la mente “a ruota libera”, ne segue una seconda, nella quale le idee sono messe insieme e valutate. Le due sessioni, di solito, sono realizzate da persone diverse; questa è una condizione preferibile ma non obbligatoria.
Meneprendocura
“Me ne prendo cura” vuole essere un’associazione di persone giovani, ma non solo, impegnate nel miglioramento della qualità della vita e del benessere nella città in cui viviamo, Roma.
per informazioni: meneprendocura@yahoo.it
Roma è la città dall’eterna bellezza e dalla storia maestosa, che ha attraversato i secoli mantenendo intatto il suo fascino, nonostante abbia vissuto momenti difficili e tragici.
Roma è l’unica capitale dell’antichità viva ancora oggi, mentre i grandi imperi del passato, tramontando, hanno visto i propri centri scomparire, sepolti dalla storia.
Tale grandezza è croce e delizia della Roma attuale. I problemi, ben noti, la accomunano alle metropoli contemporanee ed è spesso appesantita dalla fatica per preservarne le ricchezze storiche ed archeologiche, ma la sua bellezza allevia le difficoltà del viverci.
Rinnovare la bellezza di Roma vuol dire costruire giorno per giorno un senso civico profondo, vuol dire educare le persone ai valori di integrazione tra le diversità, di cultura, tolleranza, salute, ecologismo, libertà.
Ma come educare gli altri prima di aver lavorato su noi stessi?
Prima di aver compiuto un percorso personale di crescita e di miglioramento?
“Nosci te ipsum” dicevano i latini per significare che il primo, vero, cambiamento, va rivolto verso noi spessi, prima di educare gli altri alla vita comune e ai valori portanti della nostra civiltà.
“Me ne prendo cura”, come testimonia il nome, si rivolge alle persone che vogliono agire direttamente, senza la presunzione di insegnare agli altri come ci si comporta, ma educando con l’esempio, prendendosi la responsabilità delle proprie azioni, riflettendo sul proprio comportamento e vedendo nei difetti degli altri, come in uno specchio, i nostri stessi limiti, le nostre debolezze, da limare con pazienza, costanza e tolleranza.
“Me ne prendo cura” vuol dire amore per Roma, amore per il prossimo e per se stessi; vuol dire costruire una città del futuro, libera dagli incubi sulla sicurezza, l’inquinamento, il caos che ci avvolgono.Vuol dire pretendere giustizia ed uguaglianza dei diritti, vuol dire benessere pubblico.
“Me ne prendo cura” intende partire da una lavoro di crescita personale degli associati, attraverso la realizzazione di compagne organizzate sulle tematiche che più ci premono, capaci di unire e coinvolgere persone e percorsi altrimenti isolati.
Vuol dire integrare l’attività pratica di tali campagne ad una riflessione continua, come gruppo, per produrre una crescita collettiva, solida e duratura.
Siamo in un’epoca di transizione, tra un mondo industriale, nel quale l’uomo tendeva al dominio sulla natura, ad un’epoca nella quale la convivenza pacifica, un nuovo rispetto per la natura e le persone devono necessariamente prenderne il posto.
E’ il tempo delle scelte, quando occorre prendersi la responsabilità del cambiamento.
Le catastrofi ambientali, i conflitti, lo sfruttamento estremo delle risorse naturali, possono essere sostituite da un rinnovamento radicale del modo di gestire la “cosa pubblica”, di organizzare il lavoro e di valorizzare le persone; dipende anche da noi, dalla nostra responsabilità, dal nostro prendercene cura.
“Me ne prendo cura” è un viaggio in noi stessi, dentro la società in cui viviamo, per migliorarci e migliorarla.
Vogliamo percorrerlo insieme? Io me ne prendo cura
meneprendocura@yahoo.it
martedì, settembre 09, 2008
ricominciamo con le tecniche per il potenziamento della Mente Creativa

ciao a tutti, torno a proporre le tecniche sul potenziamento della mente creativa dopo un periodo di sosta...
una delle cose più difficili dei blog, come del resto nella vita è la costanza, soprattutto nei periodi intensi di lavoro, si rischia di mettere in secondo piano le attività che ci piacciono e ci danno soddisfazione.
mi piace molto scrivere il blog, mi piace contribuire a diffondere le tecniche sul pensiero creativo perché lo ritengo uno strumento per arricchire la libertà delle persone.
uno dei motivi per i quali mi sono avvicinato a questo tipo di tecniche è stato, alcuni anni fa, perché ritengo che siamo in un'epoca di transizione, come del resto dicono in molti, tra due epoche e che le sfide globali che stiamo affrontando, energia, inquinamento, lavoro, conflitti... impongano di ripensare il modo di vivere abituale in forme nuove, capovolgendo paradigmi e regole date per acquisite, ma che sono solo parte di questa epoca e non modi eterni di vivere e ragionare.
tante volte è già accaduto all'umanità di cambiare anche radicalmente le forme di vita e produzione e oggi siamo di fronte ad un nuovo bivio e al riguardo mi piacerebbe dare un mio contributo per quanto possibile...
... Ma torniamo alle tecniche, oggi vi propongo il Potential Problem Analysis:
Origini e presentazione della tecnica
Questa tecnica, elaborata nel 1976 da Kepner e Tregue, come si evinci già dal nome, si avvicina al Negative brainstorming e al Bullet proofing (delle quali parleremo nelle prossime puntate..), in quanto mette in luce le possibili implicazioni e conseguenze negative di un progetto, i problemi potenziali, ed è utile nel caso in cui il risultato sia particolarmente importante e i margini di rischio debbano essere molto bassi. È stata utilizzata molto spesso per verificare i possibili errori e malfunzionamenti nei sistemi hardware per i computer; l’approccio di basa è maggiormente orientate alla razionalità che alla creatività, ma è comunque utile quando si vuole condurre un processo di problem solving.
Descrizione
La tecnica è stata elaborata quando Kepner e Tregoe si sono resi conto che i manager particolarmente abili nel dirigere progetti e gruppi di lavoro, ponevano sempre delle domande che avevano l’obiettivo di anticipare i possibili problemi, così da trovare in anticipo eventuali soluzioni e le risorse adatte a realizzarle. Gli stessi manager facevano molte domande anche per verificare quali vantaggi avrebbe apportato la soluzione individuata: i manager efficiente erano soliti agire in questo modo e coinvolgere le persone attraverso questo tipo di domande, mentre non avveniva lo stesso per i manager che non erano capaci di ottenere risultati brillanti. Questo portò Kepner e Tregue a riflettere sull’importanza delle domande e dell’analisi dei problemi potenziali che possono sorgere. L’effetto positivo di questa tecnica nell’analisi di un progetto può essere esteso passando dall’analisi dei problemi potenziali e quelle delle opportunità potenziali.
Obiettivi
Analizzare in anticipo possibili problemi o opportunità per predisporre piani di azione adeguati
Predisporre fin dall’inizio di un progetto dei piani di emergenza per affrontare i possibili problemi che potrebbero impedire di conseguire gli obiettivi sperati.
I passi da seguire
Definire le fasi più rilevanti di un progetto e cioè tutte quelle azioni o eventi che si verificheranno dal momento in cui sarà realizzato; la mancata realizzazione di una di queste fasi sarà una causa probabile di problemi;
Per ognuna di questa fasi identificare ed elencare i possibili problemi;
Fare una lista delle possibili cause dei problemi che si potrebbero incontrare e dei rischi ad essi legati, prendendo in considerazione, al riguardo, sia la probabilità che si possano verificare, sia la gravità delle conseguenze;
Sviluppare dei piani di emergenze quando necessario, per esempio nel caso in cui ci fossero dei problemi rilevanti, ma inevitabili, così da evitare di essere presi di sorpresa.
lunedì, luglio 14, 2008
giovedì, gennaio 03, 2008
Deming W. Edwards on Business/Societal Transformation
ancora un video molto interessante sulle trasformazioni sociali ed economiche in atto
Deming W. Edwards on the Future of Capitalism
Questo è un video molto interessante nel quale Deming analizza il futuro dell'economia statunitense e del sistema ecnomico capitalista in generale
Deming W. Edwards - Part 1
Di seguito segnalo dei link nei quali si possono trovare degli interventi di Deming su questioni relative all'economia contemporanea.
Quello che segue è la prima parte di un documentario sull'economia USA con un intervento di Deming.
lunedì, dicembre 17, 2007
Deming su youtube
Deming, sul futuro del capitalismo
Documentario sull'economnia americana con interventi di Deming:
prima parte
seconda parte
terza parte
7 Step Model, l'evoluzione della ruota di Deming
1) Descrivere il problema. Individuare I miglioramenti necessari e definirli accuratamente per descrivere il problema con maggiore efficacia
2) Descrivere il processo. Creare un flowchart del processo stesso e misurare l’efficacia delle sue fasi attraverso dei misuratori appositamente individuati
3) Identificare e verificare le radici, le basi del problema. Sviluppare un diagramma di “casua/effetto” e verificare quali sono le reali radici del problema
4) Sviluppare un piano di azione. Generare soluzioni alternative, valutarle e generare degli obiettivi intermedi propedeutici a quello finale. Costruire un piano dettagliato
5) Sperimentare - Implementare la soluzione, attraverso un test. Comunicare il progetto a chi è coinvolto, migliorarlo e monitorarlo costantemente
6) Monitorare - Monitorare e valutare i risultati dell’esperimento per decidere i miglioramenti da attuare prima di applicarlo
7) Intervenire - Analizzare i risultati e le nuove informazioni apprese. Implementare la soluzione e procedere con il processo di miglioramenti sulla base di quanto fatto.
Come ogni tecnica famosa, infatti, anche la Ruota di Deming, nota come PDCA, è stata soggetta a rielaborazioni e modifiche.
In questo caso è stata approfondita la fase del problem setting e della pianificazione che è stata suddivisa e specificata in tre ulteriori fasi, utili a svolgere in modo più completo e approfondito la prima parte della tecnica.
nei prossimi giorni continueremo ad approfondire la figura di Deming e la sua tecnica, se qualcuno avesse voglia di sperimentare la tecnica può pubblicare i suoi risultati o suggerimenti o critiche sui commenti oppure mi può inviare direttamente un'email per discuterne se non vuole rendere pubblici i suoi risultati.
A presto
Creatività e ricerca
"Nasce «Knol»: l'anti-wikipedia
Anche Google lancia un servizio aperto ai contributi liberi. Che però saranno firmati
Gli autori parteciperanno agli utili generati dai banner
Google sfida Wikipedia sul suo stesso terreno, quello della conoscenza universale. Un nuovo servizio, chiamato «knol» (da «knowledge», ovvero conoscenza in inglese), permetterà, infatti, a chiunque di scrivere un articolo su un determinato argomento e di metterlo poi online, perché venga condiviso anche dagli altri utenti, sul modello di quanto già avviene con l’enciclopedia multilingue più famosa del web (più di 8 milioni di articoli presenti in 253 idiomi diversi). A differenza, però, di Wikipedia, che è totalmente anonima e gratuita, gli autori di Knol saranno citati con nome e cognome e potranno avere banner pubblicitari, incassando così una quota dei ricavi".
Per approfondire>>
martedì, dicembre 11, 2007
Ruota di Deming o PDCA
oggi approfondiamo la tecnica e la descriverò.
la prossima volta parleremo di una variante e poi la sperimenterò in diretta per verificare come funziona...
intanto puoi iniziare a svolgerla e utilizzarla come sempre per progettare i tuoi obiettivi personali e lavorativi.
buona lettura

Obiettivi:
miglioramento continuo e costate di progetti e processi aziendali
riduzione di tempi e costi di produzione
sviluppo e monitoraggio di soluzioni innovative
controllare la qualità dei prodotti/servizi durante il processo produttivo
soddisfare i propri clienti e fidelizzarli grazie alla massima cura della qualità della produzione
Descrizione:
La “ruota di Deming” descrive il funzionamento di ogni progetto e processo aziendale a cui si applicano i principi del controllo totale di Qualità, per ridurre i tempi e i costi di produzione, attraverso il miglioramento continuo con innovazioni ed investimenti calibrati e monitorati.
I principi del controllo totale di Qualità sono applicabili ad ogni fase dei processi aziendali, non soltanto al processo produttivo, e si sviluppano con un percorso in 4 fasi che comprende la pianificazione (1) del progetto, attraverso l’analisi del problema,
la sperimentazione (2) delle soluzioni,
il monitoraggio (3) di tali test e
l’intervento (4) arricchito dalle nuove informazioni, conoscenze ed abilità acquisite con le fasi precedenti.

Questa immagine è tratta dal sito web della Balanced Scorecard, una metodologia di consulenza aziendale molto diffusa ed efficace
I passi da seguire: Facciamo l’esempio di come utilizzare la “ruota di Deming”, PDCA, per trovare la soluzione di un problema, individuando un progetto innovativo:
Pianificazione - definizione del problema e soluzioni; sulla base delle soluzioni si predispongono dei test da realizzare, prima di rendere esecutivo il nuovo progetto.
Sperimentazione- le soluzioni vengono testate oppure applicate in scala ridotta in un settore dell’azienda.
Monitoraggio- prima dell’applicazione completa di un nuovo progetto viene controllata la qualità di quanto realizzato attraverso un’analisi quantitativa, con i dati e le informazioni a disposizione, e qualitativa, per valutare i miglioramenti “intangibili” avvenuti nel clima aziendale, nella motivazione e nell’efficacia dei singoli e dei gruppi di lavoro ecc..
Intervento- dopo il controllo sulla qualità dell’esperimento o del processo aziendale, si implementa l’innovazione, continuando ad applicare a questo, come a tutti i processi aziendali, il medesimo controllo totale di Qualità.esposto in queste 4 fasi.
Per iniziare ad applicare questi principi alla propria organizzazione è consigliabile iniziare a condurre nuovi progetti seguendo le 4 fasi proposte da Deming; anche in questo caso, come lui insegna, non è auspicabile un colossale impresa di riorganizzazione del lavoro sulla base dei nuovi principi, mentre è utile introdurre gradualmente e costantemente la metodologia al lavoro quotidiano.
a presto!
dai un'occhiata al blog di Manuela Ardingo.. parla proprio di Deming
un silenzio di rabbia
un ragazzo, un artista, non lo conoscevo di persona ma vivo nella zona in cui spesso passava le sue serate.
qui parliamo di creatività, la sua continuerà a gridare e io non ho parole, solo un silenzio pieno di rabbia.
lunedì, dicembre 10, 2007
le tecniche sul pensiero creativo
soprattutto quando si lavora molto si rischia di non avere energia e tempo sufficienti a realizzare tutte le cose che si vorrebbero.
ho iniziato questo progetto per sviluppare un laboratorio virtuale nel quale sperimentare tecniche per lo sviluppo del pensiero creativo e mi dispiace molto non averlo continuato con costanza, ma ora riprendo la tastiera perché mi mancava molto e non voglio che alla fine si spenga perché ci tengo e perché stava iniziando a dare dei risultati interessanti e le varie persone erano ormai coinvolte nel progetto.
girando per i vari blog ho visto come siano in molti i progetti interessanti, creativi e ben studiati che si sono conclusi a causa della difficoltà di essere costati nella scrittura e ho deciso che non deve essere così anche per questo.
so che diffondere il pensiero creativo può essere utile per chi legge e divertente quindi intendo continuare e spero nell'aiuto di amici e persone di passaggio che possano appassionarsi!
in questo blog ho intenzione di condividere con altre persone le cose che studio e pratico nel mio lavoro. ho iniziato illustrando la
SCAMPER,
CATWOE,
TOTE,
6 cappelli,
imagineering coaching e
ristrutturazione in 6 fasi.
Ho raccolto un gran numero di altre tecniche che sarò felice di mostrarti e di sperimentare con te.
Utilizzerò ogni tecnica con il preciso fine di sviluppare la capacità creativa di chi vorrà utilizzare queste tecniche insieme a me.
contemporaneamente dimostrerò ogni tecnica con l'obiettivo di migliorare e diffondere il blog, con nuove idee che farò nascere da ognuna delle tecniche che proporrò.
tu scegli l'obiettivo che hai a cuore e ti darò volentieri una mano a svolgere la tecnica insieme.
Ricominciamo!! quindi a partire dalla tecnica elaborata sugli insegnamenti di uno dei più noti ed efficaci consulenti aziendali: Deming.
in questo post ti darò un'idea sulla tecnica, il 7 Step Model e sul prossimo darò i passi precisi per svolgerla.
Il 7 Step Model (7 fasi) è ispirato alla “ruota di Deming,” un processo per migliorare le performance aziendali basato su 4 fasi: pianificazione, sperimentazione, monitoraggio e implementazione.
W. Edward Deming è stato il pioniere dei sistemi di gestione aziendali basati sulla Qualità e mise definitivamente a punto la sua metodologia in un momento storico molto particolare.
Deming fu inviato in Giappone nel 1950 dal generale McArthur, che puntava alla ripresa dell’economia giapponese, annientata dalla seconda guerra mondiale; in quel contesto applicò la sua metodologia del controllo totale della qualità a numerose aziende giapponesi ed insegnò il sistema all’Unione scienziati e tecnici giapponesi.
Deming elaborò 14 principi che servirono ai giapponesi per comprendere l’essenza di questa metodologia e cioè il costante e continuo miglioramento quotidiano dei prodotti e dei processi aziendali:kaizen.
(Tornato negli Stati Uniti, Deming andò incontro ad un successo straordinario lavorando per le maggiori compagnie americane e rivelandosi, con la sua consulenza alla Ford, il vero successore di Taylor, che con le sue idee innovative sull’organizzazione del lavoro aveva contribuito al grande successo della Ford negli anni ’50.
La compagnia automobilistica, infatti, era nel pieno della crisi quando, nel 1983, invitò Deming per una serie di conferenze destinate al management dell’azienda. La sua metodologia fu applicata e nell’arco di 4 anni la Ford andò incontro ad un periodo di grandi risultati.
In Giappone Deming è considerato il vero padre della ripresa ecnomica ed il Premio Deming è tutt’ora il premio più ambito dai manager giapponesi.)
giovedì, marzo 29, 2007
Come raggiungere un obiettivo
oggi vi parlo di Alessandra, o meglio sarà lei stess a farlo. Alessandra è stata una delle partecipanti più attente ed impegante tra tutti i corsi che ho tenuto, ha una carica umana ed un'energia eccezionali.
Aveva un sogno: partecipare e concludere la sua prima maratona. L'ha realizzato grazie ala grinta e alla volontà che ha dimostrato. Sicuramente ha talento nella corsa, perché lavora molto e quindi non ha tempo per allenarsi,
Per la grande passione, il talento, le capacità, la volontà, la decisione che sono racchiusi nell'obiettivo scelto da Alessandra, si può dire tale obiettivo, "Concludere la maratona di Roma", fosse corretto e ben definito
"Concludere la maratona di Roma" è un obiettivo ben definito perché è chiaro, in quanto esprime in modo semplice ciò che voleva raggiungere, fornendo anche una connotazione temporale,il 18 marzo, è sintetico perché espresso con poche parole, il minimo indispensabile. L'obiettivo espresso da Alesandra è in forma positiva, dato che il verbo è all'infinito (può essere al presente o all'imperativo, basta che non sia in forma passiva o negativa, del tipo: "voglio smettere di fumare").
Inoltre, l'obiettivo è misurabile, dal momento si realizza tagliando il traguardi della maratona di Roma.
Lascio alle sue parole, il racconto di quel giorno e lunedì ne parleremo, insieme, con lei, analizzando le sue strategie motivazionali, per fare in modo che ogni lettore possa disporre di uno strumento per analizzare ed utilizzare la meglio le proprie
18 MARZO 2007
OVVERO: metamorfosi di un chiodo fisso in obiettivo possibile!
