
“Nel ruolo del manager c’è una missione educativa, di guida”, sostiene infatti Hubert Jaoui, (uno dei massimi esperti mondiali sulle tematiche e della creatività e dell’innovazione, con cui mi onoro di collaborare), “in quanto aiuta a crescere. È compito del management instaurare un clima dialettico e un terreno favorevole alla nascita di proposte creative e, per fare ciò, deve lasciare autonomia alle persone e incoraggiare lo spirito d’iniziativa”.
Per gli autori è fondamentale che le idee dei collaboratori vengano accolte, ascoltate attentamente e attivamente, valorizzate, perché “un buon manager è colui che scopre in ciascun collaboratore i fattori specifici che lo motivano per indirizzarlo verso gli obiettivi aziendali”.
La capacità di innovare è strettamente legata a quella di comunicare con efficacia, di ascoltare ed accogliere le idee degli altri, per combinarle ed integrarle con le proprie in un circolo virtuoso e creativo. In questa fase della nostra economica, l'innovazione è una componente fondamentale nella produzione del valore e di un vantaggio competitivo; in italia, come ricorda Jaoui, siamo ancora piuttosto indietro, sia dal punto di vista dell'organizzazione dei processi, sia per quanto riguarda la formazione e la crescita delle persone in azienda.
“L’innovazione nasce dalla costruzione di team interaziendali ed esterni all’azienda e dal confronto tra diverse culture aziendali, magari anche nazionali”, secondo Jaoui, e “la sfida per il manager è quella di costruire e gestire i contesti in grado di agevolare lo sviluppo di idee, puntando principalmente sulla creatività aziendale”.
Per innovare realmente e profondamente un'organizzazione, non basta però una tecnica, secondo Jaoui, non è sufficiente affrontare e superare il sintomo, lo spazio problema, quanto applicare un “metodo di lavoro a più tappe”, perché “spesso davanti ad un problema la reazione spontanea è di impegnarsi immediatamente alla ricerca della soluzione. Tuttavia capita che si trovino delle soluzioni che poi si rivelano inadeguate. Il più delle volte il problema nasce dal fatto che i sintomi, percepiti in una situazione problematica, ‘ non sono il problema ’ , ma solamente una sua manifestazione. Così la soluzione trovata va ad eliminare il sintomo, ma non riesce a penetrare la radice del problema. Per andare in profondità il lavoro dovrà necessariamente partire da un punto antecedente alla ricerca della soluzione e farà in modo che la soluzione individuata non rimanga nel limbo dei desideri, trasformandosi in vera innovazione”.
La creatività, secondo Jaoui, poggia su tre pilastri e cioè il talento, il metodo e l'energia. Il talento è l'insieme delle risorse che possediamo, le capacità che mettiamo in gioco quando realizziamo un'attività; il talento è dato da quell'universo di possibilità e potenzialità che utilizziamo per raggiungere i nostri obiettivi, per comunicare efficacemente con gli altri, per sviluppare relazioni sane e durature. Il metodo è la struttura comportamentale, l'insieme delle azioni, che permette al nostro talento di dispiegarsi e concretizzarsi.
L'energia è la fonte della volontà con la quale perseguire lo scopo che ci siamo prefissi; è quel flusso di pensieri e di emozioni che si incanala verso un obiettivo.
Jaoui è quidi interprete di un approccio al processo creativo molto diverso da quello anglosassone ed americano in particolare, nel quale l'attività è focalizzata sulla risoluzione di problemi specifici o il raggiungimento di obiettivi. Il brainstorming nacque proprio con questa finalità e cioè facilitare il processo di produzione di idee nei gruppi di lavoro. Secondo Jaoui, invece, non è questa l'esigenza principale di noi latini, che abbiamo una certa naturalezza nel generare idee, al contrario di altri popoli, che dimostrano maggiore facilità nelle attività organizzative, rispetto che in quelle ideative.
Il modello statunitense sulla creatività è basato sulla ricerca e sulla “cura” del sintomo, mentre quello europeo, proposto da Jaoui, considera la creatività come uno stile di vita, un modo di vedere e di intendere la realtà, uscendo dagli schemi consueti di pensiero non soltanto quando è necessario per le esigenze aziendali e di problem solving, ma vivendo la creatività come energia interiore capace di migliorare complessivamente la qualità della propria vita.
Uno dei metodi più noti prodotti da Jaoui e che tuttora utilizza in contesti di gruppi di lavoro per potenziare i processi creativi e il PAPSA, di cui darò un accenno e che merita di essere approfondito attraverso i suoi libri o ascoltandolo dal vivo.