Prima di decidere di iscrivermi ho vissuto per più di sei mesi in posizione scomoda. Seduta su una mia altalena ideale, avanti e indietro. Avanti: “CE LA FACCIO!”. Indietro: “NON CE LA FACCIO!”…. “CE LA FACCIO!-NON CE LA FACCIO!” A sinistra un pendolo dal moto perpetuo con oscillazione “di qua e di là”, a ripetere: “CE LA FACCIO!-NON CE LA FACCIO!”, a destra un metronomo a scandire il suo battito martellante e inesorabile “CE LA FACCIO!-NON CE LA FACCIO!” … E così finchè, per spezzare questa catena, decido di iscrivermi: “Alla peggio” mi dico “avrò buttato 25 euro!” Un po’ come si fa quando ci si segna in palestra: a volte ci vai solo perché hai pagato la quota mensile… E così ci ritroviamo in due, faccia a faccia: da una parte io e i miei mezzi; dall’altra la Maratona di Roma, con i suoi 42,195 Km e le sue incognite!
A tal proposito ho sentito un sacco di racconti da parte di podisti amatori; su ognuno di loro la Maratona ha lasciato un segno, positivo o negativo, dalle visioni mistiche del 35 Km, dalle vesciche, ai deliri di onnipotenza. Ma per tutti è risaputo che è “l’impresa”! Non so davvero che sensazioni lascerebbe su di me, che da appena due anni mi sono accostata alla Corsa, vincendo a poco a poco il rifiuto che avevo verso di lei, arrendendomi un po’ alla volta alla sua voce suadente, abbandonandomi infine alla sua dolce e sottile sofferenza che stordisce… Adesso io e Lei abbiamo stabilito un rapporto di rispetto reciproco e di amore; siamo diventate indivisibili compagne di tante domeniche mattina, anche di quelle più rigide, grigie e piovose, perché sono proprio quelle da cui traggo maggior beneficio per il mio spirito. Quando in inverno, di domenica, mi alzo alle 5,30 ed è ancora notte, dovrei sentirmi un po’ scema; invece sono fiera perché sto andando a qualche gara con quelli della mia società sportiva. Insomma di scempiaggine non ce n’è neanche l’ombra lontana!
Comunque, il mio metronomo andava sempre su e giù, pensando alla Maratona, malgrado tutti gli altri appuntamenti sportivi stagionali.
Le gare per me cominciano a settembre con la “Corriroma”, una corsa di 11 Km che si corre a mezzanotte per le vie del centro: molto suggestiva. Poi si passa per la “Roma Urbs Mundi”, il nome è già una garanzia, ma è una gara un po’ dura, che alterna salite e discese; “Corri al Tiburtino” è diventata un’altra classica, da me ribattezzata “Cori al Tibbburtino”; poi a dicembre è la volta della “Best Woman” di Fiumicino, una corsa dove da un po’ di anni corrono anche gli uomini; a gennaio c’è la “Corsa di Miguel”, la cosiddetta Corsa dei Ponti, celeberrima e imperdibile; a febbraio arriva la Roma-Ostia, la mezzamaratona più corsa d’Italia, e a marzo, finalmente, la Maratona di Roma.
Le corse ovviamente non s’improvvisano, neanche quelle più brevi; tutte si preparano molto tempo prima. Anche quello fa parte della concentrazione e del benessere che se ne può trarre. Io comincio a stabilire un diverso rapporto col cibo e con gli alcolici. Niente aperitivi accompagnati da stuzzichini e, nella settimana precedente o precedenti, regime calorico controllato e mirato. Fegato, lenticchie, spinaci, uova, barbabietole, carboidrati semplici: una sorta di embargo alimentare. Poi mi hanno detto che per “provare” la Maratona occorre mettere sulle gambe i Km, prepararsi con dei bei “lunghi” settimanali. E questo pure l’avevo fatto. “Se ce n’hai 30 sulle gambe, allora ce la fai! Magari cammini, ma prima a poi arrivi!” mi dicevano i veterani. Va bè, ma intanto era ora di far accettare alla mia testa che l’obiettivo era da raggiungere!
La vigilia della Maratona che si fa? La vigilia è vigilia, quindi non si fa niente, se non incrementare la concentrazione, ed è già una bella fatica! Sai che domani “ti tocca” e non vuoi fallire! Per spezzare l’ansia si fa un salto al Marathon Village del palazzo dei Congressi, dove mi accorgo subito di essere una privilegiata cives romana: qui tutti si fanno la foto ricordo sotto il palazzo, zaino in spalla e moglie al seguito. Chissà da dove vengono, molti non parlano italiano, qualcuno è già con la tuta. Dentro al Village c’è una fila interminabile di gente che sta ritirando il pettorale e il pacco gara, a me ci pensano quelli della società… Già, il pacco gara! Ogni partecipante ad una corsa ci tiene al suo pacco gara… Consiste una sacca telata e impermeabile (in genere di quelle per le scarpe da ginnastica) che, oltre a contenere il pettorale e il microchip di rilevazione del tempo, contiene anche gadgets vari, cibi e soprattutto la T-shirt commemorativa, che diventa un “marchio”. Tra podisti domenicali ci si riconosce proprio dalle magliette. CHI ha fatto COSA lo capisci da cosa indossa… Se gli sponsor sono “potenti” la maglietta spesso è anche di marca e con tessuto tecnico. Per il resto il Marathon Village offre esposizione di abbigliamento sportivo per runners, accessori e roba di questo tipo… Serve per ribadire al tuo cervello che ormai ci sei dentro e non puoi tirarti indietro, né lo faresti mai!
Ma una circostanza da annotare, però, accade anche lì: l’incontro con uno sportivo costretto in sedia a rotelle a causa, credo, di un trauma subito in barca a vela. Si chiama Enzo Iamundo ed è un conoscente della mia amica-sorella Simona. Mi ricordo di averlo conosciuto l’anno scorso all’arrivo della sua Maratona di Roma da disabile. E’ un bell’uomo vicino alla cinquantina, col fascino del brizzolato, con un bel sorriso aperto e dai denti bianchissimi, che in un secondo ti trasmette mille cose… Gli vado incontro come se avessi una visione ascetica, in quell’ambiente di sconosciuti che ci rende un po’ asettici malgrado il comune interesse. Gli dico che domani correrò, gli esprimo tutti i miei dubbi e imbarazzi… Ricevo incoraggiamento e consigli preziosi: “Vedrai che ce la fai!” mi dice. Gli chiedo se si è allenato a dovere, e mi risponde che cercherà di dare il massimo anche quest’anno! Un grande! All’uscita del Palazzo una promotrice di un Istituto Bancario ci dice che se facciamo una card con lei, possiamo partecipare gratuitamente alla Stracittadina di 4 Km. Ringrazio cordialmente, le sorrido, ma le dico anche che domani correrò la 42 km, mentre Simo mi dà man forte, orgogliosa di me!
Alla fine, tra uno spaghetto all’olio e una banana, è pomeriggio e vado dal mio vicino di pianerottolo (podista dall’esperienza 25ennale), che si preoccupa sempre di passare alla nostra società sportiva e prendere i pacchi gara per entrambi. Domenico mi fa un po’ da trainer morale, e i suoi suggerimenti sono essenziali. Spesso vado alle gare con lui, alla partenza ci salutiamo con un “in bocca al lupo”, perché lui fugge via, e poi ci ritroviamo all’arrivo con i commenti “a caldo”. Mi dice di non preoccuparmi, che ce la posso fare, di stare tranquilla; in realtà la tensione gli si legge anche a lui sul viso, a lui che ne fa una questione di tempo, che non vuole peggiorare rispetto all’anno prima, che non vuole fare figuracce soprattutto con se stesso… Lo capisco.
Per ingannare il tempo, la sera faccio il solito giretto a Ponte Milvio, aperitivo “dal Laziale”… Sul nostro tavolino danzano a turno prosecchi, rustici, pizzette, tramezzini, vodka corretta al succo di frutta, sigarette: io guardo. Acqua frizzante con una fettina di limone: BUONISSIMA!
Alle 22,00 torno a casa, devo preparare lo zaino per domani e ciò richiede molta attenzione. Prima, però, mi mangio un piatto di riso lesso pomodoro e basilico, gentilmente offerto da Pina (la moglie del mio vicino motivatore).
Allora: tutto è pronto anche per le mie solite scaramanzie… Bustino, mutandine e canottiera in microfibra tutto di colore rosso (si dice che il rosso indossato possa infondere una sensazione di forza. Mah??); ciclista, maglietta tecnica a maniche corte (quella arancione della Roma-Ostia) perché domani farà caldo, bandana (rossa per la testa) nera (a protezione del collo); cardiofrequenzimetro, calzino leggero, la Pasta di Fissan anti-abrasioni e la collanina delle gare. Imbottisco lo zainetto con i cambi e l’asciugamano, il balsamo all’arnica, una banana, una bottiglietta d’acqua, il mio IPod e le Mizuno da corsa. Alla fine sono oltre le 23,30. Vado a letto portando con me l’opuscolo del regolamento della Maratona, dove c’è la piantina del tracciato da affrontare… Ci rifletto, leggo le vie che dovrò percorrere, guardo dove probabilmente potrei decidere di fermarmi, anche se mi ripeto a cantilena che 30 Km sulle gambe ce l’ho… Lo faccio per umiltà, per non mancare di rispetto alla Maratona, per non sopravvalutarmi, per restare con i piedi per terra. “Pazienza…” mi dico “…Sarà per l’anno prossimo!”. E’ la mia contro-yella! E’ incredibile, ma così mi addormento, e faccio tutto un sonno!
Sveglia alle 6,20. Questa volta Domenico, il mio vicino, va per conto suo e io pure, col motorino. Ma prima: colazione! 1 spremuta d’arancio, 4 fette biscottate con miele abbondante e una tazza di tisana blackcurrant, ginseng e vaniglia (altra scaramanzia). Per prepararmi ci metto quasi 25 minuti; esco di casa alle 7,20 che in giro ci sono solo gli ipermattinieri con i cani al seguito, a cui quelli danno la colpa della loro insonnia. Dicono: “Il cane mi sveglia alle 6,30 tutti i giorni per i bisogni!”. Non credetegli: è una scusa! Sono loro che dormono poco e si creano l’alibi del cane... Anch’io ho un cane e dorme finchè lo faccio anch’io… Anzi, se mi capita che ci dobbiamo svegliare presto, lui non si vuole alzare. Comunque, a parte questi sfigati, per strada non c’è nessuno: certo, è domenica! Mi rendo subito conto di essere concentratissima e di non aver lasciato nulla al caso.
Parcheggio al Circo Massimo, saluto con scetticismo il mio motorino e cammino fino a Via di San Gregorio. Prima di giungere ai camion per il deposito delle borse passo sotto al pallone che segna il 41° Km… BRR!! Si respira aria di competizione. Siamo in tanti; sono le 8,15 ma qualcuno è già sudato per il riscaldamento. Chi si massaggia, chi si spoglia, molti sono seduti sul marciapiede spartitraffico senza scarpe; qualcuno si fa fotografare con alle spalle l’arco di Costantino. Mi siedo pure io e faccio conoscenza con Gonzalo, un amante delle maratone, made in Tenerife. Scambiamo due chiacchiere “sedative” in inglese, spagnolo e italiano. Riesco a capire che ha fatto anche la Maratona di Berlino, che gira per l’Europa con la scusa della corsa. Neanche a farlo apposta è divorziato… Mangio la mia banana, poi mi spoglio. Ormai manca poco e in quella mezz’ora devo raggiungere la mia griglia di partenza, l’ultima, quella destinata ai “maratoneti per caso” … Prima, però, come nella prassi, faccio la fila davanti a un “Sebach” (altra scaramanzia!).
Alla fine, eccomi qui, Via dei Fori Imperiali, tutti vicini come pinguini, con la pelle d’oca sulle cosce e sulle braccia… Non sono ancora le 9 e fa davvero freddino, anche se l’ambiente è molto caldo e la tensione si taglia col coltello! Guardo quelli vicino a me e azzardo un “Che paura!”. Qualcuno di loro mi dice: “E perché? Vedrai che sarà bellissimo tagliare il traguardo!” e io penso: “…Chissà se ci arrivo…”. Nel frattempo qualcuno dà consigli ad un novellino: “Tu, abbassati quei calzettoni, altrimenti ti si gonfiano le gambe! E poi: hai l’orologio troppo stretto! Alla lunga ti si potrebbero gonfiare le mani!” finchè non scatta una battuta telefonata, da basso avanspettacolo: “Considera che durante la Maratona ti si può gonfiare tutto: mani, piedi, cosce, polpacci… Tranne che Quello! Roba che se alla fine ti passa davanti Monica Bellucci tu neanche la vedi!” Tutti ridono compiaciuti: sono uomini e sono in maggioranza… Io per non distrarmi alzo gli occhi: “Ciao, Colosseo! Forse ci rivedremo verso le due!”. Dall’altra parte, invece, su a destra, in terrazza, ci sono tutti quelli che si godono la partenza da una posizione privilegiata. L’anno scorso anch’io ero lì, al cosiddetto “Villaggio Vip”, dove si mangia e si beve gratis, si ascolta musica e si viene serviti ai tavolini apparecchiati. Se hai fortuna ci puoi anche incontrare delle celebrità, di cui magari non ti frega niente, ma almeno hai qualcosa da raccontare agli amici… Ma lì si può entrare solo con un pass speciale, che Simo un anno fa si era procurata grazie al suo lavoro e alle sue conoscenze influenti. Mi ricordo che guardavo ammirata e gonfia d’invidia tutti quelli che erano lì sotto, quella macchia di colore gioiosa e piena di ambizione. Mi dissi tra me: “L’anno prossimo lì in mezzo devo esserci anch’io!” …E così sia! IO, QUI, ADESSO! E quelli di sopra stavolta guardano e incitano anche me! MAGICO!
Ma le 9 arrivano, forse mi viene da dire finalmente, almeno finisce quest’attesa spasmodica, come si fa con un esame. O la va o la spacca… La moltitudine dei 17.000 comincia a muoversi… La voce dell’altoparlante grida qualcosa tipo: “ Al via la 13^ Maratona di Roma. Correndo nella storia… In bocca al lupo a tutti i concorrenti!” ma non lo so nemmeno più, perché ho già acceso il mio IPod e gli Audio 2 hanno cominciato a suonare. So soltanto che passo sotto il via alle 9,02, con l’emozione e l’incognita di chi sta facendo qualcosa di insolito, e con l’orgoglio di essere romana!!
Mi scelgo subito i miei peace-makers: palloncini blu: 4 ore e 30, per maratoneti “lenti”. Ma non me ne importa, voglio solo tornare a rivedere il Colosseo e, possibilmente, con le mie gambe…
Comincio a correre e mi rendo subito conto che sarà una giornata calda. Lo sapevo, ma sono molto concentrata; se sto bene mi basterà seguire i suggerimenti che ho ricevuto ieri. Mi è stato detto di bere sempre, ad ogni ristoro, che c’è ogni 5 Km; anche se non ho sete dovrò bere lo stesso. E lo farò! Poi non devo trascurare neanche gli spugnaggi, sistemati tra un ristoro e l’altro. Acqua sulla testa, sulle cosce, sui polpacci, sulle ginocchia, sul viso, dove ce n’è bisogno, dove ci si sente scottare… E intanto gli Audio 2 vengono con me.
Roma è bellissima, questo si sa; ma lo è ancora di più quando sai che è tutta tua per un giorno, che le strade sono tue, che è tuo anche il fiume, che lo sono anche quei sampietrini che ti costringono ad un’attenzione maggiore. Poi ai lati tanta gente, di quella che non ce l’ha con te perché gli hai bloccato il traffico rovinandogli la domenica; ma di quella che ha il cuore di capire che stai correndo, e ti rispetta e ti applaude, agita bandierine e cartelloni, fa fotografie e riprese con la telecamera, per attraversare aspetta il momento giusto per non ostacolare nessuno… E tu corri… E ognuno corre per una motivazione. Io per me stessa, per mio padre, per tutti i miei amici che credono in me e mi vogliono bene… E idealmente siamo tutti per mano in questo pazzo viaggio. Le gambe sono solo due, ma nel mio cuore siamo almeno un decina!
Arrivo a Via della Conciliazione che sono più o meno le 11,00. Mi sono persa i palloncini blu, sono andati avanti… Pazienza! Ecco San Pietro, ma oggi il Papa non c’è perché è andato a far visita al carcere minorile di Casal del Marmo (lo apprendo dopo, dalla TV). Qualcuno di noi, alla vista del Cupolone allarga le braccia incantato: probabilmente non vive qui, ma qui è venuto per correre. Io continuo a cantare spensierata e felice, senza perdermi. Questa volta mi fanno compagnia i Tiro Mancino.
Arrivo a Via Cola di Rienzo e succede qualcosa. Davanti a me c’è una coppia di podisti che rallentano. Uno dei due si passa la spugna sulle gambe e il suo compagno gli dice di non mandargli l’acqua nelle scarpe. Li raggiungo e mi volto perché voglio guardarli. Quello con la bandana se ne accorge e i nostri occhi s’incontrano per qualche secondo. Ci sorridiamo con affetto: siamo sotto sforzo ma siamo felici! Poi loro riprendono il passo, vanno avanti e li vedo allontanarsi piano piano.
Arrivo a Via Sabotino, quasi sotto il mio ufficio. Penso a tutti i giorni che percorro questa strada, con i tacchi e la tenuta da lavoro. Ma oggi è festa, è tutta un’altra cosa! E me la rido… Prati è un quartiere bellissimo e tutto in pianura, correrci liberamente è fantastico, quasi non mi accorgo di essere arrivata al 20° Km. Due podiste straniere, provenienti, credo, dal settentrione d’Europa, vista la carnagione bianchissima, i capelli biondi e gli occhi chiari, si fermano un momento e si fanno una foto sotto alla bandierina dei 20 km; sono sudate e rosse sul viso, ma sono contente. Certo, ma quando gli ricapita?! Dal Km 20, oltre al ristoro di liquidi iniziano a dispensarci anche frutta, biscotti e zollette di zucchero; insomma, benzina da mandare giù. Prendo tutto tranne i biscotti e così passo sotto al 21° Km della Mezzamaratona a 2 ore e 13. Sono lenta, lo so, ma voglio solo arrivare… Siamo ancora sul Lungotevere delle Vittorie. La strada è ancora lunghissima, devo ancora allontanarmi in linea d’aria dal Colosseo, per poi ritornarvi.
A Ponte Milvio c’è una specie di motivatore con un microfono in mano che incita tutti a non mollare, con un sottofondo di musica house che spacca i timpani, coprendo pure i miei Tiro Mancino: non vedo l’ora di lasciarmelo alle spalle!
Saluto Tor di Quinto che sono su per giù al 25° Km e mi inerpico per la tangenziale. Qualcuno sulla rampa si mette a camminare. Io no, testa bassa e passo da cavallino nano. Questo è forse il tratto più antipatico della Maratona. Ti ritrovi a fianco delle macchine, tra un’improvvisa confusione e smog, e il bivio per la moschea non arriva mai. Alla fine si svolta a destra e c’è subito un ristoro. Mangio e bevo, forse inizio a sentire un po’ di stanchezza, ma non ci voglio neanche pensare. E infatti svanisce subito, appena il nuovo carburante entra in circolo.
Passo davanti allo stadio Claudio Rosi, quello in cui si termina la “Corsa di Miguel”. Anzi, questo tratto di Maratona ricalca proprio quella corsa, fino a Piazzale delle Belle Arti.
Sto ancora bene, funziona tutto, sono nei pressi del Ministero della Marina, quasi al 30° Km. Affianco e supero una ragazza olandese che cammina e beve; mi sembra in difficoltà. Rallento e la incoraggio: “Hurry up! Just only twelve!” – “Oh, sure! Thank you! Bye!” In effetti ne mancano solo 12 e tra poco scomparirò nel sottopassaggio, prima di riemergere in Via di Ripetta. C’è gente affacciata che ci guarda dalla ringhiera; incita e si gusta le facce piene di smorfie di noi podisti. In effetti siamo piuttosto provati, felici nell’animo, ma molto brutti a vedersi! Il serpentone ormai è sfilacciato, ma gli spettatori si divertono comunque a vederci sparire nel sottopassaggio e risalire dall’altra parte.
Piazza Augusto Imperatore, Via Tomacelli, poi via della Scrofa, e di nuovo verso Lungotevere, dove si gira subito a sinistra per Via Zanardelli. Siamo al 34° Km. Mi meraviglio di come sono ancora presente nei pensieri e attenta a quello che mi circonda. Ho incrociato bande di suonatori in divisa, sono entrata nelle scie di sudore degli altri, ho salutato e applaudito tutti quelli che hanno speso un sorriso o un incoraggiamento per me… E non smetto ancora di farlo!
A Piazza Navona, quando una ragazza mi grida: “Vai Roma-Ostia!” mi sento una mezza star: mi sembra che il tifo sia tutto per me e allora non faccio altro che ricambiare tutte le cortesie sorridendo a tutti e lanciando baci di qua e di là…
Alla fine si torna su Corso Vittorio Emanuele e, a Largo di Torre Argentina, mi danno ancora da bere e da mangiare. Qui c’è anche qualcosa in più. Una voce dall’altoparlante ci dice che manca poco (cerco di non ascoltarla ma la sento per forza, quasi mi grida nell’orecchio!), che l’arrivo è tutto in discesa, di fare una bella scorta di calorie in modo da non fermarsi più. In effetti il Colosseo è davvero molto vicino, ma la brutta sorpresa ce l’ho a Piazza Venezia.
Invece di farci mantenere “nei paraggi” (sarebbe stato senz’altro rassicurante), il percorso ci fa svoltare a sinistra, dove ci tocca percorrere tutta via del Corso, e fare il giro di Piazza del Popolo. Ci arrivo un po’ atterrita, tanto che al 37° Km inizio a domandarmi: “Ma chi me l’ha fatto fare?”. Va bè, mancano solo 5 Km… Non lo immaginavo, ma stavano per diventare i più lunghi della mia vita da podista! Inoltre qui è davvero dura correre a causa dei soliti sampietrini; solo che adesso le gambe sono rigide, il mio passo, già corto, si è accorciato ancora di più e devo stare in allerta massima a dove poggio i piedi, zigzagando tra le spugne... Vedo parecchi di noi fare stretching sulle transenne, qualcuno camminare inesorabilmente con lo sguardo sconfitto, alcuni trascinare una gamba… Davanti a me un anziano maratoneta, pur di tagliare il traguardo, si è tolto le scarpe e sta correndo in calzini! E’ normale, non ci fa caso nessuno. Mi spiace solo per le sue vesciche…
Arrivo a Fontana di Trevi e mi chiedo cos’è tutta questa gente. Poi me ne accorgo: sono a Fontana di Trevi! Ma ce l’ho già alle spalle. Alla fine decido: mi metto a camminare! Ho troppa paura della strada sconnessa: se prendo una storta adesso comprometto tutto!
Sono al 39° Km e inizia Via Cavour tutta in discesa… Però mi fanno male tutti e due gli alluci, e in discesa è pure peggio! Ma stringo i denti e continuo. Gli Stadio stanno risuonando nelle mie orecchie una melodia dolce, ma chi la sente? Sono sotto al Campidoglio per l’ultimo giro. Ancora una discesa, quella di Via Petroselli (Ahia, i miei ditoni!) e ultimo rifornimento al 40° Km. Ora lo so! CE LA FACCIO! E inizio a crederci! Questa ventata di ottimismo mi spinge ancora avanti; Via dei Cerchi e svolto a sinistra: di nuovo Via di San Gregorio e il pallone dei 41 Km di stamattina! Ci passo sotto, non ci credo, ma poco più là un’altra bandiera segnala “l’ultimo chilometro”!
Ora devo girare intorno al Colosseo, ma c’è l’ultima salita. La faccio un po’ correndo, un po’ camminando. Una ragazza mi grida “Vai, signora!”. Capisco che di colpo sono invecchiata di 15 anni, ma un bacio lo tiro anche a lei... Giro ancora sulla curva, da lontano riconosco uno della mia società, uno di quelli che come me corre piano… Ma mi sta comunque davanti.
Ecco la discesa: “Ciao, Colosseo, sono a casa!” e mi rincontro con la ragazza olandese del 30° km. Ci salutiamo con un cenno della testa. Sono al 42° Km, mancano solo 195 metri…
Me li percorro tutti a braccia larghe, come il Cristo del Corcovado, l’arrivo è laggiù, immenso, la strada è tutta mia! Sto piangendo di gioia! VITTORIA! TIE’! ORGOGLIO! Mentre mi avvicino leggo il tempo ufficiale: 4:44:01. Corro ancora e vorrei che questi secondi durassero in eterno… Alla fine passo il traguardo quasi volando! Sono almeno a 3 metri da terra! Un boy-scout mi toglie il chip dalla caviglia, lo ringrazio e poi vado dalla signora con le medaglie. Mi sorride, me la mette al collo e mi dice: “Complimenti!”. Ringrazio anche lei, quasi vorrei abbracciarla… Ma non la conosco nemmeno e sono sudata! E la medaglia al collo pesa! Ad abbracciarmi ci pensa il ragazzo addetto ai teli antifreddo, che me lo apre sulle spalle e mi chiude da dietro nelle sue braccia! Forse ha capito la mia emozione e vuole in qualche modo farne parte con quel suo piccolo gesto.
A questo punto mi guardo intorno e c’è gente ovunque, tra spettatori e atleti, seduti per terra, al cellulare, anche qualcuno sdraiato su una barella in preda a qualche malore.
Vado a prendere la mia borsa con i viveri, e volo al mio camion per recuperare lo zaino con il cambio. Devo telefonare subito a mio padre per comunicargli l’impresa; devo parlare con Simona e darle la notizia… Sono così felice che non sento neanche la stanchezza. Cosa vuoi che siamo due alluci con le unghie nere di sangue pisto in confronto alla più alta sublimazione della libertà che ti può dare la corsa? Pazienza per gli alluci se ne guadagna l’autostima! Per oggi, quella “senza fissa dimora” della Felicità è venuta a bussare alla mia porta, sorriso rassicurante e sincero… E so che il suo effetto inebriante perdurerà per un bel po’. Mi rendo conto che “non sono una persona qualunque”, ora posso dirlo senza peccare di superbia…NIENTE E’ IMPOSSIBILE! CE L’HO FATTA!
In realtà, e l’ho capito la settimana seguente alla Maratona, ce l’ho già fatta il giorno in cui ho cercato il mio obiettivo e l’ho guardato dritto negli occhi. E’ quello il segreto, ora lo so, e ormai l’ho detto, e quindi non è più un segreto! Sono sicura che un uomo è veramente triste quando non ha più obiettivi da rincorrere…Possibili o impossibili, sono quello che ci fa restare vivi. Sto male? Voglio guarire! Non ho un soldo? Mi darò da fare per guadagnare di più! Non ho amici? Cercherò di frequentare più giri possibile per farmene qualcuno… E così via! Basta volerlo sul serio!
Ognuno può trovare delle motivazioni valide che ci spingano a ritrovare fiducia nei nostri mezzi, autostima e appagamento. Io devo ringraziare la corsa per questo: con la speranza per me stessa di poter ancora a lungo praticare questo sport, elettrizzante e anestetizzante al tempo stesso, un vero effetto doping per l’anima!
Dedicato a tutti quelli che almeno una volta nella vita si sono “sentiti qualcuno”.
…Con l’augurio che “sentirsi qualcuno” non diventi mai un’abitudine!
Alessandra Pirro
lunedì, marzo 05, 2007
Finanza comportamentale
sabato ho svolto un corso che mi ha soddisfatto molto, si trattava di psicologia del risparmiatore, meglio nota come finanza comportamentale, integrata con alcune tecniche di Programmazione Neurolinguistica, come il metamodello.
Il corso è stato diviso in due parti, nella prima, tenuta dal Dott. Enrico Rubaltelli, dell'Università di Padova e membro attivo dell'Associazione italiana finanza comportamentale i partecipanti hanno affrontato le tematiche princiapali della finanza comportamentale, come il comportamento del cliente e del consulente finanziario, degli errori tipici che compiiono entrambi, delle stetegie decisionali affrontate.
Rubaltelli, infatti, è un grande esperto di decision making, ha pubblicato articoli su riviste internazionali ed è ricercatore all'Università di Padova.
Oltre ad essere un ottimo professionista è anche una persona piacevole ed affidabile.
Nella seconda parte del corso, dopo che il Dott.Rubaltelli aveva fornito gli elementi fondamentali della finanza comportamentale, come le euristiche, la teoria del prospetto, la cnotabilità mentale ecc. sono intervenuto, con il Dott. Del Monte, che partecipa spesso a questo blog, per fornire ai partecipanti degli strumenti di intervento diretti con il cliente.
Abbiamo spiegato e sperimentato conuna serie di esercizi il metamodello e cioè quel linguaggio di precisione, basato su una serie di domande precise, che aiuta l'interlocutore a rivivere in mod completo un'esperienza vissuta, a superare un convinzione limitante o ad arricchire ed ampliare un'idea.
I partecipanti sono stati soddisfatti e questo mi rende felice.
Visto che vi ho parlato del metamodello, quale miglior tecnica da introdurre la prossima volta?
a presto
giovedì, febbraio 15, 2007
Coaching Creativo. Tecniche per la crescita, l'innovazione, il cambiamento personale ed aziendale
ecco l'introduzione e l'indice del libro per farsi un'idea più chiara:
Il coaching è ormai considerato uno dei più efficaci metodi di intervento per il cambiamento all’interno dei processi aziendali e per la crescita delle persone. Le diverse forme in cui viene adottato questo metodo di “allenamento”, ormai diffuso in tutto il mondo - come il life coaching, l’executive coaching, il mental training per gli sportivi, il career coaching - mirano essenzialmente al raggiungimento degli obiettivi, all’elevazione degli standard di performance e ad una formazione che renda l’organizzazione - o la persona - autonoma di procedere con gli strumenti ed i metodi acquisiti nel corso del training. Il coaching è anche e soprattutto crescita, cambiamento, trasformazione e trasferimento delle risorse interne, verso quegli aspetti della vita dell’individuo e/o del gruppo che ancora non hanno raggiunto livelli soddisfacenti.
Avere a disposizione una raccolta organizzata ed aggiornata di tecniche d’intervento, sperimentate ed efficaci, costituisce un patrimonio importante per i professionisti che lavorano in un settore sempre più competitivo, in cui sono richiesti continui aggiornamenti e nuovi apprendimenti. Il testo che proponiamo, raccoglie una serie di tecniche, utilizzate nell’ambito del coaching e della consulenza, di cui possono avvalersi i professionisti, o coloro che stanno muovendo i primi passi in questa affascinante e variegata disciplina. Nella nostra esperienza abbiamo utilizzato questi metodi di intervento, non solo nell’ambito del coaching, ma anche nella consulenza psicologica e in taluni casi nella psicoterapia individuale e di gruppo. Le tecniche di per sé costituiscono una traccia, un modello di riferimento per intervenire nelle situazioni che richiedono un cambiamento, pertanto, possono essere utilizzate anche per gli psicologi del lavoro e delle organizzazioni, per chi si occupa di formazione in aula, per i manager o leader di team di lavoro, per i consulenti aziendali.
Alcune di queste tecniche sono già conosciute, almeno da una parte del pubblico, ma rielaborate in forma creativa dagli autori secondo una metodologia di intervento che cura particolarmente il processo di pensiero creativo; altre tecniche sono state messe a punto dagli autori stessi nel corso di anni di attività di consulenza e formazione.
Nella prima parte del testo viene illustrata la metodologia del Coaching Creativo con la quale ci proponiamo di mettere in risalto la definizione stessa che abbiamo dato alla forma di coaching che utilizziamo nella pratica professionale. Creativo, infatti, è il metodo di lavoro di cui ci avvaliamo, che mira all’allenamento creativo delle persone, a stimolare in loro l’apprendimento di una metodologia per realizzare i propri obiettivi e affrontare cambiamenti in modo creativo, a sviluppare ed elaborare una serie di opzioni, mentali, comportamentali, emotive, per arricchire la propria mappa di se stessi, del mondo che li circonda e delle relazioni tra se e l’esterno. Nel capitolo riguardante la metodologia del Coaching Creativo si approfondiscono le cinque fasi che lo costituiscono, mettendo in risalto gli aspetti del funzionamento umano cui è riferibile quella specifica fase. L’approccio, infatti, non è frutto di un astrazione teorica, ma deriva piuttosto dal modellamento del processo creativo e di alcuni aspetti relativi al funzionamento umano, dagli aspetti più semplici a quelli più complessi. Gli studiosi dei processi creativi, da decenni vanno alla ricerca delle modalità con le quali l’essere umano riesce a risolvere creativamente i problemi, ad inventare, generare opere d’arte. Non è certamente scopo di questo libro proporre ulteriori modelli esplicativi, ma piuttosto indicare l’efficacia di un utilizzo consapevole delle fasi e delle procedure che appunto caratterizzano i processi creativi. In questa parte del testo esporremo anche alcuni riferimenti di tipo teorico, modelli concettuali e di intervento applicativo, che costituiscono il filo conduttore delle tecniche. Il nostro tentativo e la nostra speranza è di condividere, con il lettore, alcuni aspetti del nostro modo di lavorare con le persone e con le organizzazioni; la nostra intenzione è anche trasmettere l’idea di un approccio olistico all’essere umano, possibile grazie all’integrazione di quei modelli teorico-applicativi di cui ci avvaliamo da anni nella nostra esperienza di lavoro e che abbiamo sintetizzato in procedure e tecniche che, nell’insieme, prendono il nome di Coaching Creativo.
Nella seconda parte del testo entriamo nel vivo del lavoro, con la presentazione di alcune tecniche specifiche del Coaching Creativo, la cui elaborazione è stata ispirata dagli autori e dalle teorie che rappresentano i modelli di riferimento costanti della nostra professione, ma anche dall’esperienza pratica con i nostri clienti. L’organizzazione e la presentazione delle tecniche evita di riferire gli aspetti teorici che, invece, sono approfonditi nel primo capitolo; le citazioni bibliografiche indirizzeranno coloro che intendono approfondire gli argomenti di riferimento ed eventualmente la congruenza tra obiettivi che si intende conseguire con il coachee (cliente), i passi operativi ed il quadro teorico di riferimento. La strategia di intervento a nostro avviso non può essere troppo “tecnica”, poiché diventerebbe soltanto un’esercitazione filtrata eccessivamente dalla parte razionale, priva di quelle componenti emotive e motivazionali che coinvolgono il coachee nella promozione del proprio cambiamento. Decontestualizzata dalla relazione tra coach e coachee e dalla cornice di riferimento dell’intervento di coaching, la tecnica rischia di assumere le caratteristiche di un esercizio fine a se stesso, annullando la possibilità di co-creare lo spazio di condivisione, che prepara il terreno per nuove esplorazioni e induce, nella relazione di consulenza, trasformazioni implicite che possono promuovere progressivamente il cambiamento desiderato.
Il potere dell’intervento, cioè quel particolare stimolo al cambiamento, il fattore che può innescare una nuova decisione, un nuovo comportamento, la diminuzione o la scomparsa di un sintomo, un comportamento limitante, un blocco, trae origine dalla combinazione di più fattori. In particolare ci si riferisce alla congruità tra la fotografia diagnostica di un particolare momento del processo di consulenza, l’obiettivo che si vuol ottenere con il coachee, il tipo di procedure e di tecniche o percorsi creativi scelti e le modalità comunicative e relazionali utilizzate nel coaching.
La presentazione delle tecniche segue uno schema comune:
1 descrizione che introduce il lettore tecnica;
2 obiettivi;
3 indicazioni operative;
4 esempio applicativo.
Alcune di queste tecniche sono state ideate e sperimentate dagli autori, altre sono invece rielaborazioni di tecniche classiche; ci riferiamo in particolare alla SWOT Analysis, che nel Coaching Creativo viene utilizzata come un percorso creativo per la trasformazione e la ristrutturazione dei punti deboli e delle minacce di un progetto. Il GoalSolving è invece un percorso che integra in sé i passi operativi più importanti di alcune note tecniche utilizzate in ambito aziendale (come la Lotus Blossom, la Stakeholders Analysis, i Sei Cappelli per pensare, la Force Field) in una rielaborazione utile al processo di coaching individuale e di gruppo rivolto ad una varietà di obiettivi.
La Matrice dell'Ok Corral presenta una impostazione descrittiva diversa dalle altre poiché, gli aspetti teorici e applicativi sono peculiari di questa tecnica. Essa costituisce un approccio metodologico a vari tipi di situazioni, come ad esempio la valutazione soggettiva dell’impatto che alcune situazioni possono suscitare in due interlocutori, oppure, le condizioni che richiedono un processo decisionale, la negoziazione, lo sviluppo del processo creativo individuale e di gruppo.
giovedì, febbraio 08, 2007
Coaching Creativo, finalmente il libro!
Nei mesi scorsi ho iniziato ad introdurre qualcosa sulla metodologia formativa che abbiamo sviluppato, ma da oggi mi piacerebbe raccontarvi qualcosa di più.
Voglio mettere a vostra disposizione i principi e le tecniche che hanno dato vita al coaching creativo, svelarvi la storia e le caratteristiche di questa nuova metodologia di formazione.
Il Coaching Creativo è un modello per sviluppare la propria creatività. Non sto parlando di fantasia, astrazioni o poesia, ma della capacità di trovare nuove soluzioni, idee, opportunità e, soprattutto di farlo con ORGANIZZAZIONE.
Come dice il Prof. Domenico De Masi, uno dei massimi esperti e teorici della creatività individuale e di gruppo, la creatività è emozione e regola.
Questo principio fa parte anche della nostra concezione di creatività, che per noi vuole essere uno st0urmento in mano alle persone e alle aziende per innovare ed affrontare positivamente i cambiamenti.

questo logo, rappresenta il coaching Creativo, perché mostra l'unione, il coinvolgimento e la partecipazione di un gruppo, che converge i propri sforzi verso un miblioramento comune, ma oguno secondo le specifiche caratteristiche ed obiettivi.
Le frecce che si intravedono, costruite tra gli omini che si tengono per mano,convergono verso il centro ed esplodono verso l'esterno, perché ogni partecipante ad un Coaching Creativo, assorbe gli effetti positivi del lavoro del gruppo e l'energia che ne proviene e, contemporaneamente, riporta le capacità rafforzate e rinnovate nella sua vita personale e professionale.
Il libro, oggi, è finalmente uscito, e in questi giorni sarà esposto nelle librerie collegate all'editore Franco Angeli.
Dai prossimi giorni continueremo ad esplorare il potere della mente creativa
giovedì, gennaio 11, 2007
Troviamo i bambini!
Diamoci da fare per proteggere l'infanzia!