Per definire un obiettivo, possiamo utilizzare il PAPSA, “l’apriti sesamo della creatività”, costruito su cinque fasi: Percezione, Analisi, Produzione, Selezione, Applicazione. Per ognuna di queste fasi sono previste delle tecniche specifiche che in questa sede per ragioni di spazio non potremo approfondire, ma che potremo precisare sui prossimi numeri. Per ora mi limiterò ad illustrare il senso generale delle diverse fasi.
Percepire l’obiettivo vuol dire “entrare sottilmente, il più completamente possibile, nelle sue sfaccettature”. Per fare ciò è importante lasciare affluire parole, espressioni, impressioni, sentimenti, immagini mentali, ricordi, allargando la nostra percezione sensoriale oltre i nostri limiti abituali. Una buona percezione passa attraverso una liberazione dell’emozione ed un’esaltazione dell’intuizione.
Analizzare l’obiettivo si traduce nella sua “scomposizione nel maggior numero di elementi indivisibili, per poi ricomporlo in schemi che ne chiariscano la struttura”. Per realizzarla si può formulare il nostro bisogno, la nostra aspettativa, il nostro desiderio in cinque modi differenti, prima di scegliere quello che sentiamo più vicino al nostro bisogno fondamentale e allo scopo che sentiamo dentro in noi e che rispecchia i nostri valori ed ideali. In questa fase si scopre il vero obiettivo, il problema, la sua struttura profonda. L’analisi si compone in una fase di pensiero divergente ed un’altra convergente.
La Produzione è la terza fase e consiste, ad esempio, nel trovare cinque idee per raggiungere l’obiettivo, per come è stato formulato e scelto nell’Analisi. Questa fase è caratterizzata, come le prime due, da quattro regole esposte dall’autore:
1. critica abolita: nessun giudizio, né negativo, né positivo, nessuna valutazione, né verbale, né non verbale;
2. quantità anzitutto: quando non censuriamo nulla, lasciamo uscire in abbondanza le libere associazioni di idee e questo comporterà dei vantaggi, quali una maggiore probabilità di avere una buona idea, il superamento delle prime idee che generalmente sono più banali;
3. estrosità benvenuta: in un’idea pazza possono trovarsi i germi di originalità di cui abbiamo bisogno;
4. moltiplicazione sistematica: apriamoci alle idee degli altri e offriamo loro generosamente le nostre.
Anche per questa fase, Jaoui consiglia di alternare un momento divergente, con le regole elencate sopra, ad uno convergente, necessario per ordinare e tradurre gli spunti in idee creative, attraverso l’ausilio di tecniche come la SCAMPER, di cui abbiamo parlato su questa rivista (http://www.caosmanagement.it/n39/art39_02.html)
La quarta fase del PAPSA è la Selezione, che consiste in un atto creativo, divergente, nel quale ci si appropria totalmente di ogni idea incontrata e si sceglie quella che potrà soddisfare l’obiettivo che vogliamo percorrere. Creare è scegliere ci dice Jaoui e cioè accettare di rinunciare alle decine o migliaia di possibilità per realizzarne una sola. Come scegliere una tra le tante idee trovate? Come focalizzare la definizione del proprio obiettivo. Come essere obiettivi di fronte a questa scelta?
Jaoui utilizza di solito la tecnica dell’Avvocato dell’Angelo, di Sidney Shore, nella fase divergente, di cui parleremo sui prossimi numeri di Caos Manamgement.
Applicare è la quinta tappa, la componente decisiva del successo di un’idea, che si può riassumere nella frase “immaginazione efficace”; in questa fase di individuano delle modalità pratiche per realizzare quanto deciso, grazie alla ricchezza di idee generata con il lavoro precedente.
La prima attività di questa fase è quella anti-sabotaggio e si svolge domandandosi: “che cosa potrei fare o dire, per essere sicuro di fallire?” ed elencando il più gran numero di risposte possibili.
Rispondere a questa domanda fornirà un elenco di possibilità con le quali rischiamo di non centrare l’obiettivo che ci siamo posti; in questo modo sarà più facile evitarle ed organizzare dei piani alternativi o di sicurezza.
La seconda attività riguarda il pensiero divergente e si realizza con il supporto di una mappa mentale per facilitare l’esplorazione di un’idea.
Il momento divergente conclude la fase dell’Applicazione e consiste nell’ordinare le idee ricavate precedentemente in un piano d’azione, che parta dall’analisi di punti di forza e di debolezza e descriva le modalità di realizzazione dell’obiettivo e come ricavare le risorse necessarie.
cos'è il PAPSA? scarica una breve presentazione della metodologia realizzata direttamente dal suo ideatore HUbert Jaoui