Apprezzo molto il progetto di imporre un utilizzo sociale dei mezzi di comunicazione, per fare in modo che le innovazioni e lo sviluppo tecnologico servano davvero a migliorare la nostra vita. Per realizzare un progetto così complesso, servirà il coinvolgimento delle istituzioni e delle società telefoniche, ma come afferma sul sito web una delle organizzatrici "Usare tutte le tecnologie è importante, ma dobbiamo essere tutti UNITI.L'UNIONE FA' ANCORA LA FORZA !"

"Ciao a tutti.
Vi segnalo il sito www.troviamoibambini.it
Vi prego di visitarlo e divulgarlo non solo perché vi é stato inserito all'interno anche Ruben quanto soprattutto perché propone una iniziativa molto importante a cui vi prego di aderire e far aderire più persone possibili.
Un saluto cordiale con mille ringraziamenti anche a nome del mio bambino
Stefano Bianchi
papà di Ruben"
In bocca al lupo Stefano!
simone
mercoledì, gennaio 10, 2007
Creatività: il primogenito è il coach dei fratellini
Un ulteriore meccanismo che viene messo in mostra da Markus Baer, ricercatore alla Washington University, è quello dell'imitazione, di cui parleremo più diffusamente nei prossimi post, e che sarà citato molto spesso nelle discussioni su questo blog.
Da domani tornerò a presentare una nuova tecnica e tra un'esperimentato e l'altro continuerò a proporre articoli e ricerche sul comportamento delle persone per arricchire e approfondire le argomentazioni del blog.
"Primogeniti creativi grazie a fratelli e sorelle
La presenza di un fratello o sorella di sesso opposto aumenta ulteriormente la creatività
Tre fattori sembrano influenzare la creatività dei primogeniti: il numero di fratelli o sorelle, il fatto che uno di questi sia di sesso opposto e una differenza di età ridotta (non più di tre anni). È questa conclusione a cui è giunto Markus Baer della Washington University a St. Louis dopo aver studiato un campione di persone primogenite e analizzato diversi fattori che potevano aver influenzato la loro capacità di esprimere creatività, dove per creatività – osserva Baer – non bisogna intendere solo la capacità di sviluppare idee originali, ma anche che queste abbiano un valore pratico.
“Se la differenza di età fra il primogenito e gli altri figli è troppo elevata, le persone che gli sono intorno finiscono per spingerlo nel ruolo di surrogato di una figura parentale”, osserva Baer. “Fin dall’inizio ci si aspetta che collabori a disciplinare il fratello minore, il che solitamente conduce all’adozione di comportamenti simili a quelli degli adulti. Se l’età dei bambini è più vicina, il primogenito ha invece un compagno di giochi, il che esalta la sua creatività.”
La presenza di un fratello o sorella di sesso opposto aumenta ulteriormente il livello di creatività, in quanto il primogenito o la primogenita non tenderebbe ad assumere automaticamente e in modo stereotipato i comportamenti e i ruoli di maschio e femmina. Ciò aprirebbe la possibilità di confrontarsi con uno spettro di comportamenti e prospettive più vasto e tale da stimolare la creatività."
fonte Le scienze on line
a presto
simone
sabato, gennaio 06, 2007
A proposito di creatività
ho recuperato una ricerca che avevo archiviato qualche mese fa, ma che mantiene vivo il suo interesse e la sua attutilità, soprattutto in relazione con l'argomento di questo blog.
Riprendo questo argomento anche in relazione a quanto dicevamo nei commenti a questo post
Le basi biologiche della creatività
Geni e artisti sono più aperti agli stimoli provenienti dall'ambiente circostante
Alcuni psicologi dell'Università di Toronto e dell'Università di Harvard hanno identificato una delle basi biologiche della creatività. Secondo lo studio, pubblicato sul numero di settembre della rivista "Journal of Personality and Social Psychology", il cervello delle persone creative sembra essere più aperto agli stimoli provenienti dall'ambiente circostante. quello delle persone "normali", invece, escluderebbe queste informazioni mediante un processo chiamato "inibizione latente", definito come la capacità inconscia di ignorare gli stimoli che l'esperienza ha dimostrato essere irrilevanti per le proprie necessità. Grazie a test psicologici, i ricercatori hanno mostrato che gli individui creativi possiedono livelli più bassi di inibizione latente.
"Ciò significa - spiega Jordan Peterson, co-autore dello studio - che gli individui creativi restano più in contatto con le informazioni extra che fluiscono costantemente dall'ambiente".
In passato, gli scienziati hanno associato l'incapacità di schermarsi dall'eccesso di stimoli con un tipo di psicosi. Tuttavia, Peterson e i colleghi Shelley Carson e Daniel Higgins ipotizzavano che questa caratteristica possa anche portare a una forma di pensiero originale, specialmente se combinata con un alto quoziente di intelligenza. Hanno perciò eseguito test di inibizione latente su diversi studenti di Harvard: coloro che erano stati classificati come particolarmente creativi, per esempio per aver riportato risultati insolitamente elevati in determinati campi creativi, avevano una possibilità sette volte superiore di presentare bassi punteggi di inibizione latente.
fonte: Le scienze online
mercoledì, gennaio 03, 2007
IL CERVELLO HA LA 'SFERA DI CRISTALLO' PER IMMAGINARE IL FUTURO
di seguito riporto un paio di articoli interessanti che commentano una ricerca condotta dal Dipartimento di Psicologia dell'Università di Washington.
Primo articolo:
"Nel nostro cervello esisterebbe una sorta di 'sfera di cristallo' per vedere e immaginare il futuro e fare, così, valutazioni a lungo termine. Secondo quanto riferito sulla rivista The Proceedings of the National Academy of Sciences, infatti, per costruirci immagini mentali di eventi futuri attiviamo nel nostro cervello un set di zone specifiche (corteccia premotoria laterale sinistra e parte del cervelletto) legate a compiti di pianificazione ed esecuzione motoria.
Allo stesso tempo, spiega Karl Szpunar del Department of Psychology presso la Washington University con sede a St. Louis, altre regioni cerebrali (come la corteccia occipitale sinistra e la cingolata bilaterale) si attivano mentre pensiamo al futuro per creare, sulla base di luoghi a noi già noti, la scenografia degli eve nti futuri che stiamo immaginando.
Prefigurarsi nella mente eventi futuri che ci riguardano è una prerogativa esclusivamente umana importantissima, affermano gli esperti, perché ci permette di ponderare e decidere il 'da farsi' sulla base delle possibili conseguenze del nostro agire. Insomma, poter creare l'immagine mentale di eventi futuri che ci riguardino in prima persona è un utile 'timone' che ci guida nel nostro agire quotidiano.
Finora, però, rimaneva un mistero quali 'sfere di cristallo' il nostro cervello consultasse per darci un'immagine mentale del futuro. Gli esperti Usa hanno svelato l'arcano coinvolgendo un gruppo di individui ai quali hanno chiesto di immaginare un evento futuro che li riguardasse in prima persona, per esempio il loro prossimo compleanno, o uno che riguardasse un loro caro, oppure ancora di ricordare un fatto del passato.
Durante questi 'esercizi mentali' gli esperti hanno esaminato l'attività cerebrale dei volontari co n la risonanza magnetica nucleare. Questa ha permesso di localizzare la 'sfera di cristallo' del cervello in un set di aree corticali distinte: la corteccia premotoria laterale sinistra e una parte del cervelletto sono principalmente attivate quando i volontari immaginano un evento futuro che li riguardi in prima persona, un po' come avviene quando immaginiamo o simuliamo mentalmente dei movimenti. Per rendere più realistica l'immagine mentale del nostro futuro, inoltre, spiega Szpunar, il cervello è in grado di ricreare i luoghi dove quell'evento si verificherà, sulla base di informazioni spaziali catalogate nella nostra memoria.
A tale scopo si attivano aree come la corteccia occipitale sinistra e quella cingolata bilaterale, già note per essere legate alla formulazione di contesti visuospaziali. Benché siano i primi dati disponibili sui circuiti neurali dove si colloca la nostra abilità di 'prevedere il futuro', conclude Szpunar, quelli offerti da questo studio rapprese ntano le prime prove empiriche che nel cervello esiste un sofisticato sistema per creare immagini mentali del nostro futuro e permetterci di pensare ad esso".
Secondo articolo da Repubblica.it
Nello scannerizzare il meno conosciuto tra gli organi del nostro corpo
i ricercatori della Washington University svelano un grande mistero dell'uomo
Scoperte le tre aree del cervello
che ci fanno pensare al futuro
Scoperte le tre aree del cervello
che ci fanno pensare al futuro
WASHINGTON - L'idea è suggestiva: conoscere cosa succede alla mente nel momento in cui immagina non cio che è, ma ciò che sarà. E' più o meno questa la scoperta fatta da un team di ricercatori della Washington University. I quali, nel loro scansionare il cervello umano, hanno visto che ci sono tre specifiche aree in azione, quando l'individuo si concentra sul futuro.
Un'ipotesi scientifica che non è solo affascinante: potrebbe anche aiutare i medici, ad esempio, a capire meglio i danni cerebrali provocati da incidenti o da malattie.
Insomma, attraverso questa scoperta, potrebbe essere possibile fare almeno un altro po' di luce su quello che è tuttora il più misterioso e il meno conosciuto, tra gli organi del nostro corpo. Solo l'utilizzo recente dei macchinari che ne permettono la scansione ha permesso di saperne qualcosa di più. Si tratta infatti di una tecnica che fa conoscere ciò che il paziente sta pensando, grazie all'osservazione di specifiche aree del cervello. Aree che, proprio in quel particolare momento, diventano allo scan di colore più intenso: segno di un aumento dell'attività elettrica.
Ecco perché, in questi ultimi tempi, alcuni ricercatori - come quelli della Washington University - si sono concentrati nella ricerca di quelle aree cerebrali preposte a una delle attività più tipicamente umane. E cioè la proiezione della mente verso gli eventi futuri.
Per comprendere il risultato della scoperta, basta fare un esempio: le immagini ottenute allo scan nel pensare a un compleannno già passato sono diverse, rispetto a quelle di un compleanno che deve ancora arrivare. In particolare, quando la mente guarda avanti, verso le esperienze future, sono tre le aree cerebrali attive: la parte laterale sinistra della corteccia, il precuneo sinistro e la parte posteriore destra del cervelletto.
I risultati di questi esperimenti sono in linea con altri studi su pazienti che hanno sofferto danni cerebrali, e che per questo hanno perso la capacità di immaginare eventi futuri. Ma illudersi che adesso il mistero della capacità tutta umana di proiettarsi verso ciò che ancora non è, è assolutamente prematuro: gli stessi ricercatori della Washington University ammettono che questa scoperta è solo l'inizio. E che andranno compiute ulteriori ricerche".
venerdì, dicembre 29, 2006
Ciao Tanya. Benvenuta!
Nel primo, Dialogando con Anima, Tanya espone e discute dei suoi studi e della sua pratica nell'ermetica, la Kabbalah, la teosofia, l'alchimia,
E' un ottimo invito ai suoi lettori affinché fondano gli antichi insegnamenti sull'uomo e l'universo alle moderne scoperte della scienza. Un esempio su tutti: gli antichi stregoni dicevano di viaggiare attraverso i sogni per nuove dimensioni ed oggi gli astrofisici confermano, attraverso i loro calcoli e le loro teorie che esistono dei mondi paralleli alla realtà che siamo capaci di percepire. Castaneda, o meglio il suo maestro Don Juan, paragona la realtà e gli infiniti mondi ad una buccia di cipolla; esistono diversi strati sovrapposti, ognuno con le sua particolare realtà, con le sue regole ed abitanti.
Ognuno è libero di credere ciò che vuole e al riguardo mi piace citare la frase riportata da Tanya nel suo primo blog:
"Essere scettici è una buona cosa. Gli antichi Kabbalisti apprezzavano il valore dello scetticismo perchè gli scettici fanno ciò che si dovrebbe fare: pensano in maniera critica e si interrogano su tutto. Io faccio la stessa cosa, e non mi aspetto che tu sia da meno. La prima cosa di cui bisognerebbe essere scettici è la realtà e l'autenticità del mondo intorno a noi. Perchè, secondo la scienza, il mondo davanti ai tuoi occhi altro non è che un' illusione" Y. Berg
E' molto interessante l'estratto dal libro che Tanya riporta in questo blog commentando la il posto sulla tecnica della Ristrutturazione in 6 fasi:
"Alcuni scienziati di stanza presso il McGill Cancer Center ( McGill University, Montreal, Canada ) inviarono a 118 medici, esperti di cancro ai polmoni, un questionario per determinare quale grado di fiducia essi nutrissero nelle terapie che applicavano. Fu loro chiesto di immaginare di aver contratto essi stessi la malattia e quale delle sei attuali terapie sperimentali avrebbero scelto. Risposero 79 medici, 64 dei quali non avrebbero acconsentito a sottoporsi ad alcun trattamento che contenesse Cisplatino - uno dei comuni farmaci chemioterapici che applicavano - mentre 58 dei 79 reputavano che tutte le terapie sperimentali in questione fossero inaccettabili, a causa dell'inefficacia e dell'elevato grado di tossicità della chemioterapia> ( Philip Day, Cancer : Why We're Still Dying to Know the Truth, Credence Publications, 2000 ).".
Sono certo che un medico sarebbe profondamente turbato assumendo sostanze tanto pesanti e tossiche, ma è importante valutare il punto di partenza e cioè la malattia, una grave malattia.
La componente psicologia (o come preferite chiamarla), quella della partecipazione attiva del malato in direzione del suo miglioramento e della guarigione sono aspetti decisivi, ma non mi sento di disarmare la medicina tradizionale, gettando via i suoi strumenti perché non sono ancora perfetti. Il percorso della scienza, così come quello della conoscenza sono densi di difficoltà e di barriere da superare. Quando erano gli sciamani e gli stregoni a curare i malati non mancavano certo le sostanze tossiche o rimedi che alla luce delle conoscenze attuali sono totalmente superati e giudicati inefficaci.
Credo che sia importante procedere, come dice anche Tanya riportando un testo di Confucio, ricercando quell'equilibrio, quel "costante mezzo", che crea le condizioni migliori per la crescita delle persone e della conoscenza:
"Giunti nella posizione di mezzo e conseguita l’armonia, allora Cielo e terra sono al loro posto ed è così che ogni cosa sotto il cielo può svilupparsi". Confucio.
Quindi, pur credendo che gli antichi rimedi siano portatori di una conoscenza profonda, segreta e in parte perduta, sono convinto che sia necessario legare tutto ciò al grande e meravoglioso progresso portato dai moderni alchimisti e stregoni: i medici e gli scienziati di oggi.
Non dimentichiamo infatti, che le cure che vengono imposte ai pazienti, spesso sono causate dagli interessi economici dei produttori di farmaci e non sono lasciate alla libera analisi e diagnosi del medico.
Il secondo blog di Tanya è degno di grande interesse, The Cradle perché riporta tanti testi da scoprire, leggere, meditare e commentare.
Per concludere mi lego ancora ad un pensiero di Tanya per dare un'ulteriore spiegazione : "I Kabbalisti insegnano che in ogni cosa che accade, c'è sempre il seme della grazia. In altre parole, tutto il caos ci porta verso il bene".
Questo concetto si lega proprio all'intenzione positiva tipica della Ristrutturazione, che ritrovate nel punto 3 della tecnica:
"3. separare il comportamento, lo schema mentale, dalla finalità positiva che svolge."
Questi come altri elementi importanti legano molte tecniche di comunicazione o per lo sviluppo della mente creativa alle antiche conoscenze e all'antica saggezza di maestri che hanno lasciato aperto un percorso di studi e pratica e che Tanya sta così bene riportando nel suo blog.
Complimenti un gran bel lavoro Tanya!
mercoledì, dicembre 20, 2006
Ristrutturazione in sei fasi
oggi parliamo della Ristrutturazione in sei fasi. è rimasto indietro un argomento e cioè lo svolgimento dell'Imagineering Coaching, una tecnica che ho spiegato ma che non ho ancora svolto sul blog; nel prossimo post me ne occuperò ma intanto avevo promesso a Elrond di parlare di Ristrutturazione.
La Ristrutturazione in sei fasi è diretta al cambiamento di un comportamento, di una convinzione, di un modo di fare e pensare. il procedimento consiste nel cambiare il quadro entro il quale una persona concepisce certi eventi, allo scopo di cambiare il significato degli eventi stessi. quando il significato cambia, le reazioni e i comportamenti della persona cambiano anch'essi.
La Ristrutturazione in Sei fasi è una delle tecniche più importanti e famose della Programmazione Neurolinguistica. Oggi ne parleremo, introducendola e mettendo in luce lo schema di funzionamento. Per comprenderla profondamente è utile conoscere anche le altre basi della PNL, come il rapport, i sistemi rappresentazionali, le ancore, il metamodello ecc.. in quanto durante lo svolgimento della ristrutturazione è necessario utilizzare altre tecniche per migliorare il risultato.
Vedere di Bandler R., Griner J., La metamorfosi terapeutica, Astrolabio, Roma, 1980.
La ristrutturazione può essere utilizzata in una modalità "classica", che si avvicina ad un contesto terapeutico, nel quale un coach/terapeuta/formatore ha di fronte a se un cliente/paziente e in questo caso emerge tutta la caratterizzazione originale di questa tecnica. La comunicazione si svolge tra il coach e il cliente direttamente, ma anche tra il coach e la parte interiore/subconscio del cliente e tra il cliente e la sua parte interiore/subconscio. La modalità comunicativa e la scelta delle parole rispetta il codice del linguaggio ipnotico e molte volte nella modalità che presentiamo all'inizio il cliente/paziente è in uno stato di trance leggera.
Oggi presentiamo questa modalità classica di Ristrutturazione in sei fasi e una volta che avremo compreso a fondo e riflettuto sul meccanismo utilizzeremo la tecnica per altri fini e cioè nell'ambito della comunicazione e della negoziazione.
Esistono anche altri tipi di ristrutturazione, chiamati dagli autori Bandler e Grainder Ristrutturazione complessa: Bandler R., Grainer J., La Ristrutturazione, Astrolabio, Roma, 1982.
1. Il primo passo consiste nell'identificare lo schema mentale e di comportamento da modificare, affermando "voglio fare la cosa X ma c'è qualcosa che me lo impedisce" oppure "voglio smettere il comportamento Y ma non ci riesco".
2. Stabilire una comunicazione con la parte responsabile del comportamento che si vuole modificare, qualcuno la chiamerebbe subconscio, altri parte interiore, altri lato della personalità o aspetto del carattere. In sostanza quello che conta è identificare quella parte che determina lo stato mentale che intendiamo ristrutturare.
In questa fase si chiede alla parte responsabile del comportamento se è disposta ad entrare in comunicazione: "la parte che mi fa fare X è disposta a comunicare con me, con il mio conscio?".
Ora è importante osservare attentamente il proprio interlocutore, valutare ogni piccolo cambiamento nella postura, nei gesti, nelle espressioni. Ogni piccolo gesto può costituire il canale di comunicazione scelto dalla parte inconscia per comunicare con quella conscia.
Quando si svolge questa tecnica nei corsi di formazione sulla PNL, molte volte si decide in anticipo quale sarà il segnale e i trainer suggeriscono che sia il movimento del dito indice della mano destra. Questo è solo un suggerimento, una traccia per chi svolge l'esercizio; in realtà il canale di comunicazione è scelto autonomamente dalla parte inconscia e bisogna captare questo segno con grande attenzione.
Quando ho svolto per la prima volta questa tecnica mi trovavo a Londra e stavo svolgendo il mio primo corso di PNL con Bandler e McKeena. Non avevo ancora una grande dimestichezza con l'inglese e dovevo svolgere tutti gli esercizi con persone madre lingua e già questo era difficile... ma comprendere un esercizio del genere con tutta la complessità del linguaggio ipnotico, della comunicazione con la parte inconscia era ancora più complesso. La prima volta l'ho svolto in modo "meccanico", con gli appunti davanti e seguendo lo schemetto. Dopo un po' di pratica ho assunto dimestichezza e un po' di scioltezza. appena mi sono sentito più sicuro ho iniziato a cogliere i particolari e una bella soddisfazione è stata quella di iniziare a cogliere i gesti più sottili del mio interlocutore. Ad esempio, durante l'esercizio svolto con una ragazza mi sono reso conto che non era il suo dito a muoversi quando confermava qualcosa, ma la sua testa, che si muoveva leggermente in avanti. Non è possibile definire con la parte conscia il gesto che farà la parte inconscia, altrimenti per superare un comportamento che ci limita o modificare uno schema mentale basterebbe dirci "fai questo o fai quello" e subito, razionalmente, ci comporteremmo di conseguenza, ma non è così facile.
Quindi, in questa fase, come nel proseguimento della tecnica, fare attenzione ad ogni piccolo cambiamento o gesto dell'interlocutore.
3. seprare il comportamento, lo schema mentale, dalla finalità positiva che svolge. Il presupposto a questo momento della tecnica, ma utilizzato anche da altre teorie e metodologie terapeutiche, è che la nostra parte interiore/subconscio cerca sempre il meglio per noi o almeno quello che crede sia il meglio per noi e il suo obiettivo è sempre quello di condurci al benessere, anche se alcune volte i modi che sceglie non portano direttamente a questo risultato, anzi possono sembrare addirittura delle forme di autosabotaggio.
Chidere alla parte interiore responsabile dello schema mentale da modificare "saresti disposta a far sapere al mio conscio che cosa stai cercando di fare per me, tramite questo schema mentale?". Se la risposta è positiva chiedete di comuncarvi la finalità positiva, altrimenti tornate ai passaggi precedenti e stabilite di nuovo un canale di comunicazione con la tua parte inconscia.
E ancora domandate "se ci fossero altri modi di assolvre questa funzione, che funzionassero altrettanto bene, se non meglio, ti interesserebbe trovarli?".
4. ora, rilassandosi, continuate a domandare: "sei consapevole di avere in te una parte creativa? allora, dimmi pensa a tre modi alternativi di soddisfare la funzione positiva che hai individuato".
5. "sei disposto ad utilizzare uno di questi modi nelle prossime settimane e vedere cosa accade?".
6. "c'è qualche parte di te, del tuo carattere, dei tuoi valori che contrasta con questa nuova modalità di pensiero e azione?".
se è tutto ok, adottate il nuovo comportamento ed verificate cosa accade.
Questo è lo schema originale della Ristrutturazione in sei fasi, nei prossimi post troveremo dei modi più semplici e diretti che potrete utilizzare anche in una comunicazione informale o professionale, come ad esempio potrebbe fare Elrond nel suo lavoro di medico. Intanto, però, è opportuno studidare lo schema che ho proposto e magari leggere il libro originale: Bandler R., Grinder J., La metamorfosi terapeutica, Astrolabio, Roma, 1980.
A presto e fatemi sapere impressioni
lunedì, dicembre 18, 2006
Creatività e Coaching da il benvenuto a Elrond!

Buongiorno a tutti!
un caro saluto a Elrond (andate a visitare il suo blog: http://danimadacquaedirespiro.blogspot.com/) perché mi ha fatto molto piacere trovare il suo commento sul blog, prima di tutto per la sua testimonianzail sulla tecnica dell'Imagineering Coaching, affermando di utilizzarla spontaneamente da tanti anni nel suo lavoro, un lavoro complesso, delicato e di grande responsabilità: il medico, in ospedale, con un'attività specifica in "area critica".
Un tipo di lavoro, quello del medico, che ha visto negli ultimi anni delle difficoltà sempre maggiori perché la gente è pronta a criticare, senza avere cognizione di causa (magari per in seguito ad una breve lettura su internet: vergogna presuntuosi!), dei professionisti che hanno impegnato gran parte della loro vita nello studio, nella sperimentazione e nell'attività pratica, come pochissime altre professionalità sanno fare.
Qualche "pecora nera" come in ogni ambito esiste e questi a causa delle amplificazioni mediatiche hanno contribuito a far diminuire il presitigio e il rispetto verso una categoria che lavora sempre al limite, con tempi ridotti e ritmi elevatissimi; nel loro caso l'errore umano non si concretizza in un'email sbagliata o in una vendita persa... e invece di creare intorno a loro un clima ed un ambiente che li aiuti a semplificare una professione tanto difficile, si riducono i fondi, le strutture, i posti letto, si aumenta l'orario di lavoro e, contemporaneamente, si pretende che siano infallibili. Anche io ho avuto i miei problemi, anche piuttosto gravi, a causa di un incompetente, ma allo stesso tempo, ho incontrato dei grandi professionisti che mi hanno aiutato e sostenuto. Come al solito quando dirigenti e politici creano i problemi, gestendo malamente le cose, si crea la consueta "guerra tra poveri" nel senso che si combattono proprio quelli che subiscono, allo stesso modo, le conseguenze negative di tali personaggi: lavoratori e consumatori, medici e pazienti.
Scusate questa digressione, ma ho un gran rispetto per una professione nella quale teoria e pratica procedono all'unisono, e nella quale le pressioni sono altissime, ma le gratificazioni sociali sempre più ridotte.
Tornando all'argomento del blog, ad esempio, pensate all'enorme impegno nella comunicazione a cui sono sottoposti i medici.
Mettiamoci nella loro prospettiva, indossiamo la tuta, gli zoccoli, pensiamo che dal nosto lavoro dipende la vita delle persone....
Da una parte ci sono i pazienti, preoccupati, malati, sofferenti ed ansiosi, dall'altra i parenti, amorevoli, ma alcune volte controproducenti e, ancora, riflettete sul continuo lavoro di equipe con gli altri medici, con gli infermieri, il personale, i portantini, i dirigenti che vorrebbero gestire gli ospedali come un'azienda, facendo operare a tutto spiano, tenendo i pazienti il meno possibile "allettati", ragionando con criteri economici che non possono e NON DEVONO essere applicati alla salute degli esseri umani.
Nel mio lavoro e nella mia vita ho spesso modo di parlare con medici e posso permettermi di consigliare una tecnica di comunicazione e più precisamente di Programmazione neuro linguistica che è molto utile da applicare e di cui parleremo nel prossimo post: la Ristrutturazione in sei fasi.
Questa tecnica è utile per trasformare le convinzioni e i comportamenti cosiddetti limitanti e che sabotano i nostri risultati.
Per un paziente, ad esempio, è fondamentale attenersi con precisione alle cure che il medico individua, ma in pochi lo fanno, secondo statistiche di cui discutevamo in un recente congresso nel quale erano presenti medici e formatori, per questa ragione è importante ristrutturare il comportamento del paziente e portarlo ad essere preciso e puntale nel suo comportamento e nel suo percorso di miglioramento. Inoltre, è fondamentale che il paziente assuma un atteggiamento costruttivo e che tenda con forza al suo migioramento progressivo, con la convinzione, ferma, che è un percorso da seguire, che il MIGLIORAMENTO è l'obiettivo da raggiungere e che il suo ruolo attivo è assolutamente fondamentale.
Anche i medici, alcune volte, non hanno gli strumenti per ristrutturare le convinzioni limitanti e non aiutano il paziente dal punto di vista psicologico, per questo è importante fonirglieli perché in questo modo faranno il bene dei pazienti in modo più agevole e vedranno semplificato il loro lavoro quotidiano di comunicazione a più livelli.
Non c'è solo la ristrutturazione, ma anche altre tecniche per sviluppare una relazione di fiducia, rapidamente, ricordando sempre, però, che la fiducia, per quante tecniche di comunicazione si possano utilizzare, si costruisce con i fatti e con l'esempio!
un saluto a tutti e a presto con la Ristrutturazione in sei fasi!
Simone
martedì, dicembre 12, 2006
Creatività, Coaching e Imagineering coaching
come ho detto nel commento al post precedente, attendo idee sull'Imagineering Coaching e sono pronto a commentarne con voi i risultati
Comunque vi do appuntamento a giovedì, quando svolgerò questa tecnica per le finalità del Blog e scriverò un nuovo post al riguardo.
Ora però devo smettere di scrivere e stare seduto davanti al computer perché ho letto questo articolo e non vorrei incorrere in problemi del genere....
a presto
lunedì, dicembre 11, 2006
Creatività e Coaching: buon lunedì, perché non sia solo il primo giorno, ma anche il primo sogno della settimana
rispetto a quello che dice ale nel suo ultimo commento, a proposito di ciò che fa per caricarsi e motivarsi nella corsa, direi che l'atletica leggera è molto esmplificativa dei meccanismi mentali che si mettono in pratica per migliorare le proprie prestazioni e fare in modo che la mente incida positivamente sul fisico. Pensiamo ad esempio ad un saltatore, in alto o in lungo è indifferente, e ricordiamo cosa fa prima di saltare, quando con i movimenti del corpo e della testa rivive il proprio salto. In quei momenti sta ricordando il suo salto migliore, quando ha raggiunto il risultato massimo e il più soddisfacente. L'atleta in quei momenti rivive le immagini, ricorda le cose che si è detto, le sensazioni che ha provato durante la rincorsa, il salto. La sua strategia mentale e le azioni che ha compiuto. Proprio come dice Ale e come si fa nel tennis, un altro sport nel quale la componente psicologica gioca un ruolo essenziale.
Sempre ad Ale dico che sarò felice di seguirti nel tuo cammino e nella sperimentazione dell'Imagineering coaching!
Lo stesso dico a Salatina, che ringrazio per le sue parole e che "sponsorizzo", invitandovi ad andare a leggere il suo blog, http://fiss-azioni.blogspot.com/, perché scrive molto bene: Vai avanti, raccontaci un'altra bella storia, come Cassandra, un racconto tra il giornalismo e la letteratura!
A presto!
martedì, dicembre 05, 2006
Coaching e creatività con Walt Disney e l'imagineering coaching

ieri abbiamo iniziato a parlare dell'imagineering coaching, una tecnica ispirata al grande Walt Disney. Questa tecnica è basata su tre momenti che si combinano e si integrano tra loro e durante i quali si assume il pensiero di un sognatore, di un realista e di un critico.
I 3 momenti sono tutti importanti perché, come afferma Dilts nel suo libro "il manuale del Coach", un sognatore senza un realista non sarà in grado di concretizzare la sua idea; un sognatore e un realista possono sviluppare dei progetti, ma senza il critico non sapranno valutare e giudicare la loro idea prima che possa rivelarsi negativa e così via....
Il sognatore pensa a lungo termine, è orientato al futuro, riflette sulle alternative, sui vantaggi, tende ad allargare il proprio punto di vista. La sua postura è simmetrica e la testa è alta, che guarda avanti, verso un futuro positivo e creativo.
il sognatore risponde alle domande:
cosa vuoi fare? perché? Quale è l'obiettivo? E quali i benefici? Come saprai di averli raggiunti? Quando li raggiungerai?
Il realista è concreto, punta a realizzare obiettivi e progetti, a metter in pratica le idee. Il riferimento temporale è sul momento presente e l'arco di tempo è più stretto rispetto al sognatore. la sua postura è leggermente protesa in avanti, come chi scalpita per mettere in azione la propria idea.
Quando e come metterai in pratica l'idea? Chi sarà coinvolto? Quali passi dovrai compiere? Elencali uno per uno.
Il critico valuta e misura l'efficaci del piano, cerca i problemi che potrebbero sorgere, concentrandosi anche sulle persone coinvolte nel progetto. la postura è ad angolo, nel senso che è orientata verso il basso, come chi è concentrato sulle proprie sensazioni e sul proprio dialogo interiore.
Cosa serve o omanca al progetto? chi sarà influenzato dalle tue azioni? Quali benefici o svantaggi otterranno?
Allora, iniziamo a sperimentare questa tecnica. Io, come al solito, la realizzerò per trovare un modo per diffondere e migliorare il blog e tu?
lunedì, dicembre 04, 2006
Imaginerring Coaching
Da quando è iniziato questo blog, il 17 ottobre di quest'anno, abbiamo esposto 4 tecniche:
SCAMPER
CATWOE
TOTE
6 Cappelli per pensare
L'obiettivo è quello di utilizzare le tecniche per diffondere e migliorare questo blog, ma voi potete usarle per i vostri obiettivi e scrivendo un commento o delle domande, vi aiuterò a svolgere le tecniche nel modo più efficace.
Oggi vi parlo di una tecnica di coaching resa nota da Dilts, uno dei masismo esponenti mondiali della Programmazione Neurolinguistica: Imagineering Coaching
La nascita di questa tecnica si deve a Walt Disney, proprio l'inventore di Topolino e Paperino.

Non che Wlat Disney fosse un coach, ma Dilts, da esperto "modellatore" ha studiato il modo in cui questo grande personaggio nella storia della creatività del 900, riusciva a produrre idee originali, innovative e in grado di conquistare le menti e i cuori di grandi e bambini. Modellare vuol dire analizzare il modo in cui i grandi personaggi riescono a fare le cose in cui eccellono. Modellare vuol dire copiare e replicare le stretegie dei migliori, di chi è più bravo a fare delle cose in particolare. Ma di questo ci occuperemo in un'altra occasione...
Walt basava la sua capacità creativa su tre momenti in cui elaborava i sogni trasformandoli in realtà: il sognatore, il realista e il critico.
Disney utilizzava tutti i momenti, ma era consapevole che dal coordinamento di questi nascevano idee non solo originali, ma anche efficaci ed efficienti.
ora devo andare perché il lavoro mi chiama, ma..
to be continued...
nel pomeriggio.
venerdì, dicembre 01, 2006
coaching e sensazioni
Penso alle mie esperienze d'aula e alla carica e benessere emotivo che producono, penso alle sensazioni e alle immagini che ho di me in aula e che fanno in modo che prepari bene l'intervento, che approfondisca gli argomenti che tratto, che mi aggiorni costantemente per migliorare. Quando rappresento nella mia mente questi momenti, riesco ad ottenere la motivazione e la costanza necessari a fare bene il mio lavoro.
Quando qualche anno fa giocavo a tennis agonisticamente, mi allenavo ogni giorno per 4-5 ore e delle volte , quando pioveva o faceva molto freddo, non si era certo incoraggiati ad andare a correre ...
In quelle situazioni per convincermi ad allenarmi, mi ricordo che pensavo proprio alla sensazione del miglioramento, sentivo una tensione a diventare ogni giorno più bravo, era come un fuoco che sentivo nello stomaco e che si espandeva dentro di me, fino a donarmi energia e convinzione. Poi mi vedevo in campo, sicuro dei colpi, mi davo il solito incoraggiamento, "Dai!!", e partivo.
Lo stesso voglio fare per questo blog, riuscendo, compatibilmente con gli impegni di lavoro (colgo l'occasione per scusarmi dell'assenza di qualche giorno, ma sono stato fuori per lavoro...) ad essere costante e realizzare un coaching creativo online con tutti i lettori che intendono intervenire.
Nel suo commento Massimo fa riferimento alle strategie vincenti adottate e che possono essere replicate in altre situazioni; in proposito posso dire che una strategia è certamente composta da una serie di azioni, messe in pratica per raggiungere un obiettivo stabilito, ma è data anche da una serie di rappresentazioni che ci facciamo della situazione specifica.
Ad esempio, se per trovare la giusta motivazione a fare qualcosa sono abituato a compiere un gesto tipico, oppure a dire determinate cose a me stesso, e rivivo quel momento con attenzione, molto probabilmente mi renderò conto che insieme a quel gesto (un attimo prima, o un attimo dopo) ho ricordato anche una determinata scena, oppure ne ho immaginato un'altra o ancora potrei aver ricordato la voce di qualcuno o una musica, un suono, una sensazione particolare. Tutto questo per dire che quando riflettiamo sulle strategie che mettiamo in atto per replicarle, non è sufficiente ricostruire fedelmente le azioni compiute, ma è fondamentale, mettere in ordine anche il modo in cui rappresentiamo la situazione, lo stato d'animo vissuto in quel momento e tutto quanto detto in precedenza.
Questo è un aspetto molto rilevante del coaching e cioè quello di rivivere esperienze e stretegie adottate nel passato e che hanno dato i frutti sperati, per ripeterle, in altre situazioni, che hanno un livello di somiglianza con quella passata.
Per fare questo è utile passare qualche minuto concentrati a rivivere una situazione, allenandosi a cogliere tutti gli aspetti di quei momenti, dagli stimoli esterni, alle proprie sensazioni e immagini. Anche questo è un allenamento mentale, e dà i suoi risultati dopo un po' di pratica, ma lo sforzo vale la pena perché è un modo per conoscere meglio se stessi. Vi lascio con uno dei messaggi tipici della programmazione neurolinguistica e non solo, e cioè che alcune volte può essere utile spegnere il dialogo interno, quella vocina che si inserisce quando riflettiamo su qualcosa o cerchiamo di prendere una decisione. Quando la vocina diventa fastidiosa e ci fa perdere sicurezza nei nostri mezzi, quando ci ripetiamo cose sgradevoli e inopportune, che ci creano dei limiti e delle convinzioni negative, è importante e piacevole svuotare la mente. Dopo un po' di pratica diventa facile e riposante. E' possibile anche modificare il tono della vocina e magari farlo diventare rassicurante e calmo. Anche questo è un esercizio, un allenamento mentale, un self coaching utile ad acquisire un maggiore controllo su se stessi.
Questo non vuol dire certo mettere a tacere la propria coscienza, o esimersi dalle responsabilità,ma semplicemente evitare di autosabotare la nostra vita.
ecco due cose da fare:
- ricordare una situazione in cui abbiamo ottenuto un successo e rivivere le cose che abbiamo fatto per realizzarlo e soprattutto per motivarci ed ottenere la giusta convinzione. Ricordare immagini, sensazioni e suoni vissuti in quei momenti.
- rilassarsi profondamente, sedendosi su una comoda sedia, in un posto sufficientemente silenzioso, distendere i muscoli, concentrandosi sulla propria naturale respirazione e lasciare che la mente si svuoti, lentamente da ogni pensiero, facendosi pervadere da una sensazione di pace ed equilibrio, che nasce naturalmente quando si svuota la mente e si lascia libera per qualche minuto.
La prossima volta, a proposito di coaching, parleremo di una delle tecniche più note di Dilts, uno dei maggiori coach del mondo, che opera nell'ambito della programmazione neurolinguistica, e cioè l'immagineering coaching.
A presto
mercoledì, novembre 29, 2006
La forza e l'attualità dei ricordi
"Ciao a tutti,e caro Simon come al solito,
in qualo modo pensi che il legame tra emozione ed apprendimento possa favorire la diffusione di questo blog, pensa a vecchi apprendimenti, a momenti emozionalmente potenti, quando ha impresso nella tua memoria informazioni, dati esperienze, poi valuta che strategie hai usato oppure in che modo specifico lo hai portato avanti. Poi non tiresta che rimodellare tale apprendimento emotivo e trasferirlo al tuo progetto del blog. Buon lavoro
Massimo"
Questa è la proposta di Massimo, io la accolgo volentieri.
scusate la mia assenza di questi giorni, ma sono stato fuori casa per lavoro.
Da venerdì tornerò a pubblicare nuovi post, a partire dalla risposta a Massimo.
Un saluto a Graziano e Alessandra
Ciao
martedì, novembre 21, 2006
IL PROBLEMA DELLA COSCIENZA, IL LEGAME TRA EMOZIONE ED APPRENDIMENTO
E' un articolo scritto a quattro mani con Alessandra Celebrini e che ho ripescato perché proporio qualche ora fa discutevo con un collega del valore delle emzioni nella crescita personale.
In base alle attuali conoscenze scientifiche possiamo dire che siamo coscienti solo delle informazioni che coinvolgono l'attività della corteccia cerebrale, la quale rappresenta la zona del cervello filogeneticamente più nuova ed evoluta.
Più in particolare la coscienza risiede nelle cosiddette aree associative della corteccia cerebrale. La corteccia e' infatti funzionalmente divisa in aree sensoriali, aree motorie ed aree associative. Le aree sensoriali ricevono ed elaborano le informazioni di senso che provengono dalla periferia; le aree motorie inviano alla periferia i comandi per il movimento volontario dei muscoli; le aree associative sono aree di elaborazione cosciente delle informazioni.
L'immenso numero di informazioni che continuamente raggiunge i nostri organi di senso viene per la maggior parte elaborato a livello sottocorticale (cioè a livello di raggruppamenti di neuroni che non fanno parte della corteccia cerebrale), per cui noi non ne abbiamo alcuna consapevolezza. Solo una parte delle informazioni raggiunge le aree associative della corteccia e quindi la nostra coscienza.
Tuttavia alcune parti del cervello, diverse dalla corteccia, concorrono lavorando in modo che potremmo definire "inconsapevole" al raggiungimento degli stati di coscienza; essi rappresentano una specie di "porta" che gli stimoli provenienti dall'esterno devono attraversare prima di raggiungere lo stato di coscienza. E' importante notare che i centri sottocorticali non costituiscono una "porta" che passivamente fa passare le informazioni ma rappresentano una zona di elaborazione, in grado di variare il modo in cui queste saranno percepite dalla nostra coscienza.
Tra questi sistemi, fondamentale importanza assume la formazione reticolare, a sua volta composta da vari gruppi di nuclei. In breve il sistema reticolare e' in grado di influenzare lo stato di attivazione della corteccia e quindi il nostro stato di vigilanza, influendo anche sulla attenzione e di conseguenza sulla formazione della memoria. Esso raccoglie le informazioni in arrivo dalla periferia ed informa la corteccia della eventuale presenza di stimoli nuovi che potrebbero essere rilevanti.
Il sistema che viene considerato la "porta" più importante della coscienza e' comunque il sistema del talamo. Esso comprende alcuni nuclei che ricevono gli stimoli sensoriali dalla periferia e li trasmettono a zone molto precise della corteccia sensoriale, ed altri nuclei che essendo connessi con ampie aree della corteccia, svolgono una funzione di regolazione dell'attività generale della corteccia. In genere il sistema di elaborazione delle informazioni periferia-corteccia viene definito sistema talamo-corticale.
La memoria rappresenta una componente fondamentale della coscienza. Essa ha sede nell'ippocampo e nella zona di corteccia che lo circonda, oltre che nelle diverse aree della corteccia, a seconda del tipo di sensazione che viene ricordata (per esempio la memoria di un suono o di una musica coinvolgerà il lobo temporale, dove si trova la zona della corteccia deputata a ricevere gli stimoli sonori). La capacità di ricordare e' profondamente influenzata dallo stato di attenzione poichè il nostro cervello e' estremamente selettivo nelle cose da ricordare e generalmente tende a trattenere le cose che, per il fatto di essere considerate nuove, o importanti o in qualche modo connesse con un' emozione forte, portano ad una ampia attivazione della corteccia associativa; ancora una volta l'attività dei centri sottocorticali e' in grado di modificare l'attività cosciente attraverso la sua funzione di attivazione/inibizione della corteccia.
Particolarmente importante per il problema della coscienza e' la memoria autobiografica che si ritiene abbia sede nell'ippocampo e che rappresenta la condizione essenziale per lo sviluppo e il mantenimento dell'autocoscienza per cui in ultima analisi il fondamento dell'Io.
Anche le emozioni influenzano profondamente la nostra coscienza. Esse derivano da attività che si svolgono in zone sottocorticali (nel cosiddetto sistema limbico) di cui non abbiamo coscienza, ma che a loro volta sono in grado di influenzare l'attività della corteccia. Vale la pena di nominare a questo proposito le endorfine, un neurotrasmettitore che viene secreto dal sistema mesolimbico in risposta a sensazioni piacevoli e che informa la corteccia del fatto che il comportamento che si sta tenendo o l'attività che si sta svolgendo e' appunto fonte di piacere. Questo messaggio spinge il nostro cervello a voler ripetere l'attività fonte di piacere, per cui si può pensare che quello che noi coscientemente decidiamo di fare, sia in realtà in parte influenzato da una serie di attività di elaborazione sottocorticale di cui non abbiamo alcuna coscienza.
Questo articolo fornisce una spiegazione generale del funzionamento del cervello umano e delle sue capacità di elaborazione ed "archiviazione" delle informazioni; conoscere il modo in cui il nostro cervello reagisce agli stimoli è fondamentale, non solo per individuare le modalità di comunicazione più efficaci, ma anche per comprendere le dinamiche dell'apprendimento ed individuare quelle capaci di dare maggiori risultati.
Quando nell'articolo si afferma che, pur non avendo coscienza della maggior parte delle informazioni che arrivano al nostro cervello, questo, comunque, elabora tali informazioni a livello sotto corticale, si intuisce l'estrema complessità della comunicazione tra gli uomini e il fatto che questa si realizzi a più livelli, non soltanto quello più evidente, verbale o scritto.
Molte volte, infatti, quelle che chiamiamo sensazioni, provengono da uno dei livelli di comunicazione più profondi, non immediatamente percepibili dalla nostra coscienza, se non altro perché il numero di informazioni che ci giungono ogni giorno è immenso. Per questo le emozioni hanno un ruolo così importante nell'influenzare i nostri stati di coscienza, come affermato nell'articolo, perché la zona del cervello in cui vengono elaborate queste informazioni è vicina e fortemente collegata a livello sinaptico con quella dell'apprendimento.
Così, per apprendere profondamente, è fondamentale che le informazioni che si ricevono nell'ambito della propria formazione, siano legate in qualche modo ad una sensazione forte e piacevole, capace di rendere indimenticabile un'esperienza formativa.
Il gioco, da questo punto di vista, offre delle grandi possibilità e svolge appieno il compito di legare l'apprendimento ad un'emozione, ad un'esperienza sensoriale complessa.
Per questo nella società attuale, dove la velocità, tanto nell'elaborazione delle informazioni quanto nell'adattamento all'ambiente, è un'esigenza primaria e dove milioni di informazioni "assaltano" il nostro cervello, è importante studiare delle modalità di formazione che tengano conto delle dinamiche efficaci dell'apprendimento.
E' vero che anche un libro può essere enormemente efficace, ma questo avviene perché in quel momento stiamo dando grande importanza a quel libro, perché l'argomento è interessante per noi o perché è scritto particolarmente bene, ma non sempre il nostro cervello è così ben disposto all'apprendimento, anche se le cose utili da imparare sono tantissime, nel lavoro come nella vita personale.
Quando si gioca o si simula una situazione, oppure si abbinano immagini e suoni a quanto si studia, il nostro livello di attenzione si amplifica e i risultati del nostro sforzo diventano più efficaci e duraturi, in quanto le sfere delle emozioni e dell'apprendimento si legano facilmente e permettono ad un'esperienza di essere ricordata.
Quando assistiamo ad una lezione di tipo "tradizionale", con un professore che spiega la sua teoria o quella di altri, a meno che il professore non sia particolarmente capace di suscitare entusiasmo per quello che sta spiegando, le parole rischiano di scorrere nell'aria e di lasciare la stessa traccia di una folata di vento nella roccia; è vero che anche il vento può scalfire una roccia, ma dopo quanti anni? Troppi, per pensare che il miglior metodo di insegnamento sia quello di trasferire concetti nella mente degli studenti a forza di ripeterli.
Quando ad un'informazione teorica si abbina un'esperienza pratica, una simulazione, e si procede costantemente a realizzare lo scambio tra teoria e pratica, attraverso un continuo e progressivo processo di sintesi, la nostra mente reagisce molto più velocemente e la nostra memoria ricorda più a lungo, così che i frutti di quell'esperienza diventano davvero preziosi.
Un caro saluto a tutti i lettori e a domani
venerdì, novembre 17, 2006
Sei Cappelli per pensare, un esperienza con i ragazzi dell'AIF
Abbiamo preparato molte iniziative legate all'Associazione, tra cui presentazioni all'Università, eventi di formazione gestiti da professionisti di grande esperienza, incontri tematici al pub (molto bohemian non trovate?) e cineforum su film che hanno spunti interessanti per il nostro lavoro.
Oggi, dopo la presentazione dell'AIF, abbiamo svolto la 6 Cappelli per pensare con i partecipanti.
L'argomento della tecnica era "il tuo punto di vista sulla facoltà e sugli sbocchi professionali che offre".
La tecnica è stata divisa in due momenti, nel primo ognuno indossava un cappello diverso ed esprimeva le proprie riflessioni da una prospettiva specifica, nel secondo tutti portavano lo stesso cappello.
In questo modo, oltre che avere un dibattito vivace, che favoriva l'ambiente che volevamo creare, i partecipanti sperimentavano il fatto che idee diverse non derivano necessariamente da obiettivi discordanti, quanto dalle prospettive differenti con le quali si osserva la situazione.
L'obiettivo era di coinvolgere i presenti dimostrando che non volevamo fare solo chiacchiere: intendevamo lasciargli un'esperienza vissuta ed uno strumento da utilizzare.
Ogni partecipante ha espresso più volte le proprie opinioni e la discussione è stata interessante. E' emerso che la facoltà, offrendo una preparazione generale, ma piuttosto completa, offre la possibilità di inventare la propria professione e in questo momento storico è sicuramente opportuno farlo, aggiungo io... Da qualcuno è stata definita una facoltà di "allenamento al precariato": un'espressione molto calzante.
Il limite principale che è stato evidenziato è la mancanza di sperimentazione pratica, di esperienza diretta nel mondo del lavorano, che gli universitari studiano, ma non conoscono, anche a causa di un sistema che non ne facilità l'inserimento.
Non mi dilungo troppo su questa parte perché è corretto che ciò che si dice in una sessione di formazione, sebbene fosse una presentazione, rimanga riservato.
Posso dire, però, che la tecnica, nonostante sia ormai "datata", mantiene intatto il suo potere di stimolo alla riflessione. E, infatti, De Bono non si è comprato un'isola per caso..
Prima di concludere lascio un saluto a Fia, perché la luce sia una

A presto
mercoledì, novembre 15, 2006
TOTE: un supporto per valutare il proprio percorso
La proposta che faccio è di sottoporre un obiettivo alla 6 Cappelli e poi di utilizzare il TOTE per "verificare l'andamento" del percorso.
In questo modo nella prima fase si analizza l'obiettivo osservandolo da varie angolazioni e nella seconda, si agisce, sperimentando le soluzioni individuate con i 6 cappelli e misurandone il successo con il TOTE.
Quindi:
- definire un obiettivo secondo le regole classiche e quindi che sia chiaro, sintetico, espresso in forma positiva (senza negazioni) e con verbi al tempo presente o imperativo e misurabile (se non lo fosse il TOTE non potrebbe essere utilizzato);
- Sottoporre l'obiettivo alla 6 Cappelli per pensare e trovare le ispirazioni, prendendo tutto il tempo necessario;
- Indossando il cappello blu ed avendo così una visione generale sull'obiettivo, utilizzare il TOTE (Test-Operate-Test-Exit). Per farlo, trovare modi e strumenti per misurare e valutare i passi in avanti che si compiono. Se ad esempio volessi trovare un lavoro, il primo Test da compiere potrebbe essere il numero di aziende contattate, di risposte ricevute, di colloqui svolti. Se volessi vincere una gara di corsa, potrei verificare i tempi ottenuti, i giri percorsi, i giorni e le ore di allenamento, le calorie consumate o lo sviluppo muscolare.
Dopo i primi Test, se l'obiettivo non è stato ancora raggiunto, si torna ad agire, modificando la strategia sulla base delle informazioni ottenute con il Test. Si continua fino all'ultimo Test necessario, per verificare l'ottenimento dell'obiettivo e concludere il percorso (Exit).
Per quanto mi riguarda svolgerò questo percorso per realizzare l'obiettivo di "diffondere una serie di tecniche per sviluppare il pensiero creativo"
martedì, novembre 14, 2006
6 Cappelli e TOTE, due tecniche per il Coaching Creativo
Edward De Bono è l'autore della tecnica 6 Cappelli per pensare ed è il massimo esperto e diffusore del pensiero laterale. Ha lavorato con le più grandi aziende del mondo, esposto le sue teorie di fronte a grandi e prestigiose platee, fino ad arrivare a comprare recentemente un'isola dove si gode la vita e realizza i suoi seminari... non male...
Uno dei principi base di questa tecnica è che analizzare contemporaneamente tutti gli aspetti di una questione, da quelli più razionali ai più emotivi, può risultare difficile. Così, si finisce per privilegiare una parte del ragionamento, una prospettiva e questo limita il numero di soluzioni e idee che possono essere trovate.
Nel suo libro intitolato proprio "6 Cappelli per pensare" (De Bono E., 6 Cappelli per pensare, Rizzoli, Milano, 1991), De Bono spiega che utilizzare ed indossare realmente 6 diversi Cappelli per osservare qualcosa da diversi punti di vista permette di superare i limiti abituali cui sottoponiamo i nostri ragionamenti. "Indossare un costume da pagliaccio ci autorizza a fare i pagliacci", scrive De Bono, suggerendo che in questo modo è possibile pensare ed affermare cose che abitualmente non farebbero parte del nostro modo di ragionare. L'"auto-censura" che spesso ci imponiamo viene ridotta da una maggiore libertà espressiva, grazie ai 6 cappelli.
Ogni cappello è legato ad un tipo di pensiero e grazie al colore è facilmente collegabile ad una tipologia di pensiero.
Per realizzare la tecnica si procede indossando i 6 cappelli secondo l'ordine proposto, che però non è rigido, in quanto può essere utile mettere uno stesso cappello più volte, per approfondire la riflessione, oppure invertire l'ordine. Questa scelta è a discrezione di chi utilizza la tecnica e le varianti saranno sempre più auspicabili, con l'aumentare dell'esperienza.
1. Bianco: fatti, informazioni, logica.Immagina di essere un computer e di analizzare freddamente la situazione, basandoti soltanto sui fatti di cui disponi, con obiettività e oggettività.
2. Rosso: emozioni, passioni, rabbia.La chiave di interpretazione è costituita dalle sensazioni che si provano, senza cercare di spiegarle o catalogarle. E' importante ascoltare queste emozioni per sentire anche le più lievi e per esaltare le intuizioni, le impressioni, le vibrazioni collegate.
3. Nero: negativitàIn questo caso si pensa a tutte le cose che potrebbero evitare il successo del proprio progetto, tutti gli inconvenienti, i problemi, i possibili eventi sfavorevoli.Si individuano li errori e le cose da non fare: è un tipo di pensiero molto critico, ma non pessimista, in quanto questa è una sensazione, un emozione da valutare con il cappello rosso.
4. Giallo: colore del sole e della positività, dell'ottimismo, della speranza. Attuare un pensiero costruttivo, che si concentra sui benefici, i vantaggi, le opportunità, che possono essere generate.
5. Verde: indica la nascita di nuove idee e lo sviluppo del pensiero creativo vero e proprio.Il verde si collega alla natura, alla nascita e alla fertilità, delle vita come delle idee. In questa fase si ricercano le alternative e le opportunità possibili.
6. Blu: si riferisce al controllo al monitoraggio, è, come afferma lo stesso De Bono, il cappello del "direttore d'orchestra". Questo è il momento in cui si mettono insieme le idee e tutto quanto prodotto con gli altri cappelli, per sviluppare un progetto, integrando tutti gli spunti venuti alla luce.Da questa prospettiva si può tornare indietro, indossando gli altri cappelli, nel caso si intenda completare l'esplorazione di uno dei diversi stili di pensiero.
Alla fine della tecnica, ci si accorge che normalmente si utilizzano uno, o poco più dei punti di vista approfonditi grazie ai cappelli, mentre con questa tecnica è possibile avere numerose idee
Partiamo dall'obiettivo di questo bl. Il gesto di levare un cappello per metterne un altro ha un alto valore simbolico, in quanto questo movimento permette di slegarsi dalla prospettiva precedente per entrare completamente nella nuova.
Un grande psicoterapeuta, Virginia Satir, che ha ispirato Bandler e Grinder nello sviluppo della Programmazione Neurolinguistica, adottava una modalità particolare nella cura dei suoi pazienti. In sintesi, quanto qualcuno mostrava ed esponeva alla Satir un particolare malessere, dopo che lei era riuscita a farlo approfondire e rivivere pienamente, spostava fisicamente il paziente, modificando postura e posizione nello spazio per creare un distacco netto con le sensazioni precedenti. A quel punto il paziente era invitato ad immaginare e visualizzare se stesso in quella posizione e con quel particolare sentimento negativo, per incrementare ancora di più in senso di distacco e separazione.
A proposito di questo Massimo potrebbe fornirci degli spunti interessanti per conoscere i principi di questa modalità di psicoterapia, visto che sono parte integrante di molte tecniche per il pensiero creativo.
A questo punto, dopo aver spiegato la tecnica, vi annuncio il modo in cui procederemo:
sottoporremo l'obiettivo del blog alla 6 Cappelli per pensare e poi al TOTE, utilizzando entrambe le tecniche in successione.
Intanto se qualcuno ha voglia di svolgere la tecnica per un proprio progetto o obiettivo, può postare un commento con i risultati ottenuti, così possiamo discuterne insieme e magari trovare un numero ancora maggiore di soluzioni.
p.s. rispondo al consiglio di Ale (Ciao!), dicendo che racconterò molto presto qualcosa su Londra, su un'esperienza di lavoro unica e sulla grande occasione chje ho avuto di conoscere Richard Bandler.
venerdì, novembre 10, 2006
Un saluto a Salatina
oggi sono andato a visitare il blog di Salatina, andateci, è appena nato e sono certo che sarà interessante.
Salatina ha scritto un commento molto interessante scrive a proposito della sua attività e passione di scrittrice.
Salatina mi scrive a proposito del TOTE e della sua creatività: "da un lato non riesco ancora ad affinare le mie capacità creative, per cui è molto difficile che io riesca a scirvere di personaggi distanti da me. la cosa è molto triste perché ritrovando in ogni carattere le mie caratteristiche, mi sembra di non riuscire a variegare il mondo che costruisco. tutti sono troppo uguali a me. l'altra solgia oltre la quale sembra non riesca a spingermi è conseguente alla prima. mi capita troppo meccanicamente che le storie che racconto siano intrise di esperienze personali che si mischiano costantemente a quelle inventate. l'elemento autobiografico è affascinante sì, ma lì dove è una scelta consapevole e volontaria. nel mio caso al contrario è obbligata visto che proprio non riesco a liberarmene".
Per prima cosa mi viene in mente che le due tecniche che abbiamo svolto prima del TOTE, e cioè CATWOE e SCAMPER sono adatte alla tua esigenza di osservare la realtà da più di vista e sentire le diverse sfaccetature di ciò che ti circonda. Ti aiutano a mescolare ed elaborare le cose insieme per creare qualcosa di nuovo ed originale.
Sottoponendo i tuoi progetti ed obiettivi a queste tecniche troverai degli spunti e delle ispirazioni. Potremo discutere insieme del modo in cui svolgere le tecniche e dei suoi esiti.
Ora, utilizzando uno dei principi della SCAMPER, "capovolgere la prospettiva", mi viene in mente che oltre a svolgere le tecniche per allargare le tue esperienze, potresti rendere il tuo punto di debolezza un punto di forza. Mi spiego meglio, avendo la capacità e una maggiore facilità a raccontare le storie che vivi, hai una fonte costante di ispirazione, che è la tua vita, quindi potresti partire da questa qualità per crescere e migliorare ancora.
A presto
giovedì, novembre 09, 2006
Coaching e creatività: Benvenuta Ale
scrivo questo post, prima di tutto per salutare l'ingresso di Ale sul blog e poi,visto che il suo commento è stato ricco di spunti, le rispondo punto per punto.
Sul Tote ha risposto Massimo nel suo commento con la consueta precisione. Aggiungo soltanto che il TOTE è proprio uno strumento per misurare e valutare l'efficacia di un'azione, di un progetto, di un comportamento ecc., quindi non è una tecnica come Scamper o Catwoe, che aiutano a trovare nuove soluzioni.
Come faremo sul blog già dai prossimi post, useremo il TOTE per analizzare il feedback che proviene dalle azioni messe in pratica per diffondere e migliorare il blog.
Ale scrive un'altra cosa sul TOTE e più precisamente sulla definizione degli obiettivi: "Inoltre bisognerebbe forse focalizzare meglio di che obiettivi si parla. Se intendo raggiungere uno scopo di accrescimento personale, basato solo sulla mia forza interiore, intellettiva e fisica, so bene quali sono i miei limiti e potrei, magari per non restare deluso da un mio fallimento, ridimensionare l'obiettivo x renderlo possibile, barando con me stesso, aggiustando un po' il tiro, cosicchè la meta sia menno impegnativa, ma anche meno soddisfacente. Come dire (e passami il termine) mi "cogliono" da solo!!"
Sono d'accordo con te, quella che descrivi è una cosa che accade puntualmente ed ha lati positivi e negativi.
Prima di tutto è vero che la definizione dell'obiettivo è un momento decisivo in tutte le tecniche sul pensiero creativo e il problem solving, e per questo, nei prossimi post, proporrò delle tecniche adeguate e specifiche.
Riguardo all'adattamento dei propri obiettivi alle capacità personali può essere visto anche come un successo, in quanto molte volte si definisce un obiettivo che in realtà non è realizzabile e in questo caso si rischia di perdere molto tempo in una battaglia contro i mulini a vento. E' molto più utile procedere in due direzioni parallele: da una parte adeguare l'obiettivo alle proprie capacità, dall'altra far crescere costantemente quest'ultime.
Riguardo la tecnica anticamperisti.... volevo dire Scamper :).. l'elemento che metti in luce e cioè "la sostituzione di elementi mi risulta difficile perchè spesso sono abituata a vedere tutto solo da una parte: c'è il nero, il bianco, ma il grigio, che forse è quello con più valenza, non lo trovo o non lo vedo proprio! E, senza sostituzioni di elementi, non riesco a modificare la strada da percorrere, malgrado la soluzione sia sotto i miei occhi", è uno degli aspetti centrali nello sviluppo del pensiero creativo.
Molte tecniche sullo sviluppo del pensiero creativo prevedono di osservare l'obiettivo da varie prospettive proprio per allargare il numero di soluzioni trovate. Realizzare queste tecniche, infatti, ha valore non solo per la sperimentazione di nuovi metodi di azione, ma anche come allenamento mentale alla flessibilità. E' come l'esercizio fisico o correre sempre qualche chilometro in più prima di fare la maratona.
La maggior parte delle persone ha una prospettiva privilegiata quando osserva e analizza le cose che accadono, quindi questo è un ostacolo che vive chi accetta la sfida del miglioramento e della crescita personale.
Per superarlo, potresti prima di tutto concentrarti sul modo in cui svolgi la tecnica e quindi trovati un posto comodo, silenzioso e spegni il telefonino.
Siediti trovando una posizione riposante e rilassati. Ora, leggi le indicazioni sulla prima prospettiva, torna nel tuo stato di rilassamento e benessere e lasciati cullare dai pensieri che arrivano.
Non scartare alcun pensiero, falli apparire ed esprimere liberamente e vivi la piacevole sensazione che si prova occupandosi del proprio benessere e trovando delle nuove idee.
L'intuizione, che è la chiave di queste tecniche, è il risultato di un processo che non comprende soltanto la nostra parte razionale, ma coinvolge ogni parte di noi e rilassandosi piacevolmente è più facile che vengano fuori i diversi lati della nostra personalità.
A proposito della CATWOE mi scrivi: "il "cliente" sono io?"
Nella CATWOE si dice di far propria la prospettiva del cliente e a seconda dell'obiettivo il cliente può essere chi acquista qulacosa da te, o il tuo capo, gli altri membri del gruppo di lavoro, una parte di te. Il concetto di cliente è molto flessibile. Questa tecnica nasce in ambito aziendale, quindi il cliente rappresenta in prima istanza l'acquirente di qualcosa, ma nel nostro caso, adattando la CATWOE al coaching, possiamo utilizzare la fantasia per valutare come clienti tutti coloro che ricevono qualcosa da noi in una determinata situazione, che sia un oggetto, un'idea, un sentimento, un'emozione.
Quindi interpreta liberamente questa fase della tecnica con la tua immaginazione.
Di seguito aggiungi: "per poter raggiungere un mio obiettivo personale dovrei mettere in piedi un gruppo di lavoro dove esporre i fatti miei alla luce del sole? Certo, magari gli amici mi darebbero una mano a rimuovere i paraocchi, ma, a volte, fanno riflessioni che non vorrei mai sentirmi dire perchè vanno contro le mie convinzioni, "smontano" ciò che fa comodo a me di pensare o di fare, provocandomi delusioni e un senso di sconfitta..."
Per quello che ho appurato da quando mi occupo di formazione e crescita personale, un gruppo è un eccellente "accumulatore di soluzioni", a patto esistano delle regole in merito. Non è necessario creare un gruppo di lavoro per ogni obiettivo personale, ma in questo blog vogliamo sviluppare un metodo per risolvere creativamente le sfide della vita, quindi, il contributo collettivo è un modo per migliorare e perfezionare le tecniche e, in questo modo, saranno più efficaci per i lettori che le usano.
Quando si analizzano i risultati di una tecnica e le persone espongono i loro esiti, ognuno ottiene un certo numero di suggerimenti e di possibilità, trovando idee che singolarmente non avrebbe avuto. A questo punto, disponendo di un'ampia gamma di scelte, il protagonista della tecnica può organizzarle e prendere le proprie decisioni in merito. L'importante è che si proceda verso l'arricchimente della propria prospettiva, grazie all'aiuto dei lettori/coach.
Infine: "E non potrebbe accadere che, mentre operano un brain storming, gli elementi del gruppo si influenzino a vicenda, dandosi ragione o torto reciprocamente, e quindi tirando fuori un numero limitato di soluzioni possibili? il gruppo DEVE AVERE LE PALLE, ma non perdere di vista la finalità per cui è stato messo su, e cioè il raggiungemento positivo del mio obiettivo!".
E' vero, può accadere e in questo blog i lettori non dovranno scegliere o votare una soluzione rispetto alle altre, in quanto questo compete soltanto al protagonista della tecnica, l'obiettivo è sempre quello di ampliare il numero delle possibilità.
A presto
martedì, novembre 07, 2006
TOTE
"Suggerisco, oltre a lavorare in modo da definire gli obiettivi, anche di mettere in pratica rapidamente qualche azione che possa poi essere valutata nei suoi effetti. Potresti usare il modello TOTE spiegandolo in piccolo su specifiche operazioni che intendi mettere in atto prossimamente".
Allora, prima di tutto spiego brevemente che cos'è il TOTE e come si può utilizzare ai nostri fini. Nel prossimo post iniziamo ad usarlo..!!
TOTE è l'abbrevizione di Test-Operate-Test-Exit ed è un modello utilizzato per valutare un'attività o un progetto attraverso l'analisi delle informazioni e più precisamente del Feedback
Da Wikipedia :
"La retroazione (feedback) è la capacità dei sistemi dinamici di tenere conto dei risultati del sistema per modificare le caratteristiche del sistema stesso. Usando termini propri della teoria dei sistemi, in un sistema retroazionato l'uscita del sistema è anche un ingresso del sistema". -->continua da Wikipedia
Il TOTE è stato presentato per la prima volta da Miller, Galanter e Pribram nel 1960 come modello del funzionamento neuronale e ripreso sia dai programmatori in ambito informatico, sia dai fondatori della Programmazione Neurolinguistica (Bandler e Grinder) come strumento per valutare e modificare capacità e comportamenti.
Nell'ambito della Programmazione Neurolinguistica (PNL) e del coaching, il TOTE è usato in particolare da Dilts, uno degli autori più prolifici ed interessanti nell'ambito della formazione e della PNL.
In sostanza, le persone definiscono nella propria mente degli obiettivi e delle modalità per sapere se tali obiettivi sono stati raggiunti, Test. Quando non riescono a raggiungerli, Operano delle modifiche per avvicinarsi alla loro realizzazione. Successivamente si realizzano dei nuovi Test per verificare se i cambiamenti attuati abbiano avuto un esito positivo ed infine Escono.
Dilts utilizza il TOTE per analizzare sia il processo di realizzazione di un obiettivo, sia quello dell'insegnamento.
Uno dei messaggi principali del Tote è che è importante concentrarsi sul Feedback e quindi fare tesoro delle informazioni che riceviamo dai nostri interlocutori, partner, clienti, dall'ambiente in generale e non farsi limitare dal pensiero del fallimento. Quello che comunemente viene considerato un errore è soltanto un'informazione che si riceve quando si realizza un Test ed è l'inizio di una nuova opportunità, di un cambiamento, che Opera dei vantaggi.
Per sintetizzare:
- il punto di partenza è l'obiettivo che una persona definisce nella propria testa
- si determina il tipo di Test che si intende svolgere per valutare i risultati delle azioni utili a realizzare l'obiettivo.
PEr fare questo si può rispondere alle domande “come farai a sapere che hai raggiunto l'obiettivo?” oppure, "da cosa te ne accorgerai?".
- trovare ed elencare delle azioni, Operare contromisure nel caso in cui il test dia esito negativo e l'obiettivo non sia ancora stato raggiunto.
- tornare al Test, modificandone i termini se necessario, per verificare di aver raggiunto l'obiettivo, quinid Uscire.
A presto per l'utilizzo pratico del TOTE sulla base delle idee che ho avuto con la Scamper e la Catwoe.
P.S. Ringrazio Massimo per la collaborazione nella spiegazione di questa tecnica.
venerdì, novembre 03, 2006
CATWOE, seconda parte
“W: “World view”, e quindi allargare la visione del gruppo, slegandosi dai limiti abituali per trovare nuove opportunità e nuovi collegamenti possibili, oppure obiettivi più ampi e proficui”:
Per diffondere questo blog, mi viene in mente che è utile parlarne con gli amici, presentarlo su altri siti, scrivere degli articoli, partecipare a forum che parlano di argomenti simili. Penso che potrei cercare altre persone che fanno qualcosa di simile a questo blog. Sicuramente dovrei iniziare a fare un po’ di pubblicità al blog. Per prima cosa scriverò qualche articolo per infocity, fullpress, areapress, psicologiadellavoro.com. Così inizio a far conoscere il blog.
Per quanto riguarda il posizionamento sui motori di ricerca, e quindi un’ulteriore possibilità che il blog venga rintracciato, sono soddisfatto. Inserendo SCAMPER o CATWOE su google mi trovo in prima pagina, così come inserendo coaching e creatività.
“O: “Owner(s)”-Proprietario, chi ha sufficiente potere per prendere decisioni importanti e vincolanti per il gruppo e per i suoi progetti”:
Mi piacerebbe che il proprietario di questo blog fosse chi scrive. Io mi limito a proporre delle tecniche e mi impegno a scegliere di volta in volta quella più utile alla soluzione che dobbiamo individuare o anche alle singole esigenze di un utente.
“E: “Environmental constraints”, i limiti ambientali, le risorse limitate, vincoli etici, legali e finanziari”:
Il primo limite che mi viene in mente è, per assurdo, proprio il fatto che il web quasi non ha limiti e quindi, in una marea sconfinata di informazioni, è molto difficile farsi trovare e notare.
Un altro limite particolarmente duro da superare è il tempo. Per scegliere, spiegare, svolgere e commentare una tecnica ci vuole molto tempo, e poi, quando gli utenti saranno numerosi e il coaching di gruppo ben avviato, servirà molto tempo per analizzare gli esiti di ognuno e trovare nuove soluzioni. Ma la voglia di fare un bel lavoro è tanta e questo mi aiuterà ad essere costante nonostante il lavoro di tutti i giorni e le altre cose…
A presto per un commento sulla tecnica e sui vostri esiti
CATWOE: i risultati (prima parte)
CATWOE come vi dicevo è una tecnica molto nota in ambito aziendale ed è una di quelle più utilizzate per il problem setting e per sviluppare il pensiero creativo
Vi riporto i miei risultati sulla CATWOE. Ho spiegato come svolgere la tecnica in uno dei post precedenti, ora passiamo alla fase operativa.
Prima di tutto fissiamo l’obiettivo. Come ho già fatto per la prima tecnica proposta sul blog, la SCAMPER, l’obiettivo riguarda il blog stesso:
“Diffondere una serie di tecniche per sviluppare il pensiero creativo, provarle su di me per spiegarle e ricevere le testimonianze di chi ha provato la tecnica”.
Lo scopo delle tecniche per il pensiero creativo che espongo in questo spazio, infatti, è proprio di sviluppare e migliorare il blog che ho deciso di portare avanti (come diceva Massimo... un metablog).
Con la CATWOE analizzerò il mio progetto da 6 prospettive, un numero che richiama direttamente i 6 Cappelli per pensare di Edward De Bono, tecnica che sperimenteremo nelle prossime settimane.
Allora, procediamo con la CATWOE, riprendendo, tra virgolette, le indicazioni operative del post precedente.
“C: il “Cliente” del gruppo, chiunque ottiene o riceve qualcosa dal gruppo stesso: esigenze, bisogni, desideri, strategia d’acquisto e di decisione, aspettative ecc.”:
Il cliente in questo caso è prima di tutto il lettore del blog. Dato che sono un appassionato di questo strumento di comunicazione e avendo parlato con tanti che condividono il valore che assegno a questo strumento di comunicazione, posso dire che i lettori dei blog e i blogger stessi amano esporre le proprie idee, passioni, ricordi, in sostanza tutto ciò che da un parte li rende unici e diversi e dall’altra può accomunarli ad altre persone.
Vivere un’esperienza ti rende unico, perché nessun altro la rivivrà mai nello stesso modo, ma allo stesso tempo ti permette di confrontarti e di scambiare informazioni con chi si è trovato in condizioni simili e con chi ha provato le medesime sensazioni.
Tornando alla tecnica, il lettore del blog vuole da chi lo scrive sincerità, passione, coinvolgimento e quindi che parli un po’ di sè e che sia aperto alle opinioni degli altri.
Quando ho pensato questo blog, ho chiaramente tenuto conto di ciò, ma volevo offrire qualcosa di più. Non sarebbe bastato parlare del mio lavoro di giornalista e formatore o proporre degli articoli e delle ricerche sulle potenzialità di crescita delle persone, serviva qualcosa in più… un regalo…
Quindi ho pensato che un regalo che potevo permettermi, fosse condividere le cose che conosco meglio e tra queste c’è proprio l’argomento del mio lavoro e di questo blog: le tecniche per sviluppare il pensiero creativo.
Il progetto si è delineato attorno alla decisione di condividere le tecniche che ho raccolto, tradotto, rielaborato e svolgerle direttamente, per aprirmi e raccontarvi la mia storia. Questo ancora non bastava, perché una tecnica non serve a nulla se non li svolge in modo adeguato, quindi ho deciso di dedicare ancora più tempo al blog, proponendovi di discutere dei risultati che ogni lettore trae dalla tecnica e realizzare così un coaching di gruppo nel quale ognuno sarebbe diventato il coach di sé stesso e degli altri.
“A: gli ’”Attori” e quindi il gruppo: comportamenti, abilità, obiettivi”:
Nel caso di questo blog, il gruppo di lavoro sarà a livello generale formato da tutti i lettori, in quanto ognuno proporrà gli esiti della tecnica che ha svolto, le sue riflessioni, i suggerimenti agli altri per arricchire la loro visione del mondo e migliorare il processo creativo.
Sicuramente qualcuno tra i lettori o i miei amici e colleghi sarà più attivo di altri, Massimo, per esempio, con il quale organizzo i corsi di formazione, ha già iniziato a fornire il suo contributo e aspetto che Graziano faccio lo stesso a breve (ma ti vuoi sbrigare a scrivere qualcosa!!).
Ho già scritto alcune cose su quelli che credo siano i comportamenti dei lettori del blog; per quanto riguarda gli obiettivi, penso che ci sarà chi parteciperà al blog per curiosità, chi perché vuole trarre benefici dall’applicazione delle tecniche e diventare più creativo, chi sperimenta le tecniche per riutilizzare nel proprio lavoro e chi desidera comunicare con un gruppo di persone che possano sostenerlo ed aiutarlo nell’apprendere nuovi modi per trovare le soluzioni e raggiungere degli obiettivi.
“T: il processo di “Trasformazione” e cioè il modo in cui il gruppo trasforma gli input in output: processo in cui si individuano le azioni con cui soddisfare ugualmente il bisogno del cliente e l’obiettivo del gruppo”.
Il processo di trasformazione coinvolge vari livelli. Le tecniche che proporrò nel corso del blog, saranno influenzate dagli obiettivi che il gruppo dei lettori tenderà autonomamente a darsi. A seconda degli interessi di chi legge il blog, trasformerò tali indicazioni scegliendo le tecniche adeguate.
A questo punto riporto la tecnica sul blog; chi la svolge, la trasforma ancora, nel senso che avrà una sua interpretazione e produrrà degli esiti specifici e totalmente personali e magari la modificherà a seconda delle proprie esigenze, diventando il coach di sé stesso.
Successivamente ognuno di noi diventerà il coach degli altri, leggendo gli esiti delle tecniche e suggerendo nuove interpretazioni e modi alternativi di procedere per allargare la gamma delle possibilità.
A presto per la seconda parte della tecnica. Scusate, ma ho un riunione di lavoro e devo interrompere, mi dispiace perché mi stavo divertendo.
Torno subito…
martedì, ottobre 31, 2006
CATWOE
Se prendiamo il contesto di un’azienda automobilistica come esempio e gli addetti alla Ricerca & Sviluppo come “attori”di un progetto e quindi gruppo di lavoro, avremo:
C: la prospettiva del cliente interessato all’acquisto di un’automobile con specifiche caratteristiche, ad esempio design e sicurezza (individuare le aspettative del cliente attraverso analisi di mercato, colloqui ed immedesimandosi nel cliente stesso per intuire le sue specifiche esigenze)
A: addetti alla Ricerca&Sviluppo che stanno progettando un nuovo modello (individuazione dell’obiettivo, analisi delle informazioni disponibili e ricerca dell’idea)
T: il bisogno del cliente di spostarsi avendo un mezzo proprio a disposizione con specifiche caratteristiche è trasformato nelle soluzioni progettuali messe a punto dagli “Attori”. (confronto ed inter-mappatura dei bisogni e degli obiettivi espressi dal “cliente” e dagli “attori”, ristrutturazione del problema e negoziazione).
W: un maggior numero di clienti soddisfatti, chiamerà nuovi cliente, incrementerà le entrate ed i fondi disponibili per ulteriori progetti di Ricerca&Sviluppo (pensiero laterale e creativo)
O: gli obiettivi del proprietario e del management dell’azienda. (individuare e valutare la posizione di chi decide)
E: leggi e regolamenti dello Stato, la concorrenza delle altre aziende, i limiti produttivi e logistici, ecc. (analisi di mercato e del contesto socio-giuridico)
Coaching e creatività con la CATWOE
Nel coaching e nello sviluppo del pensiero creativo la CATWOE è sicuramente una tecnica molto utile, soprattutto nell'ambito dell'elaborazione delle informazioni. Oggi presento la CAWOE e più tardi aggiungerò un esempio per aiutare chi sta svolgendo la tecnica. Domani illustrerò i miei risultati visto che svolgerò la CATWOE con l'obiettivo di trovare nuovi spunti ed ispirazioni per migliorare questo blog (che Massimo ha definito "metablog" e "loBLOGatorio creativo").
CATWOE è una tecnica ideata nel 1981 da Checkland e Scholes (Soft Systems Methodology in Action; per approfondimenti vedere Checkland P., Systems Thinking, Systems Practice, Wiley,
Peter Checkland, dopo aver lavorato a lungo nel settore industriale, occupandosi delle metodologie con cui incrementare i livelli produttivi ed aver individuato alcuni aspetti migliorabili negli approcci consulenziali tradizionali, entrò all’Unversità del Lancaster e dopo una serie di progetti di ricerca mise a punto
CATWOE è una checklist, che aiuta a prendere in considerazione i vari lati di una questione e di un problema ed è più efficace quando viene applicata direttamente dal gruppo o dalle persone coinvolte.
In ogni fase della CATWOE è prevista un’analisi della situazione secondo uno specifico punto di vista e quindi prendendo in considerazione un aspetto particolare del problema e descrivendolo accuratamente.
In questo modo è possibile valutare il progetto/problema a vari livelli e da varie prospettive, a partire dai diretti interessati (cliente, attori, proprietario e cioè chi decide) ed allargando l’analisi sia all’ambiente circostante, prima ignorando e poi sottolineando i limiti e i vincoli imposti, sia alla definizione della strategia che soddisfi contemporaneamente le esigenze del cliente e quelle del gruppo.
La CATWOE si pratica prevalentemente in gruppo e prende il nome dalle fasi di cui si compone.
Si parte dal punto di vista del “cliente” e cioè di chi riceve qualcosa dal gruppo, (proposta, idea, prodotto, servizio ecc.) e quindi è collegato direttamente al progetto/problema da affrontare. Qui si analizzano le esigenze, i bisogni, i desideri, la strategia d’acquisto e di decisione, le aspettative del “cliente” rispetto al progetto/problema.
Si procede con gli “attori”, i compenti del gruppo, ed in questo caso si descrivono i comportamenti, le abilità e gli obiettivi collegati al progetto/problema.
La terza fase è sempre strettamente legata all’obiettivo del gruppo e si concentra sulle modalità con cui soddisfare contemporaneamente le aspettative del “cliente” e quelle del gruppo. Questa parte della tecnica è da affrontare con la giusta unione di creatività ed analisi, perché si punta a definire una strategia, trovando nuove soluzioni, a partire da un’attenta descrizione dei protagonisti principali, “cliente” e gruppo.
Il quarto passo è quello di cercare delle soluzioni ulteriori, che non si vedevano focalizzando l’attenzione soltanto sul gruppo e sul “cliente”. La prospettiva si allarga al mondo circostante per liberare l’analisi dai limiti imposti dalla routine e dagli abituali percorsi decisionali. Questo tipo di analisi permettere di scovare nuove possibilità ed opportunità. Si può immaginare di alzarsi in volo dalla stanza in cui si sta tenendo la riunione con il gruppo, superare il tetto del palazzo ed alzarsi ancora per uscire dal contesto solito, “liberando” la riflessione oltre i normali vincoli. Più che la fase precedente, questo è il vero momento creativo della tecnica, in quanto risulta sempre piuttosto difficile trovare nuove soluzioni se si analizza la situazione con la prospettiva abituale e facendo gli stessi passaggi logici ogni volta. È molto importante “rompere lo schema” del ragionamento e sviluppare una nuova attitudine “vedendo e sentendo” creativamente.
Con questa tecnica, che prevede l’analisi della situazione da molteplici punti di vista e posizioni, è possibile operare una sorta di “negoziazione preventiva”, rispetto ai conflitti che un progetto potrebbe generare.
C: il “Cliente” del gruppo, chiunque ottiene o riceve qualcosa dal gruppo stesso: esigenze, bisogni, desideri, strategia d’acquisto e di decisione, aspettative ecc.
A: gli ’”Attori” e quindi il gruppo: comportamenti, abilità, obiettivi.
T: il processo di “Trasformazione” e cioè il modo in cui il gruppo trasforma gli input in output: processo in cui si individuano le azioni con cui soddisfare ugualmente il bisogno del cliente e l’obiettivo del gruppo.
W: “World view”, e quindi allargare la visione del gruppo, slegandosi dai limiti abituali per trovare nuove opportunità e nuovi collegamenti possibili, oppure obiettivi più ampi e proficui
O: “Owner(s)”-Proprietario, chi ha sufficiente potere per prendere decisioni importanti e vincolanti per il gruppo e per i suoi progetti.
E: “Environmental constraints”, i limiti ambientali, le risorse limitate, vincoli etici, legali e finanziari.
a presto!
lunedì, ottobre 30, 2006
Che cos’è il Coaching?
Per oggi lascio un breve articolo con il quale spiego uno dei termini più utilizzati in questo blog: Coaching.
Che cos’è il Coaching?
È una disciplina relativamente nuova in Italia, ma che si è affermata negli Stati Uniti più di 20 anni fa.
È un allenamento, un rapporto di partnership che si stabilisce tra coach e cliente con lo scopo di aiutare quest’ultimo ad ottenere risultati ottimali in ambito sia lavorativo che personale. Grazie all’attività svolta dal coach, i clienti sono in grado di apprendere ed elaborare le tecniche e le strategie di azione che permetteranno loro di migliorare sia le performance che la qualità della propria vita.
Ciò che spinge una persona, oggi, a rivolgersi ad un Coach è che spesso sentiamo che la nostra vita privata o il nostro lavoro ci sfuggono di mano, ci sentiamo messi alle strette, in difficoltà, e non sappiamo quale direzione prendere.
Una soluzione però esiste e la conosciamo solo noi, è già dentro di noi, sono le nostre abilità, le nostre motivazioni e competenze, le nostre strategie di successo.
Il Coaching può aiutarti semplicemente a sbloccare le tue resistenze, ad uscire dalla fase “critica” e a ridisegnare la tua vita privata o lavorativa e scoprire, così, il piacere di cambiare, con risultati ottimali, migliorando.
Tale metodologia, segue strategie semplici ed efficaci per farti prendere le decisioni più adeguate, sfruttando le tue potenzialità.
Alla base del suo approccio vi sono studi e applicazioni che riguardano le neuroscienze, il business management e la psicoterapia dove il cliente è il responsabile di ogni suo passo ed il Coach lo aiuta semplicemente a diventare consapevole delle sue potenzialità e a realizzarle al meglio.
Il Coaching è uno strumento utile ad aiutare le persone a scegliere il meglio per la propria vita privata o professionale, a migliorare i rapporti con gli altri, scoprendo le strategie più adeguate per raggiungere i propri obiettivi… “misurabili”.
È importante che l’obiettivo venga formulato in termini di risultato da ottenere.
Questo consente di focalizzare la situazione desiderata e di verificare, in seguito, che l’obiettivo sia stato effettivamente raggiunto. Ad esempio:
“Acquistare la casa dei miei sogni”
descrive un processo anziché un risultato. Da un lato, è poco chiaro quale sia “la casa dei miei sogni” (l’obiettivo deve essere più specifico e dettagliato); dall’altro, viene espressa solo una delle fasi (“acquistare”) che portano verso il risultato desiderato. Invece, se dico:
“Vivere in un appartamento soleggiato, quinto piano, vicino alla metro…”
sto descrivendo un risultato e consente di visualizzarlo in anticipo, di sentirlo concretamente realizzabile e, in alcuni casi, addirittura già acquisito.
Non è un’alternativa alle terapie psicologiche, ma può benissimo coesistere con tali approcci.
Durante ciascun incontro è il cliente stesso a scegliere l’argomento della conversazione, mentre il coach lo ascolta ponendo osservazioni e domande. Questa interazione contribuisce a creare maggiore chiarezza ed induce il cliente a divenire proattivo. L’attività di Coaching accelera la crescita dell’individuo, in quanto grazie ad essa ognuno giunge a focalizzare in maniera più efficace e consapevole gli obiettivi da raggiungere e le conseguenti scelte da porre in atto.
Nel coaching si osserva “dove si trova il cliente oggi”, quale sia cioè la situazione attuale di partenza, e si definisce, in comune accordo, ciò che egli è disposto a fare per giungere “alla meta in cui vorrebbe trovarsi domani”.
Sulla rivista “Harvard Business Rewiew” è stato stimato che:
"Il coaching è un settore in crescita con circa 10.000 coach che lavorano nel mondo, un numero che dovrebbe superare i 50.000 nei prossimi 5 anni".
La maggior parte delle aziende di successo in Italia e nel mondo utilizzano il coaching per la sua efficacia, altri studi rivelano che se la sola formazione incrementa la produttività del 22.4%, il coaching affiancato alla formazione porta questa percentuale all'88% (fonte Public Personnel Management Magazine, Winter 1997).
Sempre più persone utilizzano un Coach per migliorare la qualità della propria vita e il dato sembra destinato ad aumentare.
giovedì, ottobre 19, 2006
SCAMPER, i risultati
(ho inserito i commenti alla tecnica direttamente in questo post per spiegarne in modo più charo lo svolgimento)
Nel post di ieri trovate le indicazioni per svolgere la prima tecnica di cui parliamo, la SCAMPER.
Non mi dilungo in ulteriori spiegazioni ed inizio a raccontare come l’ho svolta in relazione all’obiettivo che mi sono dato e cioè sviluppare il progetto del blog: diffondere una serie di tecniche per sviluppare il pensiero creativo, provarle su di me per spiegarle e ricevere le testimonianze di chi ha provato la tecnica.
S - Substitut – Sostituire elementi con altri
C - Combine – Combinare, integrare, unire
A - Adapt – Adattare
M - Modify – Modificare, trasformare
P - Put to another use – Utilizzare per un altro scopo
E - Eliminate – Rimuovere elementi, semplificare
R - Reverse – Capovolgere la prospettiva
Quindi sostituisco alcune parti del progetto con altre soluzioni, preferibilmente tratte da altri progetti realizzati in passato; combino ed integro delle parti tra loro per migliorarne l'efficacia e ridurre i tempi di realizzazione; adatto il progetto a nuove condizioni e quindi lo rendo flessibile, modifico le parti che ritengo meno funzionali; immagino di utilizzare il mio progetto per una finalità diversa (Put to another use); elimino delle parti del progetto per semplificarlo; infine, rivoluziono, cambio completamente il modo di vedere il progetto e per esempio lo osservo dall'ottica di chi ci collabora oppure dei beneficiari ecc.
Ora, vi propongo come ho svolto la tecnica, per chiarire ulteriormente gli aspetti della tecnica:
Un’altra cosa che posso sostituire è “provarle su di me”, infatti potrei invitare un amico o un collega a svolgere la tecnica e magari potrei fare il coach, commentare il risultato della tecnica e proporvelo.
A proposito di combinare, integrare e unire, penso alla frase “provarle su di me per spiegarle e ricevere le testimonianze di chi ha provato la tecnica”: la cosa più interessante ed in linea con le nuove tendenze della formazione (e cioè l’integrazione tra programmazione neuro-linguistica, coaching e analisi transazionale) è quella sviluppare dei feedback di gruppo per rafforzare l’esperienza del singolo che realizza la tecnica.
Per questo l’integrazione potrebbe svolgersi attraverso la discussione di gruppo dei risultati e delle questioni emerse durante lo svolgimento della tecnica.
Per adattare questo blog alle esigenze di quello che si sta trasformando in un progetto di coaching di gruppo, potrebbe essere utile un forum, dove per le tecniche più interessanti si potrebbero iniziare delle discussioni ampie e il forum per questo scopo è uno strumento più adatto del blog.
Per adattarmi ad Internet mi viene in mente che devo promuovere il blog, altrimenti resterà come un punto in uno spazio sconfinato e quindi introvabile.
Trasformare questo blog mi suggerisce che potrei usarlo per diffondere i nuovi studi sul cervello e le potenzialità dell’uomo; oppure potrei trasformare completamente il modo di realizzare l’obiettivo del blog partecipando semplicemente a blog e forum di altri utenti.
Utilizzare per un altro scopo: raccogliere materiale per articoli o libri, sperimentare le tecniche che utilizzo nel mio lavoro, sperimentare una serie di tecniche classiche modificate e ristrutturate da me. Potrei utilizzare il blog per raccogliere articoli e saggi scritti da altri autori. Oppure per raccogliere le testimonianze e i case study di altri coach.
Semplificare mi porta a pensare di essere sintetico, utilizzare un linguaggio di uso comune e mai per tecnici della formazione. Per esempio è importante spiegare in poche parole le metodologie e le tecniche a cui faccio riferimento e contemporaneamente indicare alcuni link per far approfondire.
Se capovolgo il progetto del blog, penso che potreste essere voi a sottopormi delle tecniche ed io a svolgerle.
Ora che ho trovato delle nuove idee, vado a studiare come metterle in pratica....
a presto!
mercoledì, ottobre 18, 2006
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SCAMPER, la prima tecnica
Iniziamo con una delle tecniche più note utilizzata in azienda per sviluppare il pensiero creativo, la SCAMPER.
Questa tecnica è stata creata da Bob Eberle, ma è stata commercializzata da Michael Michalko, nel libro Thinkertoys (pubblicato nel
La SCAMPER, secondo la definizione data da uno dei siti web che utilizzo come banca dati e cioè www.mycoted.com, “ti assiste, attraverso una checklist, sia nella riflessione sui cambiamenti che potresti apportare ad un prodotto già esistente, sia nello sviluppo di un nuovo prodotto”.
Come farò per tutte le tecniche proposte in questo blog, modificherò l’obiettivo, che per molte è prettamente aziendale, dirigendolo alla crescita personale e allo sviluppo di nuove capacità e punti di vista.
In questo caso, il mio obiettivo non è quello di trovare le modifiche opportune ad un prodotto, ma ad un’idea o meglio ad un progetto.
Il progetto è quello del blog e cioè diffondere una serie di tecniche per sviluppare il pensiero creativo, provarle su di me per spiegarle e ricevere le testimonianze di chi ha provato la tecnica.
Torniamo ai passi da seguire; utilizzando la SCAMPER è possibile osservare un progetto, un idea, un comportamento, un prodotto da vari punti di vista, modificando la propria prospettiva e quindi l’oggetto della tecnica.
L’acronimo SCAMPER sta per:
S - Substitut – Sostituire elementi con altri
C - Combine – Combinare, integrare, unire
A - Adapt – Adattare
M - Modify – Modificare, trasformare
P - Put to another use – Utilizzare per un altro scopo
E - Eliminate – Rimuovere elementi, semplificare
R - Reverse – Capovolgere la prospettiva
Per ogni prospettiva è importante concentrarsi a fondo e riflettere attentamente perché questa tecnica, anche se utilizza i principi del Brianstorming e quindi della libera espressione delle idee, ha la caratteristica di indirizzare il pensiero verso un percorso piuttosto definito. Ogni prospettiva, infatti conduce ad una modalità di riflessione specifica e differente.
Al termine di ogni riflessione è utile cambiare posizione o alzarsi in piedi per qualche secondo; in sostanza ti consiglio di fare qualsiasi cosa che possa creare uno stacco con la prospettiva precedente.
Nel post precedente avevo premesso che avrei avuto bisogno della collaborazione di qualcuno per svolgere la tecnica e vi ho presentato Massimo e Graziano, le persone con cui lavoro; per sfruttare al meglio le potenzialità di una tecnica, infatti, è utile, ma non necessario, avere il supporto di un facilitatore, tutor o coach come lo si voglia chiamare. La tecnica si può svolgere tranquillamente da soli e questo blog servirà per raccogliere le reazioni e le considerazioni di varie persone e diventare ognuno il coach dell'altro.Ora vado a svolgere la tecnica, a domani per i risultati..
martedì, ottobre 17, 2006
La comunicazione totale... e da domani..
L'ho scritto qualche mese fa, ma è attuale....
leggilo-->

e da domani riporterò una tecnica sul pensiero creativo al giorno, in collaborazione con Massimo Del Monte e Graziano Iacobacci...
Knowledge Management e trattamento delle informazioni nelle aziende e nelle organizzazioni secondo il premio Nobel Kenneth Arrow
Riguarda il Knowledge Management e cioè la gestione della conoscenza all'interno di aziende e organizzazioni.
E' uno dei "noccioli" della nuova organizzazione del lavoro, dell'organizzazione flessibile, creativa, del lavoro di gruppo e collaborativo.
Gestire e diffondere la conoscenza tra le persone che lavorano ad uno stesso progetto è a dir poco fondamentale, ma non scontato..!!
Le soluzioni al problema della condivisione sono stati prevalentemente tecnologici e si sono inventati software compessi e complicati per diffondere documenti, pensieri, email, idee, che molto spesso, però, si diffondevano ben poco, a detta dei grandi esperti del campo...
per questo l'attenzione è ora puntata sul fattore umano e cioè sulle parole e le storie, sui momenti di incontro e confronto: sulle persone e non sulle macchine.
Leggilo, ti darà un'idea sull'argomento perché riporto l'opinione di molti esperti del settore, a partire da Kenneth Arrow, un guru dell'economia e recente premio Nobel:
leggi da I-dome-->
leggi da CaosManagement-->
Essere più creativi e forti..?

Creatività... è associata agli artisti, ai geni, a persone che fanno lavori particolari come il direttore artistico, il disegnatore, il regista, il fotografo, il pittore...
CREATIVITA' E' ANCHE QUESTA
"... ma che ha detto: creativo o cretino....?",
CREATIVITA' E' ANCHE QUESTA
Ci sono grandi esperti di economia e gestione aziendale che sanno essere creativi.. quando devono parlare di conti e di quanto guadagnano
CREATIVITA' E' ANCHE QUESTA?
C'è chi sa trovare modi sempre nuovi per entrare negli altri Paesi, ma non è un turista
CREATIVITA' E' ANCHE QUESTA?
c'è chi cerca un buon lavoro e non va molto bene...-->
C'è chi è usa la propria creatività per:
trovare nuove strade ed orientarsi...
magari un po' tortuose...
..ma originali!
CREATIVITA' E' ANCHE QUESTA
C'è chi è usa la propria creatività per:
trovare nuove soluzioni a vecchi e nuovi problemi
e per questo apprendere...
per avere maggiori possibilità di scelta
diventare più flessibili
più forti
più liberi!
delle novità e degli studi sul cervello, sul comportamento,
di emozioni e sensazioni
di giochi e arti creative
di me, di te, di chi vuole essere ogni giorno un po' più creativo, per liberare e liberarsi...














